Ieri la mia azienda mi ha mandato una mail dicendo «Ti informiamo che, a partire dal 15 dicembre 2025, sarà necessario presentare la certificazione medica anche in caso di assenze per malattia di durata pari o inferiore a un giorno.»
A me la cosa non cambia molto: non credo che negli ultimi dieci anni se non di più sia mai stato a casa per malattia un singolo giorno, e se devo fare una visita ospedaliera mi faccio sempre indicare le ore della visita. A pensare male questa è una ritorsione aziendale perché nel nuovo contratto collettivo di lavoro (che dovrebbe essere stato approvato, anche se non c’è ancora l’ufficialità mentre scrivo) non è passata la norma che prevedeva un taglio del pagamento dopo la prima assenza dell’anno, e pensano che magari in questo modo qualcuno mugugnerà e prenderà permessi anziché chiedere malattia. Ma pensiamo bene: l’azienda si è accorta che ci sono molti furbetti della malattia e ha scelto questo modo per stanarli. Quello che mi domando è: se è davvero così, perché l’azienda non si è limitata a dire che si riservava il diritto di cominciare a chiedere a un dipendente la certificazione per un singolo giorno di malattia? Questo sarebbe stato sufficiente a stroncare gli abusi e non avrebbe dato un segno di mancanza di fiducia nei nostri confronti, che si aggiunge a quello degli scorsi giorni per cui – al momento a Roma, ma mi immagino presto anche da noi – non sarà possibile entrare in una sede aziendale diversa dalla propria e anche nella propria nelle giornate non previste senza previo permesso del capo. Poi uno si chiede perché l’attaccamento ai valori aziendali è sceso sotto terra.
Ah sì, in questi giorni è partita l’Indagine di Clima Aziendale, iniziativa talmente volontaria che il nostro capo ci ha già detto che continuerà a romperci le palle per ricordarci di farla. Indagine ovviamente pseudonimizzata e a cui ovviamente non parteciperò nemmeno quest’anno, ritenendola assolutamente inutile. (L’alternativa sarebbe mettere tutti voti “2”, sperando che le domande siano studiate in modo da fare controlli incrociati alto-basso e quindi farsi invalidare il mio risultato: non riuscirei comunque a inquinarlo, perché siamo in troppi)
Ultimo aggiornamento: 2025-12-12 16:26
@notiziole
O inferiore
Fra le tre aziende per le quali ho lavorato, ho sempre detto che quella “mobile”, già qualche decennio fa, si distingueva per sfiducia nei confronti dei dipendenti. Se non erro, già all’epoca la malattia di un giorno attaccata al fine settimana richiedeva un certificato. Cmq questa mossa spingerà i soliti ad allungare la malattia…
“Ieri la mia azienda mi ha mandato una mail dicendo «Ti informiamo che, a partire dal 15 dicembre 2025, sarà necessario presentare la certificazione medica anche in caso di assenze per malattia di durata pari o inferiore a un giorno.»”
Qui ancora no, stranamente, perché la sfiducia è totale anche qui.
“un taglio del pagamento dopo la prima assenza dell’anno”
Non ho capito come fa a essere legale un articolo del genere in un CCNL.
“non sarà possibile entrare in una sede aziendale diversa dalla propria e anche nella propria nelle giornate non previste senza previo permesso del capo”.
Anche qui formalmente è così, ma per ora il Personale chiude un occhio, anche se i primi segnali ci stanno (per esempio ora se prenoti una postazione e poi non vai e decidi di fare lavoro agile ti arriva una mail automatica dai toni minacciosi, riassumibili in: “Vedi di non farlo più, perché ci stiamo stancando”). Però è assolutamente tutto a discrezione del capo: un capo che non voglia che i suoi vadano nella sede più vicina ma che stiano tutti vicini vicini a lui può imporlo a ragione (del resto il nostro contratto esplicita una sede e quella dovrebbe essere).
“Ah sì, in questi giorni è partita l’Indagine di Clima Aziendale, iniziativa talmente volontaria che il nostro capo ci ha già detto che continuerà a romperci le palle per ricordarci di farla. Indagine ovviamente pseudonomizzata e a cui ovviamente non parteciperò nemmeno quest’anno, ritenendola assolutamente inutile”.
Tutto uguale uguale qui. Capo che rompe le palle più volte perché venga fatta. Indagine che spergiura di essere pseudoanonimizzata (correggi il refuso). Io però partecipo e metto voti bassi dove se lo meritano (dire sul 60% delle domande).
“…perché l’azienda non si è limitata a dire che si riservava il diritto di cominciare a chiedere a un dipendente la certificazione per un singolo giorno di malattia?”
Perché non funziona così. Nelle norme non ci deve essere discrezionalità, perché si deve garantire un certo tipo di risultato. L’AD ha ordinato al Personale di mettere una pezza, non di cercare di mettere una pezza. Tutto qui.
“iniziativa talmente volontaria che il nostro capo ci ha già detto che continuerà a romperci le palle per ricordarci di farla”
Come sopra. Fa parte di un KPI, e quindi entra nella parte variabile dello stipendio di qualcuno. Tu pensi che qualcuno voglia diminuirsi la parte variabile dello stipendio senza porci rimedio?
“un taglio del pagamento dopo la prima assenza dell’anno”
Taglio di quale quota dello stipendio? Alcune voci non possono essere decurtate per questa causa di sicuro, su altre non sono preparato e sono curioso a questo punto.
“Fa parte di un KPI, e quindi entra nella parte variabile dello stipendio di qualcuno. Tu pensi che qualcuno voglia diminuirsi la parte variabile dello stipendio senza porci rimedio?”
Non credo che Maurizio non immagini che la pressione dipenda esclusivamente dagli MBO di determinati responsabili del Personale. Da noi raggiungono in genere l’80% della popolazione aziendale (almeno questo dichiarano), quindi il livello minimo per l’MBO sanno pure come tararlo ad hoc. Maurizio qui farebbe parte di un non così irrilevante 20%, nonostante le sollecitazioni dei responsabili, a loro volta pressati dal Personale.
Io scommetto che come risultato ci saranno meno giorni di malattia composti da 1 giorno e più giorni di malattia composti da 2 o più giorni. Che significa più danno per l’azienda. (Comunque i furbetti ci sono. Per causa loro, da noi, per le visite mediche dobbiamo prendere ore di ROL.)
È ovvio che la compilazione del questionario sia uno dei punti su cui i dirigenti hanno l’MBO. Non mi pare un mio problema. (Un altro punto è quello di finire ferie e permessi entro l’anno, ma lì c’è un accordo sindacale quindi lo faccio).
È anche ovvio che il mio singolo questionario conta poco su 15000 persone, ma sono ragionevolmente certo che si noti più la sua assenza che punteggi pessimi che vengono semplicemente scartati.
Per le assenze di malattia, la richiesta di ASSTEL era di pagare meno le giornate singole di assenza dopo la prima o seconda dell’anno. Presumo che la richiesta del certificato medico serva allo stesso scopo.
Mah, il valore dei vari “fottiti” con i voti bassi ed il non-voto sono molto simili.
In una realtà come la vostra dove penso che la media sia veramente bassa, il tipo che fa il report può truccare sino ad un certo punto: sel il 70% ti dice “fai schifo” tu puoi sempre dire che il 30% è con l’azienda, ma il dirigente capisce il messaggio comunque.
Il non-voto può essere truccato più facilmente: ti fa rispondere come vuole lui.
Anche da noi ci sono questionari di questo tipo: se vengono fatti, è perché qualcuno li ha chiesti. Anche da noi le cose peggiorano. E se qualcuno li ha chiesti, lo ha fatto per un motivo ben specifico. A quello vuole la risposta, il risultato poi non mi aspetto vada in linea con i miei interessi, ma un segnale lo dà comunque. Meglio che niente.
Ma da noi è una vita che ci sono questi questionari, è diventata più che altro un’abitudine. E non mi preoccupo di quello che viene pubblicato come risultato sulla Intranet: i dati reali (che sono gestiti da una società terza) ce li hanno.
Tutto uguale qui, Maurizio. E non è così sorprendente…