La difesa della razza passa anche dalle borse di studio

Probabilmente questa notizia non è passata molto in giro, se non tra i torinesi e i matematici, quindi penso sia utile mandarla anche agli altri tra i miei ventun lettori. Si è recentemente scoperto – ma sembra che la cosa vada avanti da parecchi anni – che l’Accademia delle Scienze di Torino assegni due borse di studio a laureati «di nazionalità italiana e figli di famiglia italiana», con tanto di richiesta di certificati di nascita.

Alberto Saracco ha scritto all’Accademia, ricevendo una risposta che si può riassumere così: “È vero, ma il lascito testamentario che permette di assegnare queste borse di studio richiedeva espressamente questa clausola”. Come Alberto argomenta, un’istituzione tra l’altro molto prestigiosa avrebbe fatto una figura molto migliore rifiutando il lascito. Non sarebbe cambiato molto nel bilancio dell’istituto, ma almeno non si sarebbe fatta la figura dei razzisti. Leggendo però i commenti, temo che la sua e la mia posizione sia molto minoritaria. Che ne pensate?

(Per completezza: per quanto esecrabile sia stata la persona che ha deciso di istituire le borse di studio, i soldi erano suoi e poteva farne quello che vuole. Io mi sto lamentando dei “complici”)

7 comments

  1. Mah… pecunia non olet. Io sto con l’Accademia: non avrei rifiutato il lascito. Va comunque a vantaggio dell’istruzione, lo scopo è comunque meritorio.
    Se devo scegliere tra le seguenti opzioni: 2 italiani ignoranti e 2 non italiani ignoranti; oppure 2 italiani istruiti e 2 non italiani ignoranti, scelgo la seconda. Al massimo posso sperare che qualche razzista al contrario istituisca una borsa di studio riservata ai non italiani.

    p.s. Sul “di nazionalità italiana” non mi scandalizzo. Però il “figli di famiglia italiana” a me fa un po’ ribrezzo.

  2. Mah, sicuramente chi ha messo i soldi può decidere come vuole, se lo gestisce privatamente, ma una istituzione come l’Accademia delle Scienze non ha vincoli di tipo legislativo?
    P.S. I lasciti possono essere ben più restrittivi, nel mio comune un (bel) po’ di anni fa una persona lasciò una villa per farne una casa di riposo rigorosamente dedicata per gli anziani dei paesi della valle, altro che “italiani”…

    • Nel caso delle borse di studio, ci sono certo delle borse di studio riservate ad alcune categorie, come ai figli dei poliziotti o dei carabinieri. Ma per prima cosa si tratta di dati oggettivi, la nazionalità non lo è. Esiste la cittadinanza che è cosa diversa.
      Ad esempio molti abitanti di Spezzano sono albanesi e sono lì dal medioevo, in Molise esistono comunità croate, in Friuli esiste la Slavia Friulana piena di Croati, e viceversa in Svizzera esiste il Canton Ticino.

  3. Il lascito “al fine dell’istruzione” può anche essere fatto al di fuori di un’istituzione (e se si vuole semplicemente sfruttare i vantaggi fiscali lo si può fare per esempio attraverso una fondazione). Che l’Accademia delle Scienze ci tragga vantaggio a questo punto non ne sarei così certo, e soprattutto mi chiedo quali tipi di persone lo trovano vantaggioso.

    @Marco[n]: non credo che ci siano vincoli legislativi, perché quei soldi arrivano da una fonte non del pubblico.

    Quanto ai lasciti testamentari, ricordo la storia del Formigonio

  4. Dimenticavo l’elefante nella stanza/der Elefant im Raum:
    L’alto Adige/Sudtirol. Sono italiani o tedeschi?

    • ( i ladini non se li fila nessuno)
      Se la Benemerita istituisce borse di studio per i figli dei carabinieri ovviamente non c’è problema. Ma non c’è problema nemmeno se la Fondazione Cariplo (la prima che mi viene in mente) istituisce borse di studio per italiani figli di italiani.

  5. Curioso che una società (di diritto privato) che si occupa anche di “Scienze morali” ad alto livello non si sia dotata di un minimo di codice etico per dirimere questi (banalissimi) casi!