_The Planiverse_ (libro)
Non so se la versione pubblicata nel 2000 e ripubblicata nel 2013 di questo libro (A.K. Dewdney, The Planiverse : Computer Contact with a Two-Dimensional World, Copernicus 2013 [1983], pag. 272, ISBN 978-0387989167) sia più aggiornata rispetto all’originale del 1983 che mi sono comprato di seconda mano. Ma in fin dei conti già questa prima versione è molto interessante, perché porta alle conseguenze estreme quanto Edwin Abbott Abbott scrisse in Flatland. Quel libro era in effetti nato come una satira contro la società vittoriana, e gli abitanti bidimensionali non erano certo tratteggiati biologicamente oppure nella loro competenza tecnica. Qui invece Dewdney fa un lavoraccio, aiutato da tantissima gente che si era appassionata agli articoli sul planiverso pubblicati nella rubrica dei giochi matematici di Martin Gardner. La trama del romanzo è un po’ deboluccia, ma in realtà essa è solo un modo per mostrare, sfruttando un personaggio bidimensionale di nome Yendred, cosa si può fare in un mondo a due dimensioni. Il punto chiave è che non c’è abbastanza spazio, in tutti i sensi: un essere vivente non può per esempio avere un tubo digerente dalla bocca all’ano, perché si troverebbe diviso in due parti. Eppure l’ingegnosità degli ardeani, gli abitanti di quel mondo, permette loro di fare praticamente quello che facciamo noi, solo in modo diverso. Leggere il libro permette di capire che non sempre ciò che siamo abituati a fare è l’unica soluzione possibile, e dunque ci amplia i nostri spazi.

Questo libro (Luca Sofri,
Se dovessi definire in una sola frase questo libro (Victor Grauer,
Randall Munroe è l’autore di xkcd, una striscia tridimensionale di fumetti nerd dove i protagonisti sono “stick men”, uomini disegnati come se fatti di bastoncini: ma non lasciatevi trarre in inganno, è chiaro che sa disegnare. Un altro suo progetto, da cui è tratto questo libro (Randall Munroe,
Non lasciatevi intimidire dalla mole di questo libro (James Gleick,
Era tanto tempo che non trovavo un libro di matematica ricreativa così scoppiettante. Intendiamoci: comincio ad avere il sospetto che nella perfida Albione l’idea di base nel parlare di matematica al mondo consista nel fare pessime battute, e anche se Matt Parker è di origine australiana mi pare abbia fatto propria la lezione di Ian Stewart. Ma se si riesce a sopportare i vari pun, il libro (Matt Parker,