Visto quanto qui in Italia parlano della convention democratica – così resta meno da dire dei problemi nostrani – magari vi è capitato di scoprire che Kerry si professa cattolico. Notate negli USA prendono molto sul serio il voler conoscere la religione dei (candidati) presidenti, che generalmente sono battisti o presbiteriani: mi pare ci sia stato solamente un ateo professo, e i cattolici sono stati sdoganati solo con l’altro JFK.
Ho beccato questo articolo del Weekly Standard (immagino di ispirazione repubblicana), in cui si parla della chiesa frequentata dal nostro, il “Centro Paolista di Boston” se non ho capito male. A parte l’immagine buffa di un sit-in contro gli antiabortisti davanti a una chiesa cattolica, è interessante leggere come riescano a recitare un Credo tagliando i pezzi sulla “Chiesa una, santa, cattolica e apostolica” e soprattutto su “Gesù Cristo unigenito figlio di Dio”. Non so, l’articolo sembra scritto da uno dei nostri giornalisti vaticanisti, che non sanno che appena ci si allontana dalle Alpi l’accordo con il Vaticano è molto più formale che altro…
insulti in latino
Per la serie “fino a che ci puoi sparare parolacce, una lingua non è davvero morta” consiglio a chi non si scandalizza di dare un’occhiata alla pagina degli insulti latini, con comoda traduzione in inglese.
Ho dei dubbi su certe costruzioni, a dire il vero.
La vera storia dell’ultimo re socialista (libro)
Roy Lewis è abbastanza noto agli italiani per Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, che ha avuto un certo successo una decina di anni fa. Questa volta (Roy Lewis, La vera storia dell’ultimo re socialista, Adelphi Fabula, pag. 248, ISBN 8845910024, 12.39 €, trad. Carlo Brera) si è cimentato in una ucronia, vale a dire “cosa sarebbe successo se…”. Nel nostro caso, le rivoluzioni del 1848 non furono sconfitte dalla reazione, ma i socialisti britannici riuscirono a consolidare un mondo egualitario, sotto l’occhio di un’elite separata che continuava a sviluppare nuove invenzioni, tenendole però per sé in modo da non “turbare lo sviluppo”. Ma anche in questo mondo parallelo gli inglesi non possono fare a meno di un re, anzi di un Cittadino re: il libro racconta appunto la storia vista dagli occhi del re-imperatore Giorgio Akbar I, che avrebbe tanto preferito fare il matematico e non il finto regnante.
La Storia però tende sempre a tornare sul suo tracciato, così troviamo ad esempio Churchill, e gli equivalenti di Roosevelt e John Kennedy. E Lewis sembra avercela sia con il socialismo che con il capitalismo, ciascuno dei quali non è capace a risolvere i problemi dell’umanità. Insomma, nonostante l’indubbia piacevolezza del libro rimane questa vena triste, se non addirittura qualunquista.
i sogni NON son desideri
Ora, capisco che io possa sognare Mike Bongiorno: ieri sera Anna faceva zapping e a un certo punto ce lo siamo trovati. Capisco anche che se sogno di lui, mi tocca rispondere a una serie di quiz. Ma perché, avendo sbagliato due risposte su dieci, il premio che vinco è un bandierone di Forza Italia? Anzi, un bandierone 1.50×3 metri con asta inclusa, sfondo bianco e all’interno una serie di bandiere e stemmi vari del coso di Silvio B. A dire il vero avevo anche una specie di cabina impacchettata, che pesava un accidente e stava al pelo nel montacarichi lì vicino.
Ma quello che è peggio è che mi sono svegliato e riaddormentato, e dopo un po’ ho sognato di leggere un libro di psicologia o giù di lì che raccontava proprio di quel tipo di bandiera, e ho pensato nel sonno “però! proprio quando l’ho vinta!”
Dire che non avevo nemmeno mangiato pesante…
Probabilità
Due simpatici link matematici che ho trovato oggi.
Il primo arriva da Scientific American, dove viene fatto notare come un tipo di eventi da “una possibilità su un milione” capita a 77 persone al giorno nei soli USA. Non venitemi a raccontare che lo sapevate già da Terry Pratchett: il suo punto di vista è notoriamente diverso.
Chi ha voglia di farsi un po’ più di conti può leggere questo PDF di Karol ?yczkowski e Wojciech S?omczy?ski (occhei, lo ammetto, volevo vedere se il vostro browser era in grado di visualizzarne i nomi), polacco che ovviamente si lamenta perché la bozza di costituzione europea ha abbassato il peso relativo della sua nazione rispetto al trattato di Nizza. Il sistema che propone è interessante: visto che i voti di una nazione sono un sistema on/off, argomenta seguendo Penrose (Lionel, non Roger) che i voti dovrebbero essere proporzionali alla radice quadrata della popolazione delle singole nazioni.
il caso del pc fantasma
Oggi sono tornato all’attacco dell’assistenza tecnica TIM. La persona che mi ha risposto è stata molto gentile: peccato che non sappiano assolutamente cosa fare con il mio povero Fujitsu-Siemens (due nomi, una garanzia) che non fa parte dell’hardware da loro trattato; non è poi possibile nemmeno riuscire a forzare le procedure informatiche e accettarlo. Il suggerimento è stato provare con IT Telecom, che come ho scritto ieri non ne vuole più sapere. Il secondo suggerimento è stato di aspettare fine settimana per vedere se qualcosa si sblocca: il terzo di inviare una email, che farà il suo bel percorso burocratico. Chissà che capiterà.
Storie di ordinaria burocrazia
Come ho scritto, il portatile che ho in dotazione è nuovamente scassato, anche se devo dire che stavolta il guasto è diverso dal solito, ed è la tastiera che non va.
Bene, cerco il numero di assistenza telefonica: nessuno lo sa. Alla fine qualcuno mi dice di provare quella del gruppo Telecom. Chiamo il numero verde e scopro che la mia matricola non viene riconosciuta. Con l’aiuto del gentilissimo ex-collega – anche lui ex ITTelecom, ma esternalizzato in HP – scopro che la mia vecchia matricola è ancora inserita nella base dati, ma non v’è associata alcuna apparecchiatura hardware, il che ha un certo qual senso. Purtroppo non sapeva però a chi dovevo rivolgermi. Altro giro, e finalmente spunta il numero di telefono dell’assistenza interna Tim. Chiamo, e inizia una conversazione che ha del surreale. Mi presento, e la tipa all’altro lato mi fa “sede di via Valtorta”. Io rispondo “in teoria sì, ma siamo ancora a Rozzano, perché Tim non ci ha spostato dopo l’acquisizione del ramo d’azienda”. “Ah, perché qui è indicato via Valtorta, deve andare là. Quando torna?” Io cerco pazientemente di spiegarle che non ci sono mai andato, in via Valtorta, e che mi piacerebbe anche andarci, ma non è certo una scelta che posso fare io; al che mi risponde “bene, la facciamo contattare al suo cellulare. A che piano sta, in via Valtorta?
È una fortuna che non si possa strozzare la gente per telefono.
Adesso resto ufficialmente senza alcun supporto informatico, e soprattutto senza sapere cosa fare per riottenerlo, visto che il nostro punto delega non sa assolutamente chi contattare. Fosse solo dovere andare in via Valtorta, lasciare il PC e riprenderselo tra un par di giorni non ci sarebbero problemi. Peccato che non sappia dove lasciarlo… e a dire il vero non saprei nemmeno come entrare, visto che non abbiamo nessun badge Tim. Siamo figli di nessuno.
lunedì
Stamattina arrivo in ufficio e scopro che ho dimenticato a casa il telefonino.
Accendo il mio portatile personale, e scopro che la scheda video funziona solo a metà. Mentre penso a dove dare una botta per farlo funzionare (sì, alla fine ce l’ho fatta) accendo il portatile di lavoro, e scopro che alcuni tasti non funzionano. Esco per andare a prendere un caffè alla macchinetta, e scopro che è scassata.
Dovevo restarmene a dormire.