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Previdenza complementare

Come tanti lavoratori dipendenti, sono iscritto a un fondo di previdenza complementare (chiuso, nel senso che sono quelli azienda-sindacato). In realtà ci metto solo l’1% del mio stipendio e una parte equivalente del TFR, e lo faccio solo perché così l’azienda ci deve cacciare anch’essa dei soldi che altrimenti non mi darebbe :-)

Quest’anno il fondo ha deciso di cambiare gestore: questo è significato per me dover cambiare password, e per farlo cercare il mio numero di iscrizione. Il 17 luglio scrivo perché non riesco a trovare il mio codice di iscrizione nelle comunicazioni dove secondo loro c’era: mi rispondono oggi pomeriggio dicendo di contattare il call center, cosa che non ho potuto fare perché me ne sono accorto troppo tardi. Però con un minimo di furbizia ho trovato un altro documento con quel maledetto codice e così sono entrato.

Bene, anzi male. L’anno scorso il mio comparto (“prudente”, gli investimenti sono 75% obbligazioni e 25% azioni) ha avuto una crescita dell’8%, cosa che mi ha stupito molto positivamente. E quest’anno, col nuovo gestore? Nei primi sei mesi il comparto si è mosso dello 0,03%. In negativo. In pratica ho perso 50 euro (e già qui non so come si facciano i conti, perché capisco i 21 della quota di iscrizione annua ma la differenza del controvalore dovrebbe essere di 11 euro, non di 29). Forse che il cambio di gestore non è stata una grande idea?

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Il problema del rientro

Ieri sera sono tornato da una settimana passata a Usseglio dalla mia mamma. Il vero problema non è stato il caldo – anche perché poi da stanotte è cominciato a diluviare e la temperatura si è abbassata di molto. Il vero problema è stato che dieci minuti dopo che sono entrato in casa ho iniziato a grattarmi per le punture di zanzare tigre.
Tra l’altro ieri pomeriggio mi sono fermato qualche ora a Torino, e mica sono stato punto. Com’è ‘sta storia? È tutta colpa di Pisapia?

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Moderatore di assemblee condominiali

[pusherman]Quelli di IndagineLast si divertono a fare dei test sui cui risultati ci marciano per un po’. L’ultimo (che in realtà serviva loro per vedere qual è il gradimento rispetto al Jobs Act, ma senza che i tapini se ne accorgessero) finiva col selezionarti il lavoro per cui tu saresti tagliato. A me è uscito fuori “Moderatore di assemblee condominiali”, anche se nelle condivisioni esce un “Pusherman” molto meno piacevole.

Ma mi vedete a moderare un’assemblea condominiale?

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Biblioteca Braidense

Stavo cercando un libro che non è presente nel circuito bibliotecario milanese (Sormani e biblioteche di quartiere), e Virginia mi ha consigliato di andare alla Braidense. Così, dopo quindici anni che vivo a Milano, mercoledì ho preso la bicicletta, sono andato a Brera e ho cercato questa biblioteca. Entrandoci mi è venuta la sindrome di Stendhal: è un posto semplicemente favoloso, quello che uno si immaginerebbe in una biblioteca dell’Ottocento – o forse addirittura del Settecento. Saloni altissimi e decorati, con tutte le pareti piene di libri; le vetrine in mezzo alla sala; il soggettario nei cassetti in legno. Poi ho scoperto che per entrare non posso avere con me uno zaino (va bene) ma neppure il mio marsupio, che è grande ma non è che possa contenere libri; quindi sono ridisceso, ho messo tutta la roba nell’apposito armadietto, e sono risalito. Ah: nel foglietto di ingresso è stato coscienziosamente aggiunto il numero dell’armadietto, sia mai che rubassi la chiave. Anche il prestito mi è stato impossibile: per essere ammessi al prestito non c’è da pagare nulla, ma bisogna avere una foto.

Così sono ripassato oggi, sempre a pranzo, sempre con una temperatura che non è adatta alla vita umana, e con una foto del formato indicato nel mio foglietto. L’impiegato mi ha guardato e mi ha fatto “non ce l’ha un po’ più grande?” Eh sì, perché la tessera (rigorosamente cartacea, e rigorosamente scritta a mano) della biblioteca prevede uno spazio foto di dimensioni quadruple (entrambi i lati doppi). La foto più grande ce l’avevo con me, anche se ovviamente l’avevo lasciata nel marsupio che avevo lasciato nell’armadietto: nuovo giro e finalmente ho potuto prendere in mano il libro che cercavo.

Ah: in mezzo a tutta questa burocrazia asburgica mi preme segnalare che la richiesta di prestito l’avevo comodamente fatta la mattina dal mio pc, usando l’OPAC locale della biblioteca per trovare i dati e indicando che sarei passato in giornata a ritirarlo. Questo per rimarcare come la fruibilità pratica è ottima (sempre che uno sia in grado di farsi gli scaloni per salire al piano della biblioteca), anche se occorre prima prendere le misure!

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Non dite che non vi ho avvisati

Se va tutto bene, dopodomani su Tuttolibri (l’inserto della Stampa) ci sarà una recensione del libro di Douglas Hofstadter ed Emmanuel Sander Superfici ed essenze scritta dal sottoscritto. No, non mi hanno pagato per scriverla :-)

Aggiornamento: e invece no, vediamo se sarà sabato 11 luglio…

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Lauti guadagni

Come sapete, ho scritto due ebook per la collana Altramatematica. (Faccio anche il curatore della collana, ma quello è gratis et amore dei). Bene, sono lieto di annunciare urbi et orbi che ho appena ricevuto un bonifico di 202,89 euro per diritti d’autore, sui quali naturalmente pagherò il 43% di aliquota marginale.

Prima che qualcuno mi fraintenda: non mi sto per nulla lamentando. Ho scelto di fare queste cose (seguire la collana e scrivere i librini) perché ritengo che portare al mondo un po’ di “matematica pop” sia utile: se anche solo qualcuno si avvicinerà alla scienza per suo mezzo, ci guadagniamo tutti. Io ho un lavoro noioso ma che a fine mese mi dà lo stipendio, e quindi mi permette di fare le cose che mi piacciono senza doverci necessariamente guadagnare: allo stesso tempo ritengo corretto che – per puro principio – ci sia una rimunerazione esplicita, per quanto bassa.

Voi che ne pensate?

EDIT: mi fanno notare che la mia aliquota marginale è del 41% e non del 43% (che si ha con un reddito superiore a 75.000 euro lordi, figuriamoci se arrivo fin lì)

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dieci anni fa

[i fondatori di Wikimedia Italia]
i fondatori di Wikimedia Italia (da Wikipedia Commons)
Era il 17 giugno 2005. Sono salito in auto con un po’ di altri sciamannati e abbiamo preso l’Autosole (o abbiamo fatto la Cisa? la memoria è nebulosa), per poi finire sulla superstrada Rosignano-Civitavecchia e addentrarci nel Viterbese in un posto di cui non avevo mai conosciuto l’esistenza prima di allora: Canino. Il tutto perché, dopo averci messo un po’ di euro per pagare il notaio, stavamo andando a costituire “il fan club italiano ufficiale di Wikipedia”: Wikimedia Italia.

In questi dieci anni abbiamo ripetuto fino alla nausea che noi non gestiamo Wikipedia ma la promuoviamo semplicemente, e pian piano qualcuno l’ha finalmente capito; ci siamo trovati tra capo e collo un’azione legale in sede civile che ci chiedeva dieci milioni di euro, azione finita con la nostra piena assoluzione (ci hanno persino pagato le nostre spese legali…); siamo stati a fianco dei wikipediani nel famoso sciopero di ottobre 2011 con l’oscuramento delle pagine dell’enciclopedia; siamo diventati un’associazione di promozione sociale, il che significa che potete darci il cinque per mille o scaricare dalle tasse le vostre donazioni; abbiamo portato avanti progetti con le scuole (Adotta una parola), con gli archeologi (Archeowiki), con i fotografi dilettanti e professionisti (Wiki Loves Monuments); abbiamo nel nostro piccolo contribuito ad aumentare la consapevolezza che la cultura deve essere libera. Non abbiamo guadagnato un centesimo :-)

Insomma, buon compleanno a noi!

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