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L’autoisolamento cinese

La cosa che mi ha fatto più specie facendo una passeggiata nella mia zona – che oltre che essere multietnica in genere ha un’ampia comunità cinese, pur senza arrivare ai livelli di via Paolo Sarpi – è la quantità di negozi cinesi chiusi: soprattutto bar, ma anche parrucchieri. Alcuni hanno lasciato un cartello scrivendo che stavano disinfestando i locali o semplicemente chiudevano per solidarietà; altri avevano semplicemente le saracinesche giù. Non so se lo fanno perché non entrava più nessuno a consumare oppure perché hanno paura che qualche esagitato entri e spacchi tutto.

Eppure se ci si pensa un attimo gli infetti sono tutti italiani. Certo, ci saranno sempre i complottisti che diranno “ovvio: proprio come i cinesi non muoiono mai stanno nascondendo i loro malati”. Ma non credo siano in così tanti a crederlo davvero: più semplicemente si va avanti bovinamente con l’idea “colpa dei cinesi” (che poi è quello che il resto del mondo sta facendo con “colpa degli italiani”, ma di questo non ci si accorge mica). Ad ogni modo politica e stampa hanno soffiato sul fuoco, ora si sono accorti che hanno esagerato e stanno cercando di smorzare i toni, ma naturalmente non ce la fanno. Come capita spesso, un bel risultato.

L’apocalisse all’italiana

Questa foto l’ho scattata ieri pomeriggio intorno alle 15:30 all’Esselunga di viale Zara. Ero di fretta e dovevo prendere solo due cose fresche (con assortimento completo, vedere che c’era l’insalata confezionata il giorno prima mi ha fatto scendere una lacrimuccia di gioia), quindi non ho fatto un controllo a tappeto: posso dire che i due scaffali vuoti erano questo con pelati, salse di pomodoro e simili e quello della pasta – non ho verificato se le penne lisce fossero rimaste o no.

Non c’è poi molto di strano che dopo la calata degli assediati di domenica questi prodotti non siano ancora stati riassortiti: sono tutti a lunga durata, e quindi il rifornimento di solito viene fatto con più calma. Però mi fa ridere che manchino pasta e sugo di pomodoro. Siamo proprio italiani.

Ultimo aggiornamento: 2020-03-08 22:09

Sbaglio sempre i tempi

A me il calcio non interessa, se non per prendere in giro i colleghi il lunedì mattina. Quindi guardo i risultati più o meno a caso, soprattutto dopo che le partite cominciano a ore casuali. La scorsa settimana butto l’occhio sulla homepage di Repubblica: la Juventus stava vincendo a Verona. La mattina dopo scopro che ha perso. Ieri vedo che l’Inter stava vincendo con la Lazio: stamattina vedo che i biancazzurri hanno rimontato. Diciamo che potrei anche fare a meno di dare un’occhiata ;-)

Ultimo aggiornamento: 2020-02-17 09:15

la classe operaia

Ma bisogna anche saper vedere i problemi che si pongono per la composizione sociale del partito. Credo che dobbiamo ormai considerare come un dato ineluttabile la progressiva diminuzione del peso specifico della classe operaia tradizionale.

Senza guglare. Chi l’ha detto e quando?

Ultimo aggiornamento: 2020-01-31 10:27

Che fine ha fatto Napoletone?

Qualche settimana fa, mentre cenavamo, a me e Anna è venuta in mente la performance di Luca Luciani di una dozzina d’anni fa: per la precisione, ci eravamo chiesti chi avesse fatto uscire il video, e che fine avesse fatto il manager TIM, dopo che era stato mandato a fare il capo di Tim Brazil e poi era scomparso dai radar.

Devo dire che il diritto d’oblio sembra funzionare alla rovescia. Mentre si trovano facilmente informazioni su quel maledetto 2008, pare impossibile riuscire a scoprire qualcosa di contemporaneo, almeno su Google. Alla fine sono stato costretto a sfruttare Linkedin, che mi dice che da novembre 2016 è “Managing Directory – CEO” di Value Partners, vedi anche qui (PDF). Tutto bene, ma sul sito non trovo comunque sue tracce… Dobbiamo contattare Chi l’ha visto?

PS: ho scoperto che era persino stato creato un blog dedicato a Napoletone!

Ma a Milano vogliono tutti comprare case?

A giugno ha chiuso il bar in via Parini dove andavo tutte le mattine a prendere cappuccino e brioche con il collega. (Per i curiosi, il caffè ora lo prendo alla macchinetta, e ho dei biscotti in ufficio). A fine maggio aveva chiuso anche il negozio di orologi dove compravo i miei Casio, dietro la Stazione Centrale, che si era visto quasi raddoppiare il contratto d’affitto. Qual è la correlazione tra le due chiusure? Che in entrambi i casi al loro posto è spuntato un negozio di franchising immobiliare. Mi chiedo quanto sia grande il mercato di compravendita case qui a Milano…

Sindacato: iscritti dipendenti e pensionati

Prima di Natale sono passato nella sede del mio sindacato per gli auguri di fine anno (con un buffet ruspante, panini col salame :-) ) In segreteria c’era un poster datato 2014 che raccontava della sezione della provincia di Milano (e forse qualcos’altro, è Milano Metropoli). Bene: erano iscritti al sindacato 135.000 lavoratori e 53.000 pensionati.

Ora, so bene che la Triplice ha più pensionati che lavoratori attivi: gli ultimi ad avere avuto il sorpasso sono quelli della CGIL. Posso anche immaginare che dal 2014 a oggi anche il rapporto suindicato si sia ridotto, ma immagino che sia sempre almeno 2 a 1. A questo punto però mi chiedo quali siano i posti in cui i pensionati sovrastino di gran lunga i lavoratori, e soprattutto perché ci sia questa differenza. Mancata sindacalizzazione tra i lavoratori? Vantaggi per i pensionati tali da farli iscrivere una volta che hanno smesso di lavorare?