Nome dell'autore: .mau.

spam_phishing

Scaricabarile

Un paio di settimane fa, in uno dei rari momenti in cui sono ottimista nell’umanità, ho mandato all’abuse di un sito che invia messaggi di massa una mail in cui dicevo che quel mittente non mi ha mai chiesto il permesso di postare – anche per l’ottima ragione che la casella email a cui il messaggio era stato spedito non è la mail che uso di solito. Ho poi ricevuto questa risposta.

In relazione alla Sua richiesta, la informiamo che la scrivente società si limita a mettere a disposizione la piattaforma per l’invio di comunicazioni promozionali, mettendo in piedi nelle proprie infrastrutture tutte gli adempimenti di legge secondo quanto previsto dal D.Lgs. 196/2003 (Codice) in tema di trattamento; non siamo quindi noi i Titolari dei database.

Dando seguito alla sua richiesta, Le confermiamo l’avvenuta e corretta cancellazione della sua email dai database del nostro cliente (Add2cart) che le ha recentemente inviato email.
A parte messaggi già in coda di spedizione, entro un massimo di 5 giorni non dovrebbe ricevere ulteriori comunicazioni da questa società.

Tralasciamo la parte sui messaggi che possono essere in coda nei cinque giorni successivi e per cui evidentemente non può esistere procedura di cancellazione, e soffermiamoci sull’altra parte. Tu azienda che spedisce messaggi fai finta di nulla e ti fidi degli indirizziari che ti manda il cliente, e fin qui passi. Ma quando ti fanno notare che gli indirizziari siano farlocchi te ne lavi le mani dicendo “non sono io il titolare della base dati” e non ti viene nemmeno in mente di scrivere qualcosa tipo “nel caso di ulteriori segnalazioni da altri utenti risolveremo il contratto con il cliente”? Sono questi i momenti in cui comincio a intuire il concetto di “concorso esterno in associazione mafiosa”.

rec-2016, recensioni

_Star Trek: Beyond_ (film)

startrek13 Quando si parla di Star Trek, soprattutto della serie originale, io sono uno di bocca buona. In fin dei conti sono cresciuto con i filmetti, che anche se avevano fior di autori tipicamente non avevano chissà quale trama complicata. Dunque mi sono trovato bene con questo Star Trek: Beyond (qui la scheda e qui il sito ufficiale).

Tenete conto che della serie reboot ho visto il primo ma non il secondo episodio: qua abbiamo la tipica avventura trekkiana, con solo un po’ troppi effetti speciali: la fotografia a mio parere è piuttosto pesante. L’Enterprise è distrutta come richiesto dal narrativium, ci sono i classici siparietti Bones-Spock, Kirk gigioneggia meno di quanto potrebbe fare ma in compenso è molto più mobile di Shatner – non che ci voglia molto, d’accordo – e l’ultima battuta di Cechov è un bel ricordo di quando il personaggio entrò a far parte dell’equipaggio dell’Enterprise nella seconda stagione di ST:TOS. I veri trekkies insomma storceranno il naso, gli agnostici non capiranno cosa c’è di diverso dagli altri filmoni di SF, ma io sono rimasto soddisfatto.

politica

Trasparenza pentastellata

Oggi tale Xavier Bellanca, che da quanto ho capito è un attivista torinese del M5S, ha scritto su Facebook un post dove si diceva felicissimo di far parte della squadra di governo della città sabauda. Vittorio Bertola, che invece so bene chi è, ha inserito un paio di commenti piuttosto pesanti che si possono riassumere in “sono contento per te, peccato che ci sia poi gente come me che in passato si è fatta il mazzo, a cui sono state fatte tante promesse e poi sono state lasciate con un palmo di naso”. Da lì è nata una discussione che stamattina ho seguito: adesso non lo può più fare nessuno, perché a quanto pare Bellanca ha scritto “Ho modificato la privacy proprio perché quello che doveva essere detto è stato detto e i film chi vuole se li guarda al cinema, non sul mio profilo.”

Le dotte analisi politiche su chi ha ragione e chi ha torto le lascio agli altri. Mi limito a far notare il fulgido esempio di trasparenza dato da Bellanca, accoppiato all’inutilità pratica della sua azione: non è certo difficile trovare in rete il testo del primo suo commento. (E se cercate un po’ anche quello del secondo).

(ps: come nota collaterale, è interessante notare come un tempo Facebook ti permettesse di chiudere i commenti su un post, ma ora non più. Sapevàtelo!)

rec-2016, recensioni

_Secondo Matteo_ (libro)

9788858684726Una premessa: nella recensione non parlo delle idee politiche di Matteo Salvini; la recensione è per il libro, non per il suo pensiero. Dunque, cosa abbiamo in questo testo (Matteo Salvini, Secondo Matteo : Follia e coraggio per cambiare il Paese, Rizzoli 2016, pag. 240, € 9,99, ISBN 9788858684726), che ho preso in ebook per comodità? Fondamentalmente un lunghissimo comizio elettorale, oltre che un’autodifesa contro alcune cose scritte su di lui dalla stampa – anche recentissime, si arriva a parlare degli attentati a Bruxelles manco fossimo davanti a un instant book. Probabilmente la colpa è mia, che mi aspettavo più una biografia; in effetti, rileggendo il titolo a mente fredda, esso promette per l’appunto di raccontare il Salvini-pensiero. Sono però abbastanza certo che sia venduto come biografia, e tecnicamente ci sono flash della vita del nostro: l’unica parte che ho trovato interessante è però quella in cui si consuma la divisione con Bossi. (Occhei, ci sono anche tutte le altre tranvate arrivategli dall’alto, ma quelle sono di interesse più secondario, se non appunto per accorgerci che non è che sia mai stato così benvoluto). Mi chiedo poi che parte abbiano esattamente avuto Matteo Pandini e Rodolfo Sala, citati in maniera piuttosto ambigua nel colophon. Non pensate male: sono certo che Salvini sa parlare di suo: però ci sono vari livelli linguistici, con stile più o meno colloquiale. Quali saranno davvero i suoi pezzi? Ad ogni modo, il risultato è stata una mezza delusione.
Però consiglierei di leggere i commenti (quelli lunghetti, non le due righe) su Amazon: da questo punto di vista troverete materiale davvero interessante!

io, io-2016

ORCID

my_orcid_qrcode Che cos’è ORCID? Come dice il sito,

La visione di ORCID presenta un mondo nel quale chi partecipa a ricerche, studi e innovazione è identificato in modo esclusivo e collegato ai propri contributi oltre le barriere di disciplina, confini e tempo.

Io sono tutto meno che un ricercatore, ma quando si tratta di perdere tempo sono sempre in prima fila: quindi mi sono fatto un account :-)

italica_stampa

Il mistero della svolta vegana di Appendino

Ieri La Stampa ha pubblicato un articolo sul programma della giunta pentastellata torinese, rimarcando come nel testo tra l’altro si proponga la «promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale, come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio.»

Però oggi quell’articolo non si trova più, o meglio quando lo si apre compare una pagina vuota – cosa differente da un errore di “pagina non trovata”. Eppure l’articolo è uno dei link che si ottiene facendo una ricerca interna sul sito con la chiave “programma appendino” ed è citato anche all’interno di un altro articolo, quindi direi che non è un problema di nascondere le cose e fare finta di nulla. Chissà cos’è successo, ora provo a chiedere lumi :-)

(p.s.: il programma completo lo trovate qui, se vi interessa)

link

Offerte ebook gruppo GEMS

Oggi (19 luglio) molti ebook del gruppo GEMS sono in offerta a 1,99 euro. Sono molto deluso che il mio Matematica in relax non faccia parte della promozione, ché volevo finalmente acquistarlo. (No, non posseggo l’edizione ufficiale in ebook, anche se sembra impossibile: ho solo l’ultima bozza e ovviamente l’edizione cartacea).

Tra i libri che ho visto ne segnalo tre che ho letto e mi sono piaciuti molto, con un link alla mia recensione che a sua volta ha un link ad Amazon:
I numeri non sbagliano mai di Jordan Ellenberg
La città dei libri sognanti di Walter Moers
Gli enigmi di Mosca di Boris Kordemsky
(magari ne ho letti e apprezzati altri, ma non è così facile trovarli…) E poi ci sono quelli di Roald Dahl, naturalmente!

sfrucugliate

Change.org e gli indirizzi venduti

Afferma l’Espresso (non state a guardare il titolo, ma leggete l’articolo con attenzione) che se uno firma una petizione su change.org che fa parte di una “campagna sponsorizzata” e lascia la spunta sulla casella “segui questo argomento” dà alla Change.org Inc. il diritto di vendere il tuo indirizzo email al promotore della campagna, che pagherà da 85 centesimi a 1 euro e mezzo per sapere chi sei. (Non so quante altre informazioni vengono date all’acquirente: tenete conto che ogni utente di change.org ha un suo profilo con non solo le petizioni che ha firmato ma anche dati presi da altre basi dati, tanto per dire quante informazioni su di voi possono avere).

Io non è che mi fidi più di tanto degli scoop dell’Espresso, ma effettivamente la pagina Sponsorizza sulla piattaforma ha delle frasi sibilline: «Entra in contatto con i tuoi nuovi sostenitori direttamente via email o telefono, creando campagne multicanale di raccolta fondi e di sensibilizzazione» e «Ricevi ogni giorno i nuovi sostenitori direttamente nei CMS compatibili. Così puoi raggiungerli velocemente.»

Nell’informativa sulla privacy abbiamo questo: «Utilizziamo i dati dell’utente per consentirgli di partecipare a eventi e promozioni simili e per gestire queste attività. Alcune di queste attività hanno regole supplementari, che potrebbero contenere ulteriori informazioni su come utilizziamo e divulghiamo le informazioni che riguardano l’utente, quindi invitiamo l’utente a leggere attentamente tali regole supplementari.» (e tra l’altro usano i pixel tag per fregare chi cancella i cookie, vi avviso).

Ma soprattutto trovato che «Solo a discrezione dell’utente e dietro suo specifico consenso, possiamo condividere informazioni sull’utente con i nostri inserzionisti, incluso il suo indirizzo e-mail, l’indirizzo postale e la petizione sottoscritta. Possiamo anche condividere il numero di telefono dell’utente, ma solo se vi acconsente distintamente. L’inserzionista può quindi utilizzare queste informazioni per comunicare con l’utente e inviare materiali promozionali che possono essere di suo interesse. Noi non controlliamo il contenuto o la frequenza delle comunicazioni che si possono ricevere dai nostri inserzionisti.». Ora, io ho appena fatto un rapido giro su change.org, piattaforma che non ho mai usato perché non credo nelle petizioni online, e non ho trovato petizioni esplicitamente sponsorizzate. Però in effetti non mi stupirei che questa petizione di Marco Travaglio (“Referendum costituzionale. Firma per le ragioni del No e per bloccare l’Italicum”), che nel famigerato riquadro spuntato “Segui questo movimento” ha come testo aggiuntivo “Resta aggiornato sul movimento più ampio, ‘Dalla parte della Costituzione e della Democrazia’”, sia sponsorizzata dal movimento in questione. E quello è l’unico punto in cui tu utente puoi dare un consenso specifico.

Per ultima curiosità, nei Termini di servzio (che stranamente per l’Italia sono aggiornati al 12 gennaio 2015, mentre la versione inglese è del 13 gennaio 2016) ho trovato questo: «Tuttavia, l’utente ci autorizza a condividere questi contenuti con chiunque, distribuirli su qualsiasi piattaforma e qualsiasi media, e apportare modifiche o correggere gli stessi se lo riteniamo opportuno (ad esempio a fini di chiarezza e di ottimizzazione).». Nulla da dire sul permesso che si prendono di condividere i contenuti. Ma change.org, senza chiedere il nostro permesso, può “ottimizzare” e “chiarire” quello che abbiamo scritto, e magari farlo diventare l’opposto di quello che intendevamo. Non mi stupirei che quella della possibilità di modifica fosse una clausola standard, ma non si sa mai.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole: se usi uno di questi servizi “gratuiti” chi ti dà il servizio ci guadagna eccome, il che di per sé non sarebbe nulla di male se non fosse che probabilmente chi paga sei tu. Vale la pena di farlo per dire “ho firmato anch’io”? Ognuno decida per sé.

Torna in alto