Uno, due, tre, molti (ebook)

La storia della matematica è anche una storia della civiltà. Fin qui penso che anche i platonisti di più stretta osservanza siano d’accordo. Brooks parte da questo punto di vista e prova a leggere lo sviluppo della matematica come uno sviluppo della civiltà. Ecco che i numeri per esempio sono legati a doppio filo all’economia: se sai gestirli non rischi di andare in bancarotta. E non è un caso che Chaucer fosse il sovraintendente delle dogane britanniche, dunque. Ma tutti gli esempi del libro sono strettamente legati alla vita reale: per esempio quando si parla di algebra Brooks mostra come FedEx e UPS abbiano scelto le posizioni dei loro hub (Memphis e Louisville) per minimizzare le distanze percorse dai suoi vettori, mentre i numeri immaginari arrivano come risultato della ricerca di un suono particolare per le chitarre elettriche. Come avrete intuito, l’idea non è affatto malvagia e potrebbe avvicinare alla matematica chi pensa di odiarla: però il libro mi ha dato tanto l’impressione di una salva di fuochi artificiali (“potevamo stupirvi con i nostri effetti speciali, ma questa è matematica”) il che almeno per me risulta un po’ troppo alienante.

Pollice verso alla traduzione di Benedetta Antonielli D’Oulx, visti gli svarioni dal punto di vista scientifico che si trovano nel testo.

(Michael Brooks, Uno, due, tre, molti : Come la matematica ha creato la civiltà [The Art of More], Bollati Boringhieri 2022 [2021], pag. 384, € 16,99, ISBN 9788833935515, trad. Benedetta Antonielli D’Oulx)
Voto: 3/5

8 comments

  1. Quindi, se capisco bene, al di là di alcuni dettagli, consigli la lettura del libro in lingua originale, ma sconsigli quella del libro tradotto. Giusto?

    • Diciamo che consiglio il libro con parecchie riserve. Leggerlo in italiano ti fa solo arrabbiare di più, ma capisci comunque cosa aveva scritto l’autore al netto di una traduzione che ogni tanto andava per la tangente.

        • Questi sono gli appunti che ho preso (tolti i refusi, che sono anche colpa della mancata redazione). Sono un po’ criptici, lo so…

          ◆ Le mappe

          ▪ «grande cerchio» (cerchio massimo)

          ◆ Pi e il cerchio

          ▪ 1415929 (no, quello è 355/113)

          ◆ Costruire con i numeri

          ▪ il resto è facile come π. (se traduci “easy as pie” letteralmente non lo capirà nessuno. Molto meglio “diventerà (pi)acevole”.)

          ◆ La battaglia delle cubiche

          ▪ Circa trecento anni dopo, nel 1824, un matematico danese di nome Niels Abel (norvegese: non importa che la Norvegia ai tempi fosse dominata dalla Danimarca. Sennò nel 1824 Abel sarebbe stato svedese…)

          ◆ Il gioco dell’integrazione

          ▪ Dopo cinque secondi viaggerà a 58 chilometri l’ora, e dopo dieci raggiungerà una velocità di 80,5 chilometri orari. (a parte tradurre letteralmente miglia in km, il grafico ha solo cambiato la didascalia lasciando i valori in miglia…)

          ◆ L’importanza dei decimali

          ▪ rappresenta le decine, la seconda le centinaia, la terza le migliaia e così via. (Sono i decimi, i centesimi, i millesimi…)

          ▪ Le decine erano seguite da un 1 cerchiato; le centinaia (di nuovo: i decimi, i centesimi…)

          ◆ Come immaginare la realtà

          ▪ svilupparla (qui unpack è proprio “spacchettarla”, nel senso di spiegare cosa sono i singoli componenti.)

          ◆ La «i» di Alice

          ▪ Decise di provarci inventando due serie aggiuntive di numeri, due dimensioni in più della retta numerica. (beh, no. Hamilton voleva solo aggiungere j; k è stata appunto l’intuizione)

          ◆ I compromessi della compressione

          ▪ Nonostante le innovazioni di Fisher (Pur con tutte le innovazioni… (For all Fisher’s innovations, non in spite of))

          ▪ un miliardo (mille miliardi (one trillion))

          ◆ Informazione e futuro quantistico

          ▪ Peter Shore (Peter Shor)

          ◆ 1. L’aritmetica

          ▪ A una squadra completa verranno perciò date 5 ⁄ 6 = 30 tavolette di cioccolata. (5×6)

          • Grazie. Qualcosa è criptico, ma quasi tutto si capisce.

          • Comunque, alcune cose (come quelle relative ad Abel e Hamilton) presumibilmente erano già problemi dell’originale.

          • Come probabilmente ricordi, io sono della scuola ” il traduttore dovrebbe silenziosamente correggere gli svarioni (al più sentendo prima l’autore…)

  2. > Come probabilmente ricordi, io sono della scuola ” il traduttore dovrebbe silenziosamente correggere gli svarioni (al più sentendo prima l’autore…)

    E così di fatto faccio io, ma imprecando tra me perché mi tocca fare il lavoro che avrebbero dovuto fare l’autore e la redazione della sua casa editrice originale.

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