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RACCONTO: Test di Turing

Zhong si accinse ad applicare gli ultimi ritocchi all’Unità KW4501-A. L’indomani sarebbe stato il grande giorno: la prova finale del Concorso Turing, il simbolo del ritorno alla piena normalità. La Guerra delle Sessantaquattro Ore era stata devastante, ma era un ricordo del passato. Anche se a un costo gravissimo, l’ordine mondiale era stato sovvertito; finalmente la civiltà terrestre aveva davvero ripudiato la guerra, affidandosi alla logica. Le aree rese radioattive nel corso della guerra venivano man mano bonificate, e alcuni coraggiosi esploratori erano riusciti a penetrare nei datacenter miracolosamente rimasti intatti per recuperare le tecniche di programmazione degli Antichi. Alla riscoperta delle opere di Alan Mathison Turing il Consiglio Planetario rimase estasiato, e decise di onorare il duecentesimo anniversario della sua nascita mettendo in pratica una delle sue idee più avveniristiche. Il matematico aveva previsto che in futuro sarebbe stato impossibile capire se dall’altro lato di una connessione dati solamente testuale ci fosse stato un essere umano o un computer: dieci tra le menti migliori della Terra avevano accettato la sfida, e nessuno sapeva chi avrebbe partecipato e chi avrebbe delegato la propria creatura.

Zhong aveva deciso che non sarebbe stato lui a connettersi, ma l’Unità KW4501-A. Era certo di aver trovato la soluzione perfetta per confondere i giudici: con un generatore di microscariche elettriche ad alta frequenza le configurazioni interne dell’Unità venivano modificate così rapidamente che le sue risposte erano le più naturali e veloci possibili. Non sarebbe stato sufficiente per un confronto dal vivo, era ovvio; ma per fortuna la limitatezza della connessione avrebbe permesso di coprire le piccole magagne ancora presenti. D’altra parte come si può sperare che, per quanto modificato, un essere umano possa essere rapido come un computer?

(10 luglio 2013)

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