Anagrafe nazionale della popolazione residente

Non so se vi eravate accorti che un paio di settimane fa (il 4 maggio) l’ISTAT aveva diffuso i dati sui decessi per comune dal primo gennaio al 15 aprile, su una parte corrispondente a circa i tre quarti del territorio e della popolazione italiana. (Non ho parlato di “campione” per ottime ragioni che vi spiego dopo). Come è stato possibile tutto questo, visto che in genere ci vogliono mesi e mesi per avere a disposizione i dati? Semplice: si è finalmente sfruttata l’anagrafe nazionale della popolazione residente, per gli amici ANPR. In pratica, dopo solo quindici anni – l’ANPR è stata istituita con il Dlgs n. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale), articolo 62 – si sta cominciando ad avere una massa critica sufficiente per poter vedere in tempo reale le variazioni dell’anagrafe, e soprattutto riuscire a uniformare e si spera velocizzare i cambi di residenza. Chiaramente quei dati non possono essere statistici, perché i comuni che sono già passati all’ANPR non sono un campione casuale: per esempio, come si può vedere, Roma è solo in “preingresso”, come del resto Trieste, Reggio Emilia, Livorno e altre grandi città.
Vabbè, siamo stati lenti, però ce la stiamo facendo: vediamo insomma il bicchiere mezzo pieno!

3 comments

  1. Una battuta, ma mica tanto: a mio parere, la colpa del ritardo è… del Personal Computer. Quando i comuni hanno iniziato a sviluppare/acquistare software per l’anagrafe, negli anni 80, si stavano diffondendo i PC, e si ragionava in ottica di tante anagrafi decentralizzate piuttosto che una centralizzata (il mainframe stava già passando di moda). E nella frase precedente si ha un esempio del corretto utilizzo della locuzione “piuttosto che”, il cui significato per la lingua italiana è disgiuntivo :-)

    Una nota storica: il gruppo di studiosi che, negli anni 60, posero le basi per l’introduzione del codice fiscale, pensavano potesse essere un sistema di identificazione del cittadino tale da poter essere usato per accedere a tutti i servizi della P.A., e che ai dati anagrafici di una persona potessero essere accessibili per via telematica (non chiedermi come) anche alle aziende a cui il cittadino si rivolge, per ottenere subito dei dati fiscali validi. Insomma, lo SPID e l’ANPR sono vecchi di 60 anni, come idea.

    E la cosa curiosa è che tutto questo l’ho scoperto un paio d’anni fa leggendo la biografia di Bruno De Finetti, che era tra gli esperti che avevano avanzato le proposte. Il disegno sulla lavagna alle spalle di De Finetti in questa foto https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/open-data-maturity-litalia-e-retrocessa-ecco-perche/ è esattamente il diagramma con cui aveva esposto l’idea.

  2. A quanto ne so, la velocità dei cambi di residenza non è tanto questione di ANPR, ma dipende, per lo più, dai tempi necessari per gli accertamenti (“il vigile che viene a controllare”) che i comuni, secondo la normativa, fanno (o dovrebbero fare) a seguito della richiesta di residenza.

  3. La mia visuale personale e parziale conferma che l’informatizzazione delle anagrafiche è ancora un delirante guazzabuglio. Elenchi comunali, regionali, ministeriali, anagrafiche sanitarie. In continua rincorsa per allinearsi, senza mai riuscirci. Per motivi forse strutturali, forse legati auna singola persona che sbaglia a pigiare un tasto. Sono medico di famiglia, e quando un paziente muore, se il decesso avviene in un comune l’aggiornamento elenchi è istantaneo; nel comune limitrofo, passano mesi. Buffo è che, se provo a fare una ricetta ad un paz che so essere morto, ma di cui non mi è ancora giunto aggiornamento, il sistema me la blocca perché il ministero delle finanze è al corrente del decesso.

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