bottegai dentro
Non so se vi eravate accorti della proposta fatta da un sindacato di base romano: “boicottiamo i negozi gestiti da ebrei”. Nel caso, trovate qualche articolo su La Stampa e sul Corriere. Repubblica ne ha parlato solo sulle pagine locali, ma in compenso ha pubblicato il comunicato del FLAICA.
Secondo me, la colpa più grave dei sindacati “storici” in Italia è di essere stati così ignavi da aver fatto nascere e prosperare i sindacati di base, che nel mondo del lavoro sono l’equivalente di beppegrillo™ sull’internette. Questo a prima vista si direbbe un esempio preclaro: già avrei dei dubbi sull’effettiva utilità di un boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele, ma qua il volantino parla specificatamente di «BOICOTTAGGIO degli acquisti nei negozi DEL COMMERCIO A ROMA che si rifanno alla Comunità Israelitica romana». Insomma, un po’ come se qualche Workers’ Union statunitense, dopo l’elezione di Berlusconi, invitasse a boicottare i negozi newyorkesi che si rifanno alla comunità di Little Italy. Una qualunque persona con un minimo di intelligenza capisce che a Israele dei negozi degli ebrei romani non gliene può fregare di meno, e che al limite prefererirebbe quasi che fallissero e costringessero i proprietari a emigrare in Israele e aumentare la popolazione di religione ebraica.
L’unica cosa che mi domando, notando che questo sindacato è di lavoratori del commercio, è se questi intelligentoni abbiano pensato che facendo boicottare la concorrenza in periodo di crisi avrebbero potuto beneficiare di qualche acquirente in più. Ma immagino che sia un pensiero troppo profondo per loro.
