Mi è capitato l’occhio sull’articolo del Post che riprendeva un’intervista a Gianrico Carofiglio a proposito della querelle con causa civile in corso contro Vincenzo Ostuni, editor di Ponte alle Grazie che laveva definito scribacchino e mestierante.
Non ho mai letto un libro di Carofiglio, posso al più notare che anche lui fa parte della categoria di persone che non si peritano di querelare: ma c’è una cosetta che mi ha lasciato particolarmente perplesso, e che ho scelto di condividere con voi.
Carofiglio afferma infatti «Si può dire il tuo libro fa schifo, anche se non è elegante. Non si può dire: tu mi fai schifo». La parolina che non mi torna è quel “mi”. Per quel poco che può valere la mia opinione, nei quasi trent’anni che interagisco col mondo in modo diverso dal faccia-a-faccia, ci sono state parecchie persone che mi hanno detto cose simili a “tu mi fai schifo”. Bene, nella gran parte di questi casi la mia stima per quelle persone era così bassa che sapere che a loro io facevo schifo era un punto d’onore: voleva dire che ero nel giusto. Altra cosa è trovare qualcuno che diceva “tu fai schifo”, cioè un giudizio globale e non personale.
È possibile che i giudizi espressi da Ostuni fossero di questo secondo tipo: ma a questo punto è ancora più strano che uno come Carofiglio, che con le parole dovrebbe avere bene a che fare, faccia un simile spostamento di affermazione. Misteri del piccolo mondo della letteratura contemporanea, mi sa.
Ultimo aggiornamento: 2012-09-28 12:01