Mentre i più sfortunati

Non sto seguendo le Paralimpiadi. A dire il vero non ho neppure seguito le Olimpiadi, ormai guardo ben poco la tv. Però qualcosa sui giornali l’ho leggiucchiato, sia a luglio che adesso; e ho così scoperto che Alex Zanardi ha vinto la cronometro in handbike, mentre Annalisa Minetti ha conquistato il bronzo nei 1500 metri, correndo tra l’altro insieme agli ipovedenti.
Di Zanardi e del ciclismo si sapeva già. Che la Minetti corresse – più veloce di quanto riuscirei io a fare, per la cronaca – invece mi giunge nuova: ma non è di questo che vorrei parlare. È chiaro che i due hanno una forza di volontà incredibile, e tanto di cappello a entrambi: ma mi rimane il dubbio che la forza di volontà aiuti molto, ma non basti. Mi pare statisticamente improbabile che tra gli amputati e i ciechi (limitiamoci all’Italia) a essere i migliori siano due persone famose per aver fatto (bene) altre cose, il che significa che ci sono disabili di serie A e di serie B, e le Paralimpiadi, più che festeggiare le capacità degli atleti, alimentano questa differenza.
Poi magari sono io che mi faccio dei pipponi, intendiamoci…

Ultimo aggiornamento: 2012-09-06 09:57

8 pensieri su “Mentre i più sfortunati

  1. Fabio

    Hai ragione.
    Lo stesso Zanardi in un’intervista ha onestamente ammesso che è più forte degli altri solo perchè, non dovendo lavorare, può passare le giornate ad allenarsi.

  2. mestesso

    Esistono atleti di serie A e B, mi dici per quale motivo non dovrebbero esistere anche para-atleti di due serie?
    Rigirando la domanda: le para-olimpiadi (nel bene e nel male) sono l’equivalente delle Olimpiadi, e dove lo Sport è da tempo un gradino più in basso rispetto ai soldi.

  3. .mau.

    @mestesso: ci sono anche atleti (e paratleti) di serie C, D, E, F e cosi via, se per questo. Io ho parlato di un’inferenza statistica a mio parere strana.

  4. Phillo

    Se hai volontà (e qualità genetiche di un certo tipo) ed un po di soldi (che è la correlazione che fai quando dici che Zanardi può non lavorare) puoi diventare di serie A.
    E farai un po meno fatica di chi ha volontà e qualità genetiche e meno soldi di te. Ma cui non è preclusa la serie A, dato che ci sono fior di atleti (olimpici e para olimpici) che hanno sbocciato senza arrivare da una condizione di persone famose o con i soldi. Zanardi stesso non è una persona di estrazione ricca (la famiglia era una normalissima famiglia bolognese senza grandi mezzi), lo è diventato vincendo in macchina (in America, per inciso).
    Ma se non hai la volontà e le qualità genetiche puoi passare tutta la via ad allenarti senza lavorare e rimarrai sempre di serie B.
    Diciamo che hanno fatto bene in altre cose per via di un carattere molto speciale (almeno Zanardi, non conosco la Minetti), da qui ad applicare lo stesso carattere alla loro condizione di handicappati il passo è stato breve.
    Tra l’altro mi pare anche nella gara di Zanardi sia arrivato sul podio un altro ex pilota, stavolta di moto.

  5. layos

    Per la Minetti può essere un caso che fosse già famosa per altri motivi, ma per Zanardi invece non c’e’ niente di strano, i piloti professionisti soprattutto delle serie formula sono degli atleti formidabili e allenatissimi visto che sono sottoposti a sollecitazioni insopportabili per i comuni mortali. Per di più uno sportivo professionista di lungo corso ha anche un’abitudine e un’attitudine a preparare gare e manifestazioni sportive che può fare la differenza.
    Quindi secondo me Zanardi non è uno “famoso per altri motivi” che poi diventa anche un atleta disabile vincente, ma un atleta normodotato che, perse le gambe, si adatta ad una disciplina diversa dalla propria e resta vincente.
    Un amico mi raccontava che Stefania Belmondo durante il periodo estivo parteicpava a delle corse campestri di ottimo livello lasciando il secondo (assoluto, sia maschio che femmina) dietro di parecchi minuti.

  6. mestesso

    @.mau.: non è “strana” come inferenza statistica. I soldi sono una variabile (insieme alla genetica ed alla forza di volontà, come dice Philio). In altri termini il coefficente di correlazione deve essere strettamente maggiore di zero, per dirla col tuo linguaggio. E determina (insieme agli altri fattori) la “classe”.
    @Philio: non è detto che i soldi li debba avere l’atleta interessato. La federazione nazionale/sponsor di turno ci mette i soldi per gli allenamenti, ed una federazione “povera” con atleta povero, è sempre “B”. In certi sport a forte contenuto tecnico/atletico (tipo i 100m) lo sponsor è determinante. Bolt, se non avesse dietro chi ha, sarebbe un signor nessuno.

  7. Giorgio

    Caro .mau, ai commenti che leggo fin qui aggiungo che mi risulta che – come accade per le olimpiadi – la partecipazione va conquistati con la qualificazioni.
    Dato questo dato per assunto, ne deriva la tesi che i due atleti in questione “sono tra i più forti italiani nella loro disciplina”, escludendo trattamenti di favore per il nome che portano.
    Poi che esista una correlazione tra “disponibilità economica” dell’atleta e “tempo da dedicare agli allenamenti” è indubbio, così come “tempo da dedicare” e “prestazioni” sono per forza legati. E ha ragione chi evidenzia che questo legame esiste in ogni sport (olimpico e paraolimpico).

  8. .mau.

    @giorgio: non mi era mai passato per l’anticamera del cervello che ci fossero paratleti italiani con tempi migliori di Zanardi e Minetti, naturalmente, o un loro trattamento di favore “perché sono famosi”.

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