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y2006_pipponi

Ma quante ne sa, Formigoni

Rispetto a quanto scrissi, Galan ha pensato che forse non era il caso di candidarsi: in compenso, abbiamo il governatore calabrese Agazio Loiero che – visto che la Margherita non voleva metterlo capolista – ha pensato bene di candidarsi con la lista “Codacons-DC”. In compenso sembra che Massimo Grillo (UDC) abbia rifiutato il posto al Senato perché non voleva essere nella stessa lista di Totò Cuffaro. Strano se ne sia accorto solo ora, ma il gesto è apprezzabile data la scarsa propensione italiana per allontanarsi volontariamente dai cadreghini.
Ma fermiamoci a Formigoni. Credo sia utile che i miei ventitré lettori sappiano che la sua scelta di candidarsi non è di bandiera, come afferma Berlusconi, ma vera «proprio per una forma di rispetto per i cittadini. Essi sanno che se mi eleggeranno al Senato io poi sceglierò la soluzione migliore sulla base esclusiva di una valutazione del loro bene comune».
Credo che dovremmo tutti ringraziare una persona che ha così a cuore il nostro bene comune, e che non vuole affatto prendere una decisione a cuor leggero: quattro mesi di doppioscarpismo forse sono ancora pochi, ma Lui ce la farà.

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Tutti dal papa. E allora?

Il rompimento di palle (nel senso di gazzarra caciarona) di oggi sembra essere la prossima visita di Casini Berlusconi e Clementone Mastella da Benedetto XVI, dieci giorni prima del voto.
Confesso che non capisco esattamente il problema. Se il fogliaccio scalfariano dice il vero, verrà invitata in udienza una delegazione di duecento parlamentari del PPE, che starà tenendo il proprio congresso a Roma. Potremmo chiederci che diavolo ci faccia Silvio nel Partito Popolare Europeo, ma quella è un’altra storia. Ma se qualcuno pensa che la cosa sposterà voti in un senso o nell’altro, è davvero credulone…
Diciamo che sarebbe simpatico che i vari politici invitati non rilasciassero dichiarazioni o interviste, ma conoscendo i tre tipi di cui sopra non ci credo nemmeno se lo vedo.

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Numb3rs – la recensione

Alla fine sono riuscito a vedere il secondo dei due episodi trasmessi ieri sera. Giudizio sintetico: boh.
Non è che uno si aspettasse qualcosa di diverso dal giovane genio matematico borderline autistico, e non che uno si aspettasse chissà quale matematica dentro. Occhei, il principio di Heisenberg è fin fisica, ma lo accettiamo, ed è stato spiegato anche in maniera decente. Peccato che alla fine non sia stato applicato, o almeno non hanno specificato come è stato applicato.
Non parliamo poi della traduzione: “P contro NP” sembra un match di wresting più che un enunciato (che in italiano sarebbe “P è uguale a NP?”)
Poi è chiaro che se uno vuole vedere un telefilm poliziesco, va più che bene, ma di quei telefilm ce ne sono a bizzeffe.
Insomma, non credo continuerò a vederli.

y2006_pipponi

Formigoni vuol fare il senatore

Il Governatore della Lombardia (ma anche Galan in Veneto, a quanto pare) ha deciso: scenderà in campo per portare alla vittoria le truppe della Casa della Libertà. Qualcuno si potrebbe chiedere “ma come, lascia un così bel posto per diventare uno dei tanti?” Ma no, non è così: pur immaginando che ieri Radiopop scherzasse, quando ha detto che se il centrodestra vincerà ci sarà una leggina ad (alteram) personam che permetta la compatibilità, la risposta è molto più semplice. Gli eletti hanno infatti 90 giorni di tempo per decidere quale cadreghino mantenere, e intanto uno può farsi un giretto a Roma.
Continuo a dire che la mia proposta di due anni fa (“ti candidi e ti eleggono? Lasci obbligatoriamente il posto che avevi prima”) dovrebbe essere presentata come legge.

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Proprietà di linguaggio

L’anno scorso Nicola Calipari è stato ammazzato. Nelle commemorazioni che si sono tenute, il ministro della Difesa Martino è arrivato a parlare di “tragedia greca” e del “fato che impedisce all’eroe di cogliere il frutto del suo valore”. Questo deve essere sembrato troppo persino al governo, tanto che per fare una doverosa precisazione hanno scomodato nientemeno che Gianni Letta. Il modo con cui Letta è riuscito a dar torto a Martino merita di essere citato integralmente.
“La retorica ha sempre qualche piccola insidia. Forse nel tentativo di nobilitare la figura di Calipari è stata evocata la tragedia greca. Dove, è vero, è il fato che spiega tutto ciò che accade come conseguenza ineludibile di qualcosa che non è conoscibile né influenzabile dall’uomo: ma la tragedia greca è cosa antica, lontana, passata. [Oggi] la responsabilità impone di conoscere e agire coerentemente e conseguentemente. Anzi di agire per conoscere: solo così potremo onorare non soltanto a parole la memoria di un grande servitore dello Stato”.
Peccato che nessuno metterà in pratica queste parole.

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Numb3rs

Ivano mi fa notare come da domenica prossima Rai2 inizierà a trasmettere la serie televisiva Numb3rs (con il 3 al posto della e), “un thriller-poliziesco, sulla scia di CSI, che combina l’FBI con la matematica”.
Detto così sembrerebbe preoccupante, ma sembra invece non sia così, e che la serie sia abbastanza godibile e soprattutto fatta bene (dal punto di vista matematico, intendo). Non so però se riuscirò a fare una recensione, visto che la premessa è “riuscire a guardarla” e io e la televisione non andiamo mai troppo d’accordo…

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Una gita in Tilab

Visto che da mercoledì primo marzo siamo diventati tutti parte della grande famiglia Telecom Italia, ai Grandi Capi di IE – che non c’entra con la Microsoft, ma più prosaicamente sta per “Innovation and Engineering” – è sembrato opportuno convocare a Torino la sparuta rappresentanza dei quadri milanesi per le Puntuali Spiegazioni Su Cosa Faremo Nel Prossimo Futuro, di cui ovviamente non farò parola qua.
Ci siamo trovati così in sei stamattina alle 11 in Centrale per prendere l’Intercity per Torino: avevo pensato di partiire due ore prima per respirare l’aria torinese postolimpica, ma poi mi sono detto “e chi me lo fa fare?”. Beh, ad esempio il fatto che l’Intercity aveva tre quarti d’ora di ritardo – problemi non meglio chiariti tra Padova e Vicenza – e quindi abbiamo dovuto prendere l’interregionale, precludendomi qualunque possibilità di passare per il tratto ad alta velocità. Tra l’altro, Trenitalia sta migliorando: i dieci minuti di ritardo standard dei treni sembrano essere diventati cinque.
Torino ci ha accolti con una bella giornata di sole e le Olimpiadi che aleggiavano ancora, tra i drappi rossi per coprire i cantieri, le pubblicità relative ai giochi e ancora una certa qual pulizia. Peccato che essendo in ritardo ci siamo ingozzati con un pessimo panino che il mio stomaco mi farà pagare a lungo e ci siamo fiondati in taxi verso Tilab, dove ho passato il tempo più che altro a salutare gli ex-ma-ora-non-più-ex-perché-siamo-di-nuovo-tutti-telecom colleghi.
Il ritorno è stato ancora peggio dell’andata, visto il ritardo nostro che ci ha costretti a fare l’assalto alla diligenza a Porta Susa (a nessuno era venuto in mente che invece che l’interregionale si poteva prenotare il treno Artesia che tanto sarebbe arrivato cinque minuti dopo a Milano…). Però non ho potuto fare a meno di andare a vedere la stazione della metropolitana, tra le battutace dei miei colleghi che non riuscivano a capire tanto interesse. Si vede che non hanno vissuto per quarant’anni a Torino. Beh, è carina e soprattutto non rutilante, seguendo i dettami subalpini: colori chiari ma tenui.

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