John Banville sa scrivere molto bene, su quello non ci sono dubbi. E la traduzione di Irene Abigail Piccinini è anch’essa scoppiettante, d’accordo. Ma poi?
In questo libro (John Banville, Teoria degli infiniti [The Infinities], Guanda 2011 [2009], pag. 322, € 18, ISBN 9788860889744, trad. Irene Abigail Piccinini) c’è una storia, più o meno. Meglio, ci sono tante storie interallacciate, ambientate in un futuro non meglio identificato e di per sé inutile – o se preferite un’ucronia, visto che le non meglio identificabili teorie degli infiniti del titolo permettono di avere energia a piacere, ma l’ambientazione potrebbe essere negli anni 1930 senza nessuna differenza pratica. Per dare un’idea, a un certo punto si scopre che l’automobile con cui il Adam junior va a prendere il suo amico (conoscente? rompiscatole?) ha come fonte di energia l’acqua marina; ma la casa non ha all’interno nulla di futuristico, o anche solo di presente. La voce narrante è quella del dio Hermes, tanto per mischiare ancora di più le cose, proprio come nel libro gli dèi si mischiano agli uomini. Detto tutto questo, almeno a me il libro è sembrato più che altro un grande esercizio di stile, nulla di più.
Si legge in fretta, intendiamoci, ma una volta finito non è che ti lasci chissà cosa. Insomma, boh.
Ultimo aggiornamento: 2021-04-09 10:03
Buon compleanno! Omaggi alla signora, baciotti ai pargoli, e tanti tanti auguri a te. [Cancella pure il commento se gli auguri sul blogghe ti danno fastidio.]