Monthly Archives: January 2016

MEDIUM: Wikipedia, libri e l’attendibilità

[post apparso originariamente su Medium, https://medium.com/@.mau./wikipedia-libri-e-l-attendibilit%C3%A0-in-discussione-6ad5ab922a21 ]

L’altro giorno, mentre cercavo in rete citazioni dei media sui quindici anni di Wikipedia, mi sono imbattuto in questo trafiletto di Leggo, che riporta un’intervista al direttore generale della casa editrice Loescher Marco Griffa. Nulla di così strano, considerando che Loescher è un marchio molto importante nell’editoria scolastica. Griffa ha subito spiegato che «Wikipedia è più facile, ma ha insegnato che bisogna verificare la fonte». Magari voi non ci crederete, ma io – come wikipediano di lungo corso – sono totalmente d’accordo con questa frase. I nostri sforzi sono ormai orientati non tanto a riempire di fatti e fattoidi l’enciclopedia – beh, c’è sempre chi lo fa, ed essendo Wikipedia costruita da volontari nessuno può negarglielo – quanto a far sì che il contenuto sia verificabile dal lettore, portando a corredo di una voce le fonti necessarie. Ricordo che Wikipedia nasce come fonte secondaria, il che significa che non può inventare nulla: le cosiddette “ricerche originali”, teorie che non hanno avuto una pubblicazione autorevole esterna, vengono immediatamente cancellate. Questo dovrebbe diventare chiaro per tutti gli utenti dell’enciclopedia: Wikipedia è una risorsa fantastica, ma vi richiede di fare un po’ di fatica anche voi e verificare la fonte delle informazioni in essa contenute.

Quello su cui non concordo è la conclusione che Griffa fa immediatamente seguire a quella frase: «prima, con i libri tradizionali, l’attendibilità non era in discussione». E chi l’ha detto? Chi è che darebbe le garanzie? Faccio un esempio banale. Ho appena letto un libro di matematica per ragazzi dove tra i vari temi trattati si accenna all’Ultimo teorema di Fermat e si racconta di come Wiles l’abbia finalmente dimostrato nel 1994. Si aggiunge però che prima della dimostrazione di Wiles il teorema era stato dimostrato solo per il caso di un esponente n=3. Tralasciando il fatto che Fermat stesso l’aveva essenzialmente dimostrato per il caso n=4, già nel XIX secolo si erano trovate dimostrazioni per molti valori di n: tra i numeri primi minori di 100, restavano fuori solo 37, 59 e 67. No, il libro non è pubblicato dalla Loescher, non preoccupatevi. Non mi interessa tirare fuori il nome del colpevole, ma semplicemente mostrare come l’attendibilità non è spesso assicurata non dico leggendo i media, ma anche con un libro che si suppone essere più curato e meditato. Perlomeno con il web possiamo immaginare di dovere stare all’occhio: con un libro potremmo abbassare la guardia ed essere fregati.

Poi, intendiamoci, capisco i problemi di Griffa: ha perfettamente ragione quando afferma che negli ultimi sei-sette anni l’editoria scolastica è stata obbligata per legge a produrre testi digitali quando il mercato non lo richiedeva. Quest’idea dei nostri governi di ogni colore del dover diventare digitali a tutti i costi non sono mica riuscito a capirla, a meno che non servisse a evitare il peso della cultura negli zaini dei ragazzi: fare uscire un libro digitale che sia una copia verbatim del testo già pubblicato sul cartaceo è poco utile, e confesso di non avere mai avuto tra le mani libri pensati per il digitale (i miei bimbi sono ancora troppo piccoli). Però vorrei lo stesso tranquillizzarlo e ricordargli che “libro digitale” non è la stessa cosa che “libro che va su Internet”. Quindi se le famiglie non hanno una connessione internet, non solo possono usare i libri digitali, ma soprattutto non possono usare Wikipedia e quindi il copincolla per fare le ricerche sarà ancora fatto con i vecchi mezzi…

MEDIUM: Gianni Riotta, Wikipedia e Gödel

[Post apparso originariamente su Medium, https://medium.com/@.mau./gianni-riotta-wikipedia-e-g%C3%B6del-8fd31993e56c ]

Venerdì 15 gennaio Wikipedia compirà 15 anni. In pratica, nel nostro pianeta due persone su 7 non hanno mai vissuto in un mondo senza Wikipedia. (In Italia solo una su 7, ma non è colpa della bassa penetrazione dei collegamenti Internet). Gianni Riotta ha scritto per La Stampa un articolo al riguardo, dove tra l’altro si lamenta che

Troppe voci dell’enciclopedia online sono controverse o spurie (il fondatore del Qualunquismo, Guglielmo Giannini, ricordato come «nonno della showgirl Sabina Ciuffini», ex valletta di Mike Bongiorno), la parte scientifica non divulgativa (provate a studiare il teorema di Gödel su Wiki: «Con il… teorema di Gödel si è dimostrato che tale teoria risulta completa per i soli assiomi logici, ossia: per ogni formula “R”, esiste una formula ad essa corrispondente “r” tale che: se sussiste; se non sussiste …).

Per il primo punto sollevato da Riotta non c’è molto da dire. La notizia è interessante per quelli della mia generazione, e credo anche per chi come Riotta non ha neanche dieci anni più di me; per quanto riguarda i giovani, probabilmente non conoscono né Giannini né Ciuffini né il qualunquismo inteso come movimento politico. Posso dargli ragione sulla collocazione della notizia, che era posta quasi all’inizio della voce; e infatti l’ho spostata in fondo, operazione che chiunque avrebbe del resto potuto fare. Il secondo punto è invece molto più interessante, ed è quello che mi ha fatto venire voglia di scrivere queste righe.

È vero: la voce di Wikipedia “Teoremi di incompletezza di Gödel” è incomprensibile, anche per chi ha conoscenze di matematica e logica di buon livello. Se ve la cavate l’inglese, vi conviene come capita spesso vedere la voce in quella lingua: la trattazione divaga qua e là, ma almeno dà un’idea un po’ più chiara di cosa sta succedendo. Magari prima o poi qualcuno riscriverà da capo la voce in maniera più comprensibile per il volgo: gli faccio in anticipo i miei più vivi complimenti, perché quel teorema è un casino. Qualche anno fa ho provato a scrivere una traccia della dimostrazione: se dovessi farlo oggi, credo che la rifarei da capo e non garantisco di ottenere un risultato migliore. E anche dopo aver riscritto una traccia del teorema, resterebbe tutta la parte sul suo significato, che è ancora più complicato da spiegare con semplicità eppure è la parte che sarebbe davvero importante.

Perché Riotta si è giustamente lamentato di quella voce, ma lo ha fatto per il motivo sbagliato. Wikipedia è un’enciclopedia, non un manuale. Uno che vuole studiare il teorema di Gödel dovrebbe andare a cercare su Wikiversity, che è il progetto della Wikimedia Foundation che per l’appunto

ha come obiettivo la produzione e la diffusione di materiale didattico (lezioni, esercitazioni, attività guidate, attività pratiche, documenti audio, etc.) al fine di consentire a tutti di imparare o di riapprendere in modo più indipendente possibile.

Se mai io avessi tempo di riscrivere la mia dimostrazione del teorema di incompletezza di Gödel, la metterei su Wikiversity e su Wikipedia lascerei solo il collegamento. E non ci sarebbe nulla di strano: come chiunque può verificare, la Britannica non dimostra il teorema, a meno che riesca a farlo nelle 195 parole che non sono visibili nell’anteprima. La Treccani non ha neppure una voce al riguardo nell’Enciclopedia vera e propria: parla del teorema nella voce dedicata a Gödel nel suo Dizionario di filosofia, e dà una dimostrazione del teorema nella sua Storia della Scienza. Non auguro a nessuno di dover studiarlo da quella pagina, ma vale lo stesso discorso fatto per Wikipedia: un’enciclopedia non è un manuale.

Morale della storia? Spero che Wikipedia continui a progredire (anche se non vi nascondo i miei dubbi: più roba c’è, più è difficile avere le competenze per migliorare molte voci). Ma spero che tutti capiscano che Wikipedia è un’enciclopedia, e non può essere tutto.

(i miei cookie)