Continua la barzelletta delle liste
Martedì scorso il Consiglio di Stato ha sospeso l’esclusione della lista Alternativa Sociale dalle elezioni regionali del Lazio. La ragione? Non è che le firme raccolte fossero vere, ma la falsità delle medesime «non è stata accertata nei modi previsti dalla legge». Soluzione tipicamente italiana (summus ius, summa iniura), dove il giudizio deve essere per prima cosa formalmente corretto, e poi si può entrare nel merito.
Ma attenzione: l’esclusione è per l’appunto sospesa. Quindi, dopo le elezioni, si dovrà decidere se la Mussolini aveva o no diritto di partecipare, ed eventualmente invalidare le elezioni stesse. Anche qui non è detto che la cosa accadrà: essendoci un procedimento penale in corso, potrebbe capitare che il consiglio regionale venga insediato sub iudice, e che la sentenza definitiva arrivi… nel 2011, quindi dopo le elezioni successive. Mah.
Un paio di note a latere (sì, oggi mi sento latinista…). Non credo a chi parla di sentenze politicizzate: non ci credevo con quella del TAR, con Calabrò che subito è stato designato come presidente dell’Authority delle telecomunicazioni; né credo al titolone di due righe del Giornale della Famiglia B., che sorvola su quisquilie tipo l’approvazione in seconda lettura della riforma costituzionale per riferire subito che due membri del Consiglio di Stato sono stati capo di gabinetto per i ministri del centrosinistra. L’altra cosa è il lavorio di incollaggio dei manifesti elettorali. Ieri e oggi sono a Roma, e mentre andavo a cena ho visto i manifesti con l’elenco di liste e candidati, con un foglio bianco sopra la lista numero 3 (Alternativa Sociale) e senza l’indicazione del candidato presidente Mussolini. Adesso che faranno? appicchicheranno altri foglietti?
