_Artificial Unintelligence_ (ebook)
Il titolo di questo libro (Meredith Broussard, Artificial Unintelligence : How Computers Misunderstand the World, Mit Press 2018, pag. 248, € 10.59, ISBN 9780262346726) è sprezzante: ma in fin dei conti è quello che penso anch’io. Nonostante i grandi successi degli algoritmi, infatti, non possiamo certo dire di essere arrivati a una vera intelligenza artificiale, anche nel senso debole turinghiano di un sistema che possa essere scambiato per un essere umano. In pratica i sistemi AI sono ormai più bravi di noi in tanti campi specifici, ma manca ancora loro una visione globale.
Detto questo, il libro mi è sembrato però essere non ben riuscito. Il testo è diviso in tre parti: nella prima viene rapidamente raccontato come funziona un programma e come si fa data journalism, cioè come usare le informazioni che possiamo trovare per fare investigazioni; credo però che se uno non sa di cosa si parla non lo imparerà certo qui. Nella seconda parte Broussard mostra come alcuni dei “grandi successi dell’Intelligenza Artificiale”, come le automobili che si guidano da sole, in realtà non funzionano se non in ambienti molto controllati; questa secondo me è la parte migliore del testo. Infine l’ultima sezione è troppo legata alla visione personale dell’autrice, e non mi ha detto molto. Diciamo che questo non sarebbe certo il testo che consiglierei come primo impatto rispetto ai problemi dell’AI.

Il sottotitolo di questo libro (Sergei Urban,
Venerdì scorso si è tenuta la Notte Europea dei Ricercatori. Tra le varie iniziative correlate, in alcune città d’italia si è tenuta Sharper Night, che se non ho capito male è fortemente voluta dall’INFN. Quest’anno ho pensato di far saltare mezza giornata di scuola ai gemelli e portarli a Pavia, la città lombarda che la ospitava, dopo aver visto che era adatta ai bambini.
Non c’è bisogno di presentare Arthur Clarke. Urania ha deciso di dividere in quattro parti la monumentale raccolta dei suoi racconti – ne mancano otto, per cui nemmeno l’edizione originale ha i diritti – che mostrano l’autore al di fuori dei suoi romanzi. In questa prima raccolta (Arthur C. Clarke, Terra e spazio vol. 1, Urania Collezione 197, pag. 328, € 6,90, trad. vari), che arriva fino al 1950, lo stile è inizialmente acerbo, con l’autore che cerca uno stile umoristico venuto – e tradotto – non troppo bene: ma arrivano presto i racconti in cui anche in poche pagine la sua fantascienza hard svetta. Si vedono ancora ingenuità narrative come in “Il leone di Comarre”, dove spiega un po’ troppe cose inutili (e nemmeno scientifiche, se per questo), ma credo che questo fosse abbastanza comune al tempo. È poi buffo vedere l’idea dei macchinari del futuro – ma qui non lo si può certo incolpare – e interessante vedere come la seconda guerra mondiale appena finita faccia più o meno inconsciamente capolino nei testi. Sulle traduzioni, a parte quelle storiche, ho qualche dubbio su quelle di Enzo Verrengia; a parte il calco pedissequo delle unità di misura, ogni tanto mi sono trovato una costruzione incomprensibile.
Prendendo in mano questo libro (Alessandro Vespignani con Rosita Rijtano,
Per molti, Roald Dahl è semplicemente l’autore di Charlie e la fabbrica di cioccolato, o peggio ancora del film tratto da quel famoso libro. Sì, nel film gli altri ragazzini finiscono in situazioni un po’ preoccupanti, ma nulla di grave. Il guaio almeno per un pauroso come me è che in genere nei suoi racconti, qui riuniti in un unico volume, (Roald Dahl,
Indubbiamente a Mickaël Launay la matematica piace. Piace così tanto che non si capacita che chi matematico non è non riesca a capire quanta bellezza ci sia in essa, e così ha pensato di scrivere questo libro (Mickaël Launay,
Nicola Gardini ha un amore totalizzante per la lingua e la letteratura latina, come si vede in questo libro (Nicola Gardini,