giornalismo ai tempi di internet
Leggevo da vb che un articolo di Sebastiano Messina apparso su repubblica.it l’altro ieri mattina (e che potete trovare in copia qua) era stato inopinatamente cancellato, nonostante lo si potesse ancora vedere sulla cache di Google e addirittura il titolo era presente nel motore di ricerca interno di Rep.it. Il titolo, per la cronaca, era Consulenti, la carica dei mille Il ministro e i suoi 344 uomini.
Ieri pomeriggio ho provato a scrivere alla redazione di Repubblica web chiedendo lumi, e mi hanno appena risposto così:
L’articolo è stato tolto, perché conteneva numerosi errori. Può leggere sul quotidiano del 10 ottobre, a pag. 16, la lettera di scuse di Messina al presidente Napolitano.
Notate nulla di strano? No, non sto lamentandomi del fatto che sia stato pubblicato un articolo “con numerosi errori”. La cosa che personalmente mi fa più imbufalire è che le scuse sono state pubblicate sulla versione cartacea del giornale, ma a nessuno è venuto in mente che per correttezza le stesse scuse dovevano apparire anche sulla versione online, al posto della pagina incriminata in modo che chi ci cliccasse su sapesse cosa era successo. Il significato pratico di tutto ciò è che il modello di giornale online viene considerato in Italia alla stregua di un semplice giocattolo, più o meno buttato via come qualcosa senza valore e soprattutto che si può immediatamente disconoscere. Come? lo sapevate già da una vita? Vabbè, arrivo sempre ultimo, io!
