Superlega

Premessa doverosa: calciofili, non leggete questo post. A me del calcio importa proprio zero, e della proposta Superlega idem. Insomma, a me che ci sia o non ci sia cambia nulla.

D’altra parte di questa Superlega se ne parla da anni: i club ricchi vogliono guadagnare di più e sanno bene che i diritti televisivi per queste partite salirebbero alle stelle. Allo stesso modo, la UEFA e la FIFA si oppongono da anni, non tanto perché “il calcio si basa su competizioni aperte e meriti sportivi”, come comunicato dall’UEFA. Il vero problema è che se i soldi vanno alla Superlega ne arriverebbero molti di meno alla Champions League… Detto questo, e ricordando che per esempio nel basket l’Eurolega funziona esattamente allo stesso modo – per inviti e non per risultati – e non è morto nessuno, c’è una cosa che non mi piace nelle minacce UEFA.

Posso capire che per rappresaglia le squadre che parteciperebbero alla Superlega non vengano ammesse ai campionati nazionali. Ho il sospetto che ci perderebbero i campionati, ma come dicevo non è un mio problema. Del resto, nel rugby c’è la Pro14 con due squadre italiane che non partecipano al campionato italiano. Vietare però ai giocatori di partecipare alle gare delle nazionali mi pare tecnicamente indifendibile: è un po’ difficile dire che un professionista non possa scegliere dove lavorare…

Comunque vedremo se troveranno un accordo (leggasi, i soldi saranno ripartiti diversamente) oppure si andrà allo scontro. Non preparo nemmeno i popcorn, visto il mio interesse nullo…

13 comments

  1. Ormai seguo anche io molto poco e capisco anche meno. Però, non ho capito la tua affermazione: ” è un po’ difficile dire che un professionista non possa scegliere dove lavorare”, il giocare in nazionale non mi risulta sia dove lavora, il professionista lavora per il club, per loro la nazionale credo sia quasi una vetrina con qualche extra. Poi, questi superclub facciano come vogliono, ma lo trovo ingeneroso verso i club più piccoli che comunque contribuiscono allo spettacolo e mi chiedo se non possa essere controproducente cercare di tagliarli fuori del tutto.

    • Certo che i calciatori sono pagari dai club, e dal punto di vista dei club il fatto che non siano convocati in nazionale è solo un punto a loro favore. Ma immaginiamo che il selezionatore della nazionale britannica volesse un giocatore che è tesserato per una squadra della Superlega, e il giocatore volesse giocare in nazionale. È un po’ difficile, almeno per me, vietarglielo perché non gioca in un campionato riconosciuto dalla UEFA e dalla FIFA.

      • Per quello che ne so delle regole della FIGC/UEFA (non moltissimo), possono semplicemente negare l’accreditamento della squadra al campionato: che il calciatore lavora dove lavora è indifferente, e ricordo cmq che il calciatore NON sceglie dove lavorare, lo sceglie la sua squadra. Se sia poi realisticamente realizzabile o meno non lo so, ma lo possono fare, non sono regole create per l’occasione.

        Il problema (grosso) è per la FIGC, che ormai deve prendere atto che esistono due gruppi politicamente distinti: i grandi club, e gli altri, con esigenze oggi in netto contrasto. Io (lavorando per un broadcaster che era in gara per i diritti TV ne so qualcosa…) noto che a perderci saranno i piccoli, comunque vadano le cose.

        Succederà come in F1, che a giocarsi il titolo sono 2-3 squadre, gli altri sono presenti unicamente per fare un poco di rumore con gli scappamenti e come birilli.

  2. Da tifoso di una squadretta, io sono molto favorevole alla Superlega, ma non fatta in questi termini. Ci deve essere il merito sportivo nel mezzo, non è possibile che 15 squadre siano li per diritto di nascita immutabile mentre solo altri 5 posti sono assegnati per merito sportivo.
    Sarebbe come dire che nella finale olimpica dei 100 metri piani ci deve essere per regolamento un corridore statunitense e uno giamaicano.

    Facciano la superlega sullo stile del Brazilerao, il campionato federale brasiliano, con le squadre che partecipano sia al campionato del proprio stato che a quello di tutto il Brasile. Ma ci va chi merita, e chi non merita retrocede e se ci rimettono i milioni peggio per loro.

    • Ehm: il brasilerao non è proprio il campionato da prendere come esempio…
      Intanto, è stato fondato dal “clube dos 13” che si sono assicurati di non retrocedere.
      Poi, i vari campionati paulista ecc. quando non vengono vinti da uno che già partecipa al brasilerao danno accesso alla serie D.

  3. da totalmente disinteressato al pallone e a quanto gli gira intorno, stamattina ho notato con rassegnata delusione che per la prima volta dopo un anno le prime 6 pagine del corriere della sera sono state occupate da notizie non covid

    per il discorso dei tornei a cui si partecipa per soldi e non per meriti sportivi, mi pare che l’Italia con il rugby sei nazioni sia dentro più per i primi che per i secondi

    • per le Sei nazioni, sicuramente l’Italia non partecipa per meriti sportivi (ma non è che a parte le altre cinque in Europa ci sia chissà cosa)…

      • E’ una via di mezzo, diciamo.
        L’Italia è la nazione più forte in Europa dopo le altre partecipanti al 6N. E la differenza tra Italia e Romania o Georgia è molto maggiore di quella che passa tra noi e la più scarsa del 5 nazioni.
        D’altra parte, avere 6 squadre fa comodo a tutti per la funzionalità del torneo e, non ultimo, Roma è una meta piacevole per i tifosi in trasferta. Molto più di Tbilisi.

  4. Anche io non capisco molto della situazione, ma quello che mi ha colpito è che pare che i politicanti europei non sostengano la bellezza della competizione tra organizzatori di eventi per ludopati scommettitori, proteggendo quello che sembra essere un monopolio in piena regola.
    Non capisco bene la ragione di questa anomalia ideologica.

    • E’ molto semplice: consenso. Nella perfida albione, dove dimorano metà delle squadre transfughe (e dove una di quelle sembra si sia pentita), molti tifosi inferociti hanno manifestato davanti alle sedi delle squadre incriminate. Le rimanenti 12 squadre della lega inglese si sono coalizzate per concordare una controreazione, solleticando parecchio la politica, che non si è tirata indietro. Penso che vedremo scintille in UK.

      • Mah, spesso la lotta contro i monopoli si trascina problemi di consenso da parte di ex-lavoratori, populisti, facinorosi e terroristi vari, però la EU, democraticamente, tira dritto.
        Forse il consenso del monopolista può essere rilevante, ma non mi è chiaro perché.
        E, tra l’altro, quello che succede fuori dai confini… interessa?

          • Ah, così UK salva la EU! Viva la pace e la concordia!
            Comunque ho visto che l’antitrust EU ha poi confermato che è lecito lottare contro il monopolio ma che la commissione ritiene che la questione non sia europea ma nazionale. Non è che abbia capito bene perchè la questione è nazionale ma forse riguarda aspetti per cui il basket è diverso dal calcio. Magari quando si usano i piedi anziché le mani le regole europee cambiano.