_Islam_ (libro)
Non mi è mai stato facile comprendere la logica dietro all’islam. Dopo aver letto questo libro (Giovanni Filoramo (ed.), Islam, Laterza 2008, pag. 434, € 14, ISBN 9788842083658) ho almeno in parte capito il perché. Noi continuiamo a sentire parlare dell’islam come un unicum, cosa che è lontanissima dalla realtà. C’è la differenza di base tra sunniti e sciiti, dove questi ultimi – a parte la venerazione per i primi successori di Maometto – hanno un clero e quindi una struttura che manca ai primi (da cui la difficoltà di trovare interlocutori almeno in Europa); ci sono le due risposte alla crisi ottocentesca, quella wahabita fondamentalista e quella radicale dai fratelli musulmani in giù, che sono diversissime: in Arabia una donna non può uscire da sola, per i radicali deve essere coperta dallo hijab ma può tranquillamente essere medico o architetto; ci sono le soluzioni europee (purtroppo datate, anche solo vent’anni qui contano) su una possibile dimensione individualista dei musulmani in Europa, non avendo un’autorità statale; c’è l’idea di unità armoniosa del mondo, ma ci sono feroci dispute sulla posibilità o meno di interpretazione della sharia, cosa che era data per assodata nel primo millennio; e naturalmente c’è la grande dicotomia tra islamismo e arabismo. Peccato che almeno la versione che ho letto io non abbia un aggiornamento ai movimenti del XXI secolo, il che aiuterebbe ancora di più a comprendere il mondo attuale.

Nei miei anni trascorsi in Normale, la figura di Ennio De Giorgi era un mito. Non perché fosse uno di quei professori algidi e lontani da chiunque, tutt’altro: erano proprio le sue conoscenze incredibili. Si diceva che i suoi studenti lo usassero come un oracolo. Gli raccontavano una congettura: se dopo un minuto non aveva trovato un controesempio allora era presumibilmente vera e si poteva andare a caccia della dimostrazione. Ma questa sua biografia (Andrea Parlangeli,
È stato molto bello vedere tradotto in italiano questo libretto (Donald E. Knuth,
Dopo Il falò delle vanità, nel quale aveva distrutto le poche certezze che io avevo a riguardo della creatività, Stafano Bartezzaghi pubblica nuovamente per Utet; (Stefano Bartezzaghi,
Il rumore che dà il titolo a questo ebook (Antonio Pavolini,
Che cos’è un algoritmo? Oramai la metafora classica è ben nota: una ricetta, dove però non si trovano quelle indicazioni “un pizzico”, “q.b.” e simili che fanno imbestialire chi come me non capisce perché i dati nonpossano essere specificate una volta per tutte. In questo libro (Carlo Toffalori,
Cosa vuol dire tradurre? La domanda è meno peregrina di quanto appaia. Se ci fosse una risposta precisa, non ci sarebbe alcun problema almeno in linea di principio ad avere una traduzione automatica o perlomeno una teoria della traduzione: ma entrambe le cose non esistono. In passato, anche Umberto Eco si era cimentato nel raccontare la sua idea di traduzione, come vista dal punto di vista un po’ di sbieco dato dalla semiotica; in questo libro (Umberto Eco,
Tutti ci riempiamo la bocca con il darwinismo e l’evoluzione, ma spesso non abbiamo ben chiaro ciò che stiamo dicendo. In questo libro (Marco Ferrari,