Capita anche questo

Questa settimana per la mia trasferta romana ho ripreso l’albergo all’Esquilino che usavo alcuni mesi fa. Non è quello che il gruppo Telecom vuole propinarmi, ma costa uguale ed è più comodo per arrivare in stazione Termini; e ci sto anche bene come camera. Parlano tanto male dell’Esquilino, ma non mi è mai capitato nulla. Però…
Ieri sera mentre esco per andare a cena vedo un po’ più di gente del solito nell’atrio, compresi due tipi in giubbotto antirifrangente arancione e decalcomania del 118. Passo senza pensarci più di tanto. Quanto rientro alle 22:40 vedo una macchina della polizia ferma davanti all’albergo, e davanti ad essa un furgoncino bianco con una scritta un po’ rovinata sul portello posteriore: “servizi di polizia mortuaria”. Entro pensandoci un po’ di più.
Stamattina mentre pago il conto chiedo lumi, e mi dicono che un poveretto ieri si è preso un infarto ed è morto.

pacchi (non bonolisiani)

stasera me ne starò qui nell’Urbe a cena triste e soletto, come da titolo.
(oh, avrò pur da fare sentire un po’ in colpa la persona in questione, no? :-) )
ps: già ieri sera, ma soprattutto oggi, sta facendo un caldo boia. Adesso sono in t-shirt in ufficio, con la finestra aperta. E visto che siamo in un open space e la finestra non l’ho aperta io, non è che ho le caldane.

Vivo proprio tra le nuvole

Ieri sera avevo appuntamento alle 20:30 alla fermata Lepanto della metro con Ignazio. Naturalmente, stante lo sciopero dei cobas, la metro era chiusa: sempre naturalmente sono riuscito a perdere al volo il bus che avrebbe dovuto portarmi da quelle parti, nonostante una bella corsa con relativa sudata, e allora ho deciso un approccio per approssimazione e ho preso il 64 che mi avrebbe almeno avvicinato. Ignazio mi dice che a questo punto è meglio trovarsi in piazza Cavour al palazzo di giustizia: scendo dopo largo Argentina e comincio a incamminarmi. Passo davanti a un palazzone con transenne e guardie davanti, ma non ci faccio nemmeno troppo caso – siamo a Roma, figuriamoci.
Ci facciamo una pizza, e alla fine chiedo a Ignazio così per curiosità “ma che ministero c’è in via del Plebiscito?” al che lui “Ma che ministero! È la residenza di Berlusconi!”
Scusa, Silvio. Non ti ho così tanto nel cuore per ricordarmi dove abiti.

sempre peggio…

Altro che la settimana scorsa! Stamattina la coda al metal detector di Linate non solo occupava tutto il corridoio, ma girava, riempiva l’altro lato della sala, e poi con una torsione di 180 gradi ritornava alla porta verso l’esterno. Mi sembrava di giocare a snake. Non che avessi fretta, mi sono fatto un quarto d’ora in lenta marcia.
La ragione di tutto questo? probabilmente, come mi ha acutamente fatto notare il tassista, tutti quelli che avevano da andare a Roma ieri e non avevano una reale urgenza hanno rimandato ad oggi.
Naturalmente a Roma si è aggiunta la pioggia, e quindi a Fiumicino non si trovava un taxi uno – a meno che uno non fosse furbo e andasse al terminal per gli internazionali…

Strani attrattori (libro)

La fantascienza è tornata a non essere più un genere di moda. Asimov sta rientrando un po’ nel giro giusto perché hanno fatto un film da I, Robot; Heinlein, Clarke, Farmer, Silverberg, Pohl, Niven, Anderson sono introvabili. Ma quello che è peggio è che ho citato tutti nomi che sono diventati famosi tra gli anni ’40 e i ’60. E oggi che cosa si scrive?
Diamo merito alla Shake di avere spostato un po’ più avanti la frontiera cronologica con questa antologia (AA.VV., Strani attrattori, Shake Edizioni 1996 [1989], p.301, € 15.49, ISBN 88-86926-18-9) a cura di Rudy Rucker, Peter Lamborn Wilson e Robert Anton Wilson. Tra i numerosi racconti brevi e poesie, è possibile farsi un’idea della scena alla fine degli anni ’80: naturalmente il linguaggio è molto più crudo, e si trova una nota generale di pessimismo che pervade la maggior parte dei racconti. Non ci sono capolavori, ma almeno si può allargare un po’ il campo delle nostre conoscenze SF… in attesa di una Millenium Anthology.

Centro commerciale?

Nei sei mesi da quando ero passato l’ultima volta da Torino, mi sono trovato un ascensore nuovo. Non ho più voglia di parlare delle liti di scala sulla ripartizione delle spese, non so se si sono fermati al giudice di pace. (Cambiare l’ascensore era necessario per semplificare l’uso per la persona costretta su una sedia a rotelle dalla distrofia) Potrei parlare delle porte al primo piano che in alto stanno a mezzo centimetro di distanza e in basso a un centimetro e mezzo, ma non è poi così tanto un mio problema.
Però non posso astenermi dal pensare a come sia possibile avere un cicalino – no, una sirena da 70 decibel minimo che ogni volta che l’ascensore si ferma fa plin-plon-plan manco fossimo alla Rinascente. Posso garantire che dalla camera, che è dall’altra parte dell’edificio, il suono si sente anche di giorno. Fortuna che non ci devo vivere…

campagna elettorale piemontese

Nella mia purtroppo breve gita torinese, non ho potuto non accorgermi della presenza virtuale di Anna Benso, che ha tappezzato la città di poster e si è persino fatta l’ufficio di rappresentanza in via Arsenale angolo via Santa Teresa. Anche se nei manifesti non c’è scritto il partito di appartenenza, l’azzurro è quello di ordinanza. Il sito la signora ci rende poi edotti che “nel 2005 mi dedicherò a essere vicina alle persone, per essere concretamente utile in un momento così delicato per la gente”. I buoni propositi per l’anno nuovo non sono anche validi per il controllo ortografico, visto che sempre in prima pagina la signora vuole “consocere” la nostra opinione.
Restano poi sempre i manifestini di Scanderebech, che dopo avere avuto un simpatico battibecco con i suoi ex amici di Forza Italia si è riciclato nell’UDC; poi all’angolo tra via Monginevro e corso Montecucco ho visto un seipertre di un tipo che non ho capito se stesse facendo pre-campagna elettorale, stesse pubblicizzando la propria impresa di costruzioni o entrambi. Se qualcuno passa di là, potrebbe rammentarmi nome e cognome?
Da questo punto di vista bisogna dire che Milano è più morta. Anche qui si vota in primavera per le regionali, ma tutto tace.

<em>L'estetica della macchina</em>

In un rarissimo passaggio a Torino – praticamente fatto di nascosto… – abbiamo scoperto questa mostra a Palazzo Cavour, e ci siamo andati. Palazzo Cavour, in via Cavour, è il posto dove nacque Cavour e morì Cavour. Sembra che ultimamente sia diventato anche un posto per mostre… si saranno scocciati di essere monotematici.
Questa mostra, sottotitolata “Da Balla al futurismo torinese”, non è una di quelle cose che meritano un viaggio a Torino apposta, però se uno è da queste parti secondo me dovrebbe passarci. Del palazzo vedrà poco, giusto un paio di sale restano visibili, ma la mostra è interessante, gettando uno sguardo non banale sul futurismo, almeno come pittura, scultura e in parte architettura, con una serie di bozzetti.
La mostra è aperta fino al 30 gennaio 2005, orario 10-19.30 da martedì a domenica con prolungamento alle 22 il giovedì: 6 euro e 20.