Fortuna ci sono delle certezze

Meno di una settimana fa ho scritto che alla fermata Zara della metro gialla avevano finalmente cambiato i tornelli, dopo che metà erano guasti. Stamattina ce n’è già uno di quelli nuovi con il bel nastro bianco e rosso e la fotocopia “porta guasta”. Che bei lavori.

compilare compilatori

Che bello. Per compilare delle librerie per il nostro progetto, la fida vecchia versione 2.95.3 del gcc non basta, ci vuole la 3.x.
Bene, vado a prenderla e compilarla. Due palle. Sia l’ultima 3.4 che l’ultima 3.3 non si compilano su questa macchina trustix: va in segmentation fault nientepopodimeno che as (e mandare un assembler in fault non è malaccio, se uno ci pensa su). Va bene, possiamo prendere l’rpm e via, no? Sbag-lia-to. A questo punto inizia il gioco delle dipendenze, e la cosa peggiore è che non riesco a trovare nemmeno le tre distinte libc.so.6 che sono indicate come dipendenze necessarie. Viene quasi voglia di usare windows.

caos continuo

Ieri sera alle 21 ero in piazza sant’Agostino, e ho visto una serie di bus navetta. Chiedo al tizio ATM se si fosse di nuovo buttato qualcuno giù dai binari, e lui mi risponde “per fortuna no – e poi quelli preferiscono la linea rossa che ha il terzo binario, così hanno maggiori possibilità di ammazzarsi”. Continua dicendo che è crollata la linea elettrica tra Cadorna e Sant’Agostino, uno dei posti peggiori: la galleria è sotto la falda, e le idrovore viaggiano a pieno ritmo. Mentre prendo la bicicletta per tornarmene a casa, gli dico “speriamo che per stanotte abbiano riparato, altrimenti…” e lui si dice dubbioso.
Aveva ragione, a quanto leggo oggi sul giornale. Non oso pensare a come sarà Milano, mi è già bastato il viaggio odierno per Roma con una coda al metal detector che usciva quasi sulla strada, e più di un quarto d’ora d’attesa alle macchine della Coop Airport a Fiumicino, quando in genere non c’è mai nessuno all’ora in cui arrivo io.

corsi e ricorsi storici

Sto leggendo Salvate il soldato potere, che racconta un po’ di dietroscena sulla “guerra per la libertà” condotta dagli USA (è la Seconda Guerra Mondiale, malfidenti che non siete altro). Prima o poi metterò la recensione del libro, ma un paio di cose lette nelle prime pagine mi hanno colpito.
Nella Prima Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno partecipato al conflitto per diciannove mesi. Bene, in tutto quel periodo fu vietato di mostrare foto di soldati americani morti in guerra. Ricorda niente? E sempre a proposito della “libertà”, che ne dite dei crauti, che appunto da Sauerkraut furono rinominati “Freedom Cabbages”?

The Corporation

Venerdì sono andato al cinema. (Sì, oggi è lunedì. Non ho mai detto di essere sul pezzo). Il cinema è il Centrale, quello dietro il Civico Tempio di San Sebastiano la cui sala di proiezione assomiglia più che altro a un autobus iperaccessoriato. Il film è appunto The Corporation: come disse Anna, un documentario potevo anche reggerlo.
In effetti sono arrivato alla fine senza troppi problemi: il guaio è che non è così banale poi capire cosa fare esattamente. La parte che mi è piaciuta di più è quella iniziale che spiega come le corporation sono riuscite a ottenere la personalità giuridica: sfruttando l’emendamento contro la schiavitù. Niente male, vero? Ma se poi uno si mette a pensare un po’ di più, scopre che manca una cosa molto importante. Non sono solo le corporation ad affamare la gente. È tristemente vero che chi ha cucito la maglietta griffata che indossi riceve lo 0.3% del totale: ma è anche vero che il 50% va al negozio che la vende, e che quindi fa in un certo senso parte della Corporation. Una vera controrivoluzione costerà molto di più a tutti, non solo alle corporation.

Contracta servanda sunt

Pera: i parametri europei “non possono essere utilizzati come alibi per non rispettare gli impegni e il programma di governo”. In effetti, quello di stabilità è solo un patto.

Domenica ti porterò sul lago

Ma non questa domenica. Oggi infatti c’è il blocco del traffico, una di quelle belle misure preventive che sono tanto di moda in questi ultimi anni e che, come del resto tutte le azioni preventive, servono a tutto tranne che a quanto vorrebbero.
Oggi ad esempio, stante la giornata fredda ma serena, abbiamo preso la bicicletta e siamo andati in centro. Risultati: Anna affermava di fare una fatica boia a pedalare – ci credo, saranno quasi quattro mesi che non tocca la bici… un’oliatina alla catena non avrebbe fatto male. Anche tralasciando i taxi, che a dire il vero sembravano una quantità incredibile, c’erano parecchie automobili, non so se gente amante del rischio oppure titolari di una tra le millanta esenzioni graziosamente elargite. Poi in centro c’era un casino indescrivibile, coda enorme per mangiare qualcosa. Infine un paio d’ore chiusi sottoterra alla Feltrinelli, mentre Anna cercava delle ispirazioni per i regali di Natale (risultato finale, 185 euro). La libreria era anch’essa strapiena, e fortuna che dopo un’oretta – trenta minuti più di quanto io riesca a resistere – mi sono trovato una sedia dove ho potuto dedicarmi alle mie operazioni di scrittura.
A parte i problemi miei personali, non si può negare che se le giornate senz’auto godono di condizioni atmosferiche favorevoli allora riscuotono un gran bel successo. Peccato che siano definite in maniera così rispettosa dei presunti interessi dei commercianti da non essere per nulla utili.

Metropolitana a scatola chiusa

Martedì sera, dopo avere visto che all’uscita della fermata Zara su sei porte tre erano fuori servizio, avevo voglia di scrivere qualcosa per lamentarmi dello stato pietoso in cui versava la stazione. Venerdì sera, quando sono di nuovo passato di là, ho capito la ragione: avevano infatti cambiato tutti i tornelli, e messo il nuovo modello con le porte scorrevoli alte un metro e 80 o giù di lì.
Tutte queste modifiche sono legate al Grande Piano di Sostituzione del Biglietti: in un futuro non meglio precisato, i biglietti saranno magnetici, anche gli abbonati dovranno inserirlo perché i tornelli li facciano passare, e la metropolitana diverrà così un “sistema chiuso”, impedendo a chiunque di viaggiare a sbafo. Non so come riusciranno a fare qualcosa del genere sulla 90-91, ma immagino che la strategia dell’ATM sia “facciamo vedere qualcosa, magari si dimenticano del resto”.
Il problema è che almeno a me queste porte così alte danno un certo senso di claustrofobia, e non so bene quanti saranno in pratica i vantaggi. Chi vivrà vedrà.