Archivi categoria: pipponi

Nulla di nuovo sul fronte televisivo

Vabbè, lo linkano tutti e lo faccio anch’io: ecco l’audio della conversazione tra Saccà e Silvio B.. Non avendola sentita prima di stasera, non avevo capito cosa c’era di nuovo nelle dichiarazioni del benestante pensionato di Arcore che ci spiegava che in Rai o sei di sinistra o sei un puttano. Ma anche dopo averla sentita, non vedo cosa ci sia di così dirompente. Che Saccà si stende ai piedi di Silvio peggio di un tappetino? Che Silvio fa, briga, disfa come gli pare, ed è lì a raccontare le storielle sul governo che sta per cadere? [*] Su, lo sapevamo tutti. E lo sapeva benissimo anche chi lo vota. Per tanta, troppa gente – di destra di centro e di sinistra, non crediate – quello è un comportamento assolutamente normale, anzi commendevole, perché dimostra che Lui sì che sa come ci si comporta. E tutto questo è colpa dei politici di sinistra di centro e di destra, che hanno permesso che si arrivasse a questo.
[*] ecco, forse questa è l’unica cosa davvero interessante. Ho come il sospetto che qualcuno abbia avvisato i “senatori pendenti” che c’erano queste intercettazioni, e così sono tutti rientrati nei ranghi. Scegliete voi se è un effetto del Culo di Prodi, o qualcos’altro. Sicuramente l’ascolto fa più impressione che la lettura, ma solo per chi è già impressionabile di suo…

Ultimo aggiornamento: 2007-12-20 20:17

Spiare lecitamente email dei dipendenti?

Confesso che non sono riuscito a capire questa sentenza della Cassazione, e aspetto che qualche penalista mi illiumini. Il principio di base, quello che dice “se il capo ha la password del dipendente, allora non sta ‘spiando'”, di per sé è chiaro. Ma ci sono almeno due ma. Il primo è nella frase finale: le password «dovevano essere a conoscenza anche dell’organizzazione aziendale, essendone prescritta la comunicazione, sia pure in busta chiusa, al superiore gerarchico, legittimato a utilizzarla per accedere al computer anche per la mera assenza del dipendente». Non c’è nulla di strano che per sicurezza si lascino le password, pensate solo – dopo esservi toccati – a che cosa succede se si muore improvvisamente. Ma il fatto che la password sia in busta chiusa dovrebbe indicare che occorre una ragione eccezionale perché la busta sia aperta, o no? Inoltre, mi chiedo se, un po’ come per le richieste strumentali relative alla privacy, la password debba essere usata solo per le cose relative alle ragioni eccezionali di cui sopra.
In Telecom hanno fatto una scelta completamente diversa, visto che tutti i nostri PC sono accedibili remotamente con password di amministratore: d’altra parte non userei mai il pc, o anche solo la posta aziendale per parlare male dell’azienda :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-12-19 17:31

Oscar Pistorius

Chissà se vi ricordate delle gare sui 400 metri corse quest’estate da Oscar Pistorius, il sudafricano a cui sono state amputate le gambe sotto il ginocchio e che corre con delle protesi speciali in fibra di carbonio molto più velocemente non solo di me – ci vuole poco – ma di quasi tutti i velocisti del mondo. È notizia odierna (i germanofoni possono leggere direttamente l’originale, che dà alcuni dati tecnici in più).
Io quest’estate ci avevo pensato un po’ su: è vero, come dice Alex Zanardi, che “l’energia che gli ritorna con il passo ce l’ha dovuta mettere dentro lui”; ma è anche vero che la stessa cosa vale per un ciclista, e non credo che ammettano velocipedi alle gare di atletica leggera :-) È vero che a questo punto uno potrebbe chiedersi “che succederebbe se inventassero delle scarpe speciali che, come le protesi di Pistorius, permettono di recuperare il 90% dell’energia usata per un passo e non il 60% come per un normodotato?”, il che prova che “citius, altius, fortius” non è una buona idea se non si corre nudi come ai Giochi Olimpici dell’antica Grecia; però, a parte il buonismo, credo che sia giusto così.

Ultimo aggiornamento: 2007-12-19 15:55

Mi tocca applaudire il subcomandante Fausto

Mentre Prodi dichiarava (in una sede istituzionale quale Che tempo che fa) il motivo per cui non ha ricevuto il Dalai Lama in forma ufficiale – «Ho usato prudenza perché ho la responsabilità di un Paese e devo considerare le conseguenze delle mie azioni. La ragion di Stato esiste e io ne sono responsabile.», Bertinotti l’ha tranquillamente invitato a Montecitorio, e alle rimostranze dell’ambasciatore cinese per l’accoglienza di questo pericoloso separatista ha fatto dire al suo portavoce che «il presidente della Camera ha ribadito all’ambasciatore cinese il significato e il valore dell’iniziativa della Camera dei deputati che ha ospitato il Dalai Lama, offrendogli la possibilità di esprimersi in un luogo così rilevante sia dal punto di vista istituzionale che politico» e che «l’incontro è stato realizzato per la rilevanza internazionale del Dalai Lama, premio Nobel per la pace, e per dare voce all’istanza di autonomia culturale e religiosa del popolo tibetano. Istanza che il Dalai Lama ha rappresentato riconoscendo contemporaneamente l’integrità geografica della Repubblica popolare cinese».
Notare come la ragion di Stato è stata assolutamente indicata… semplicemente in maniera positiva e non negativa.
Non sono un fanatico del Dalai Lama, per quanto ne so il suo governo prima che i cinesi si annettessero il Tibet non era certo meglio di quello che c’è adesso, e non avrei battuto ciglio se qualcuno avesse detto “no, io non intendo affatto vederlo”. Una scelta netta, condivisibile o no, ma comunque ben definita. Da noi no: una pletora di incontri “in forma ufficiosa”, da Formigoni a Tettamanzi che non si sa bene che problema potrebbe avere con le autorità cinesi ma fa lo stesso. Insomma, stavolta mi tocca dire bravo a Bertinotti… e vi assicuro che non è facile per me :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-12-17 22:17

libera unità

Domani l’Unità non sarà in edicola. Nel sito, che oggi non è aggiornato appunto per lo sciopero, c’è banalmente un comunicato che dice “L’assemblea dei giornalisti ha deciso di scioperare venerdì 14 dicembre in relazione all’assetto proprietario de l’Unità”. Frase abbastanza sibillina, non c’è dubbio. Quello che ci sta dietro è che l’Unità sta per essere venduta alla Tosinvest, simpatica azienda che ha deciso di fare l’editore ed è partita con… Libero. Ah, a dire il vero ha anche comprato Il Riformista, noto giornale che è l’eccezione che conferma la regola nomen omen, e dove il Grande Vecchio Emanuele Macaluso non ha perso occasione per togliersi qualche sassolino verso i suoi ex compagni. Aggiungo che a destra (Panorama) dicono che ci sono dei cattivoni (Unicredito) che non vogliono più prestargli soldi per comprare nuovi giornali.
Che aggiungere? Macaluso ha ragione quando si chiede (retoricamente, mi sa) perché l’Unità è alla frutta, però si dimentica di notare come tutti i quotidiani, salvo forse quelli “grandi” (per l’Italia, all’estero sarebbero comunque medio-piccoli), sono in sofferenza. Il punto che la colpa non è certo dei blogh :-) ma nemmeno della free press o della televisione, o di Internet in generale. È banalmente del fatto che il giornale come mero contenitore di notizie non ha più senso, e quindi bisogna fare qualcosa di diverso: magari vere inchieste – Report, in televisione, continua ad essere visto; magari andare sul grandguignolesco – Libero è in attivo…
Oppure si prende atto della cosa, e i giornali diventeranno man mano in mano ad editori (generalmente con tendenze più o meno destrorse) che vedranno le perdite finanziarie alla stregua di un investimento come un altro per pubblicizzare il proprio pensiero, vedi ePolis che ormai è un house organ per Marcello dell’Utri. Basta saperlo in anticipo.
PS: via Alessandro Gilioli ho trovato la storia vista direttamente dai giornalisti dell’Unità. Vedi anche OneMoreBlog.

Ultimo aggiornamento: 2007-12-14 14:07

accaparramenti

Lo sciopero degli autotrasportatori ha mostrato ancora una volta come funziona la mentalità italiana.
Non voglio parlare del fatto che il presidente di Fai Conftrasporto Paolo Uggè sia deputato di Forza Italia oltre che sottosegretario ai trasporti nella scorsa legislatura: al limite potrei celiare sul fatto che un appartente a un partito sedicente liberista si lamenti della concorrenza dei camionisti dell’Est, ma non ne vale la pena.
Non voglio nemmeno parlare della filosofia “just in time” che la Fiat ha adottato da vari lustri, che probabilmente fa risparmiare qualche soldo azzerando i magazzini ma ha come risultato che dopo due giorni di blocco gli stabilimenti devono chiudere per mancanza di materie prime – non certo roba deperibile.
No, quello di cui voglio parlare sono le code ai benzinai, e va ancora bene che non ci sia stato l’accaparramento dello zucchero come a fine 1990 per la paura della guerra del Golfo. Non sono ancora riuscito a capire quale sia il motivo principale della corsa all’accaparramento: se c’è una paura atavica di rimanere senza potere usare la propria automobile, se sono i telegiornali a iniziare a raccontare delle code ai distributori e a far partire così l’effetto valanga nel popolo bue, o perché c’è un riflesso pavloviano indipendente da tutto questo. È chiaro che quella della penuria di benzina diventa così una profezia che si autoavvera: le scorte che normalmente sarebbero tranquillamente bastate per una settimana diventano immediatamente insufficienti, e chi si trova casualmente quasi a secco e ha bisogno dell’auto è costretto a mettersi in coda anche lui, e probabilmente a smadonnare. Se devo dirla tutta, però, mi sembra proprio che questa sia la perfetta metafora che rappresenta gli italiani: popolo di santi, poeti, navigatori, allenatori della Nazionale e sgomitanti per essere in prima fila.

Ultimo aggiornamento: 2007-12-13 11:32

Il potere per Silvio

Se non avete nulla di meglio da fare, andate a leggere questa pronintervista a Berlusconi, e soffermatevi sul virgolettato all’interno del penultimo paragrafo («Potere? Solo il duce lo aveva»). Se c’era ancora qualcuno che non era certo di come Silvio intenda il potere, adesso non dovrebbe avere più dubbi.

Ultimo aggiornamento: 2007-12-12 10:29

croci e specchi

Quando l’ho sentito dire stamattina nella rassegna stampa di Radiopop non volevo crederci: e invece sembra proprio vero. Due settimane fa l’Inter è andata a giocare in Turchia ha giocato con la squadra turca del Fenerbahçe per la Champions League, e ha usato una maglia più o meno storica per ricordare i cent’anni della fondazione della squadra. La maglia è bianca, con una croce rossa davanti, e per l’appunto è molto milanese. Un avvocato turco, però, ha presentato ricorso all’Uefa perché tolga la vittoria all’Inter. Motivo? la maglia ricorderebbe il simbolo dei Templari, e quindi avrebbe manifestato «una forma esplicita di superiorità razzista di una religione». Me li vedo proprio, quei poveri calciatori turchi che hanno tremato per tutto il tempo della partita pensando alle cosacce che gli avrebbero fatto gli avversari (a proposito: Materazzi giocava?), e immagino già la prossima campagna contro gli sporchi swizzeri che osano avere una croce nella loro bandiera nazionale. Certo che pur di cancellare una sconfitta ci si riesce ad arrampicare ovunque.

Ultimo aggiornamento: 2007-12-11 11:44