archivi di .mau.

quello che non oso mettere nel mio blog ufficiale

Orwell Y2K #16: calendari all’inglese

Immagino che a Enrico Franceschini, corrispondente di Repubblica dal Regno Unito, abbiano regalato un abbonamento all’Economist e ai suoi supplementi. Così oggi ci propina questo articolo dove riporta il giochetto del supplemento “Intelligent Life” (senza nessun link, come da tradizione) su quale anno è stato il più importante.
Bisogna dargliene atto: non ha tradotto pedissequamente l’articolo, ma ha cercato di localizzarlo per i lettori nostrani, con una citazione virgiliana: “Il tempo fugge”. Però la prima pubblicazione dell’articolo indicava sì l’autore, ma aggiungeva come anno di nascita un assai improbabile 284, come notate nel primo ritaglio; solo dopo qualche anima pia ha corretto in “intorno al 30 avanti Cristo”. Ma da dove salta fuori questo 284? Io ho una teoria. Se andate a controllare Wikiquote, la citazione originale latina – dalle Georgiche – è Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus. (III, 284). Terzo libro, verso 284. Vuoi vedere che nella fretta il 284 è stato preso come anno di pubblicazione?
 
P.S.: per la cronaca, Franceschini sta attento alla matematica. Un articolo parallelo di Intelligent Life diceva infatti “The Gospel of Matthew places Jesus’s birth under the reign of Herod the Great, who died in 4BC. The Gospel of Luke says that he was born during the first census of Judea in 6AD. The consensus is that he was born between 6 and 4BC. Let’s call it 5BC for the sake of simplicity” il che è un errore fattuale, visto che 4BC è il 4 avanti Cristo (before Christ) e 6 AD è il 6 dopo Cristo (Anno Domini) e il 5 a.C. è fuori dall’intervallo. Solo che la correzione ha portato a una presunta data di nascita al 5 d.C. che non è sostenuta da nessuno… e scommetto che quella parte dell’articolo non verrà corretta, o al più metteranno la maiuscola su Giudea. Dire che sarebbe bastato continuare a consultare Wikipedia 🙂

Virgilio1Virgilio2Virgilio3

June 17, 2009 Archivi

Orwell Y2K #15: esorciziamo!

Capita a tutti di fare un refuso: nulla di male. È già un po’ più pericoloso se il refuso è nel titolo: ma almeno uno può immaginare che
proprio perché così prominente verrà subito corretto.
Invece no: a meno che non sia la cache del mio browser a fare le bizze, la parola “Esorciziamo” è rimasta in bella mostra sulla Stampa dalle 10:45 alle 17:30, e probabilmente era così anche in home page (non ho pensato di verificare, mannaggia a me).
Vabbè, era tutto un modo per evitare che qualcuno pensasse alle parole del sassofonista Maroni che ha praticamente rivendicato il diritto humptydumptiano di far significare alle parole quello che vuole lui. Tanto a destra i soldi per pagarle un po’ di più ce li hanno.

EsorciziamoEsorciziamo2

June 15, 2009 Archivi

Orwell Y2K #14: La Giudica ispanica

Barack Obama ha nominato il nuovo giudice della Corte Suprema USA: è Sonya Sotomaior, magistrato di origine portoricana, e Repubblica.it ha subito preparato un articolo a riguardo.

Il titolista di repubblica.it, oltre a fare un po’ di confusione tra le i e le y (tanto si leggono uguali, no?) aveva però deciso che il femminile di “giudice” doveva essere necessariamente “giudica”. Forse avrei dovuto chiamarlo “il titolisto”: l’unica ragione per scrivere “giudica” è non voler usare un appellativo maschile per una donna, ma onestamente non riesco a vedere il problema quando come in questo caso la parola tanto finisce in -e e quindi è già neutrale di suo. In effetti dopo cinque minuti il titolo è stato corretto, come potete vedere: per questa volta il neologismo no pasará.

GiudicaGiudica2

May 26, 2009 Archivi

Orwell Y2K #13: Com’è difficile trovare le parole giuste!

Premessa: le immagini non sono mie, ma le ho prese da ByteLiberi, che è stato molto più sveglio di me a salvare il tutto.
 
Contesto: oggi è stata pubblicata la sentenza del processo a David Mills: i giudici di primo grado hanno sentenziato che l’avvocato inglese mentì a favore di Berlusconi. La notizia, ancorché scontata (perché altrimenti l’avrebbero condannato?) è sufficientemente importante da finire in cima a tutti i quotidiani online… compreso quello che è proprietà di Paolo B.
 
È chiaro che c’è un conflitto di interessi all’opra; bisogna muoversi con attenzione. Il primo titolo sembrava andare bene:
 
– I magistrati all’attacco di Berlusconi: / “L’avvocato Mills corrotto da lui”
 
In fin dei conti si spiega che sono stati i magistrati a travisare la realtà, e non Silvio a corrompere: notate le virgolette. Però qualcuno deve aver pensato che il lettore tipo avrebbe potuto avere dei problemi a capire, così qualche minuto dopo il titolo è cambiato:
 
– Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: / “Il legale Mills fu corrotto dal premier”
 
Parlare di toghe fa sempre bene, e poi meglio non scrivere di avvocati, che da noi ce ne sono tanti. Neanche questo però andava troppo bene: la terza versione elimina i riferimenti al “corrotto”, ché non si sa mai.
 
– Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: / “Mills mentì per garantirgli l’impunità”
 
E infine il tocco finale: qualcuno in alto deve aver dato l’input, e il titolo si congela in
 
– Caso Mills, le toghe contro il premier / Berlusconi: “Riferirò in parlamento”
 
(io avrei scritto Parlamento maiuscolo, ma probabilmente ha ragione il titolista del Giornale).

Questo è un caso perfetto di riscrittura della realtà: leggete solo l’ultimo titolo e provate a capire qual è la materia del contendere. Impossibile, vero? Ecco.

Rotolo1Rotolo2Rotolo3Rotolo4

May 19, 2009 Archivi

Orwell Y2K #12: aggiustamento percentuali

Pietro mi ha segnalato questoarticolo, dove ci viene spiegato che le perdite dei quotidiani sono cresciute del 100% mentre gli utili si sono ridotti del 30%. La cosa mi pare un po’ poco sensata, ma di quello parlerò nel mio blog ufficiale: qui volevo far notare la differenza tra la versione attuale dell’articolo (seconda figura) e quella originale (prima figura).

Visto che una perdita del 100% significa l’azzeramento, sarebbe stato un po’ più complicato chiedersi come mai ci fossero ancora dei quotidiani…

Giornali1Giornali2

April 17, 2009 Archivi

ITALICA STAMPA: c’è croce e croce

Croci

Venerdì scorso era Venerdì Santo, e così Repubblica ha pensato bene di dedicare l’articolo principale del suo Venerdì alla croce. Come si vede nel ritaglio qui allegato, hanno anche aggiunto una colonnina dove spiegano la differenza tra le varie croci, il che non fa mai male.

È però capitato che Anna, leggendo l’articolo, mi ha chiesto qual era la differenza tra la croce cristiana e quella latina, che le sembravano uguali. Ho dato un’occhiata all’articolo, e ho notato la differenza: le due didascalie erano invertite. La croce latina, che è quella della pianta di molte chiese occidentali medievali, deve avere le navate abbastanza larghe, mentre la croce cristiana, essendo fondalmentalmente fatta di due assi di legno – lasciate stare il crocefisso di san Damiano – ha le braccia molto più strette.

Quello che probabilmente è capitato, almeno leggendo la didascalia, è che qualcuno sia andato a copiare la definizione di Wikipedia (che inizia “La croce latina è una croceformata da due segmenti di diversa misura che si intersecano ad angoloretto, in cui il segmento minore è circa a tre quarti del segmentomaggiore.”), abbia scoperto che c’è anche una voce “Croce cristiana“, e abbia deciso siano due cose distinte. Niente male, direi.

April 13, 2009 Archivi

Orwell Y2K #11: oltraggio all’italiano

LivePaola ha segnalato questo simpatico titolone apparso sul Sole-24 Ore: Aig, Obama: «Bloccare i bonus ai manager, sono un’oltraggio».
L’oltraggio c’è sicuramente stato: ma alla lingua italiana, visto quell’apostrofo corpo 36 che campeggia in cima alla pagina. Solo stamattina con molta calma l’apostrofo è stato eliminato: si sa, siamo in periodo di crisi e non possiamo pretendere di sprecare neanche un apostrofo!

Oltraggio1Oltraggio2

March 17, 2009 Archivi

Orwell Y2K #10: consumi energetici

Ecco un classico esempio di giornalismo all’italiana, dove si dimostra la conoscenza dell’inglese e della fisica.
 
Primo ingrediente: un articolo dell’Independent dove si parla dei consumi degli schermi televisivi enormi, e appare la frase «Different makes and models of television vary in their use of power, but a 42in plasma television may use some 822 kilowatt hours a year, compared to 350kWh by an LCD flat screen of the same size. A 32in CRT, the biggest available, would use 322kWh.» In italiano fa più o meno così: “Una tv al plasma tipica consuma in un anno 822 kWh, mentre un LCD della stessa dimensione ne consuma 350 e una TV a tubo catodico di 32 pollici (il più grande acquistabile) usa 322 kWh.
 
Secondo ingrediente: un giornalista di Repubblica che legge l’articolo e traduce così: «Un televisore al plasma da 50 pollici può consumare 822 kilowatt per ora, contro i 350 di un televisore a cristalli liquidi della stessa grandezza e i 322 di un tradizionale televisore a tubo catodico.», dal che si può dedurre come un televisore al plasma abbia una potenza di 822 kilowatt (e quindi un un’ora consuma 822 kilowatt per ora: è l’unico modo di dare un qualsivoglia senso, per quanto debole, alla frase). Qualcuno si è accorto della cosa e ha corretto il tutto: adesso l’articolo toglie il “kilo” finale e dice «Un televisore al plasma da 50 pollici può consumare 822 watt per ora, contro i 350 di un televisore a cristalli liquidi della stessa grandezza e i 322 di un tradizionale televisore a tubo catodico.» Il tutto ovviamente continua a non avere senso, ma tanto nessuno legge davvero un articolo così lungo fino in fondo.
 
Ma la domanda che sorge spontanea è un’altra: perché mai i 42 pollici degli schermi nell’articolo originale sono diventati 50 pollici? I pollici continentali sono più piccoli di quelli albionici? Scrivere 42 pollici sembrava sminuire i monitor? Nemmeno a questo mistero avremo mai risposta, mi sa.

Tvplasma_1Tvplasma_2

January 12, 2009 Archivi

ITALICA STAMPA: Piccoli gesti quotiani

Quella raffigurata qui sotto è la pagina 182 del numero 47 dell’Espresso, datato 27 novembre 2008.
Notate il titolo del redazionale, anche se capisco che con quel font non sia così facile.
Ora, non so se i redazionali vengano preparati dall’azienda che paga (in questo caso Sisley) oppure dalla redazione della rivista: però uno svarione di quel tipo in un titolo corpo 48 o giù di lì mi pare francamente eccessivo…

Quotiano

December 20, 2008 Archivi

Cinegiornale Luce

Vi invito a dare un’occhiata ai resoconti del matrimonio odierno di Marina Berlusconi su La Stampa, il Corriere della Sera e Repubblica. A questo punto potete trovare le dieci piccole differenze, e scoprire che le differenze, oltre che essere davvero piccole, sono molto meno di dieci.
Fortuna che questa non è una notizia così importante: ma per quelle che contano davvero?

Marinab-stampaMarinab-corriere1Marinab-corriere2Marinab-repubblica

December 13, 2008 Archivi
(i miei cookie)