mezze stagioni

Non ci sono davvero più.
Credo che ormai io scriva due volte l’anno “in due giorni sono passato dal copriletto leggero a coperta e copriletto pesante” e ovviamente il viceversa dopo alcuni mesi. Che ci posso fare se le temperature variano in maniera così repentina?

controcorrente

Oltre a discettare della eurobocciatura di Rocco e delle traduzioni inglese-bergamasco della parola gay, molte delle fonti che leggo hanno tuonato contro i “permessi premio” concessi a Giovanni Brusca. Ci si è messo anche Gramellini nel Buongiorno di oggi sulla Stampa.
Eppure, per quanto io rabbrividisca al pensiero di come Brusca abbia ammazzato uomini, donne e bambini senza nessuna remora, non riesco a unirmi a questo coro. I morti non rivivranno più, è vero. Ma non mi sembra una ragione sufficiente per fare morire un’altra persona (e un ergastolo non è poi così diverso da una condanna capitale) solo per dire “occhio per occhio, dente per dente”.

scrivo poco perché…

È vero, in questi giorni scrivo poco, e solo pipponi. Sarà il periodo, l’autunno che è finalmente arrivato, o le notizie che si sentono in giro, ma le cose vengono fuori così. Non è successo nulla di grave, però, state tranquilli!

auditel

Ci sono state le prime avvisaglie alcuni mesi fa: “il campione di famiglie auditel non è più rappresentativo”. Poi si scopre che la AGB, che gestiva Auditel, si è fusa con la Nielsen. Infine non si legge più che Striscia la Notizia ormai è regolarmente surclassata dai pacchi di Bonolis, e che la Rai sta di nuovo con un discreto margine di vantaggio rispetto a Mediaset… proprio nel periodo di osservazione che i pubblicitari usano per indicare poi i valori da considerare nell’anno.
Sarei felice se qualche dietrologo più bravo di me riuscisse a spiegare cosa c’è davvero dietro – giusto per curiosità, visto che io la tv non la guardo.
Non mi sembra però così strano che l’italiano medio apprezzi la trasmissione di Bonolis. Lui mi sta sulle palle, però sa fare bene il suo mestiere: al limite ci si può chiedere se quel mestiere s’ha da fare…

indymedia

A me indymedia non è mai piaciuta come stile, quindi non la leggo.
Però trovo molto pericolosa la possibilità che qualcuno voglia fisicamente togliere degli hard disk con “contenuto pericoloso” (ma quanto pericoloso è, da non potere semplicemente fare una copia?) e peggio ancora non dire assolutamente qual è il motivo del sequestro, in vero stile intimidatorio-poliziesco.
Troppo facile fare i gradassi con il coltello dalla parte del manico.

divisioni

Sono appena tornato dal Brico, dove abbiamo preso tra le altre cose del terriccio. Anna mi fa “non prendere quello da 50 litri, ma due da 25: costa di più ma è più comodo da gestire”. Il ragionamento mi andava benissimo. Però non riesco a comprendere come mai il peso del sacco da 50 litri sia 14 Kg, mentre quello da 25 ne pesa solo 6. Si scopre sempre qualcosa di nuovo.

L’ottimismo innanzitutto

Notizia un po’ nascosta su Repubblica cartacea di ieri, a proposito del piano di riorganizzazione della Zoppas. Inizio con la parte buona: viene affermato che le 400 persone in esubero verranno “accompagnate a un nuovo posto di lavoro”. Ma poi tremo a leggere le parole del sottosegretario Maurizio Sacconi: “Questo piano è in sè (sic) originale perché determina esuberi strutturali non già per una ragione di crisi aziendale ma per un programma di sviluppo”. Traduco: lo sviluppo di un’azienda passa per la riduzione dei posti di lavoro, e ciò è una bella cosa. Insomma, è già una palla doversi occupare di chi perde il posto, almeno godiamo per la sanità dell’azienda. Ma bisognava proprio esplicitarlo?

Il radar ha colpito anche me

Sapevo che non poteva essere così bello. Arrivo in forte anticipo a Fiumicino, provo l’ebbrezza del banco accettazione dedicato per il gruppo Telecom, arrivo alle partenze e vedo il mio aereo già attaccato al finger con tre quarti d’ora di anticipo sull’orario di partenza. Vedo perfino l’equipaggio che sale. Sì, c’era stata la storia del radar di Milano che stamattina aveva fatto le bizze come doviziosamente segnalato da Repubblica on line, ma oramai era tutto passato. E poi, suvvia, un’ora di ritardo non dico sia la norma, ma è ampiamente possibile.
Però c’è qualcosa che non va. Le signorine all’uscita che devono fare il controllo biglietti non si vedono. E il tempo passa: ci fosse un pendolo batterebbe le 19 e anche il quarto. Pure, il volo continua ad essere schedulato alle 19.20. Finalmente passa un pilota, che dice che il radar di Milano è di nuovo fuori uso – ma si sono ricordati di pagare la bolletta della luce? – e il centro di controllo europeo a Bruxelles ha bloccato tutto: il ritardo presunto è di due ore e mezzo. Il tabellone non ha nulla da dire, per lui è tutto regolare.
Alle 19.35 spunta una tipa Alitalia che prende il microfono e annuncia che la situazione è tornata alla normalità per quanto riguarda il radar, ma che i ritardi ovviamente restano, e il nostro volo ha l’autorizzazione per la partenza alle 21.40; in fin dei conti quello delle 18 dovrebbe partire alle 20.50, quindi risparmiamo ancora. Comunque, niente paura: “non ci dovrebbero essere ulteriori ritardi”. Il tabellone all’uscita si adegua, e indica che la partenza è rimandata alle 19.40. D’altra parte, i monitor indicano che anche il volo precedente, quello delle 19, ha venti minuti di ritardo: però alle 19.50 ho visto la gente che ci si stava imbarcando.
Ore 20: c’è qualche segno che mostra l’attenzione di Aeroporti di Roma alla situazione: il mio volo continua ad essere segnato per le 19.40, ma il successivo e quello delle 20.30 sono cancellati. La signorina all’accettazione aveva detto che il mio aereo era previsto semivuoto, quindi la cosa potrebbe anche tornare.
Ore 20.30: il tabellone indica la partenza alle 20.30: peccato che a voce dicano che si partirà alle 22.50. Forse.
Ore 21.10: il tabellone indica la partenza alle 20.30. Non si degnano neppure di aggiornarlo. Noto che il volo delle 18.40 è indicato come all’imbarco, orario di partenza le 21. Quello delle 19 probabilmente è partito: sarebbe interessante riuscire a scoprire chi è stato casualmente spostato su quel volo e soprattutto come si fa a contattare le persone giuste.
Ore 21.15: mentre stavo scrivendo, chiamano il mio volo. Non me n’ero nemmeno accorto: presente l’abulia atarassica? Ecco. Non che capisca bene la logica di farci salire, visto che l’autorizzazione al volo adesso è per le 22.10. Mi sa tanto che nessuno sappia nulla. Alla fine la partenza è stata alle 22.15, l’arrivo alle 23.05… e dopo qualche minuto il comandante ci dice che il finger non ne voleva sapere di muoversi, e quindi avrebbero dovuto cercare una scala. Alla fine noi dei posti dietro siamo scesi dalla scala posteriore, e abbiamo preso il pulmino che ha coscienziosamente percorso tutti e cinquanta i metri verso il terminal, mentre i passeggeri delle prime file alla fine sono riusciti a uscire dal finger. Bisogna dire che il commento generale a quest’ultima botta è stato un mormorio rassegnato.
Quello che mi fa rabbia di tutta questa storia è naturalmente la maniera con cui si decide scientemente che gli utenti non hanno bisogno di sapere. Non ci voleva molto ad annunciare agli altoparlanti “il centro di controllo radar milanese ha dei problemi, pertanto i voli per il nordovest subiranno ritardi quantificabili al momento in due ore. Non appena avremo ulteriori informazioni, ve le daremo”. Invece no. Non siamo degni di poter sapere.