raffreddado

Non è ben chiaro come uno possa prendersi un raffreddore in questa stagione, ma io sembro essere un esperto nel campo.
In pratica, stanotte ho persino preso un’aspirina; adesso ho il naso che cola e un po’ di mal di testa. Nulla di trascendentale, comunque…

Decreto antiterrorismo e posta elettronica

Tra una bomba e l’altra, abbiamo sentito delle norme antiterrorismo volute dal ministro dell’interno Pisanu e approvate più o meno da tutti i partiti. Tra queste norme, si è sentito dire che “i provider dovranno tenere per due anni tutti i messaggi di posta elettronica”. Beh, non è esattamente così, almeno da quello che si può leggere nel testo del decreto.
Premessa: io non ho studi di legge, e posso solo parlare dal punto di vista informatico. Non prendete insomma le mie parole per oro colato. L’articolo in questione è il 6, comma 1, e recita così:
A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e tino al 31 dicembre 2007 è sospesa l’applicazione delle disposizioni di legge, di regolamento o dell’autorità amministrativa che prescrivono o consentano la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione, e gli stessi, esclusi comunque i contenuti delle, comunicazioni, e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi e dei servizi, debbono essere conservati fino a quella data dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono un periodo di conservazione ulteriore. I dati del traffico conservati oltre i limiti previsti dall’articolo 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possano essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente decreto legge, salvo l’esercizio dell’azione penale per i reati comunque perseguibili.
A parte l’uso creativo delle virgole, è abbastanza chiaro leggere che il contenuto delle comunicazioni è escluso. Quindi si può immaginare che quello che si dovrà conservare per due anni sono i log dei server: data e ora del contatto, sito remoto, mittente e destinatario dell’envelope, cioè la “busta” del messaggio, che non sono necessariamente gli stessi di quelli che vediamo noi. Per fare un esempio banale, se io invio un messaggio in ccn: al mio amico pippo@example.com, il server di posta di example.com vedrà nell’envelope che il destinatario è pippo@example.com, ma nel testo nel messaggio non ci sarà traccia di Pippo. Attenzione: il titolo del messaggio non appare nell’envelope ma nel corpo del messaggio, come pure la dimensione del messaggio stesso, e sarebbe bello sapere cosa vuole fare il ministro di quei dati.
La cosa non è stupida come può sembrare a prima vista: non è poi così difficile ricavare utili dati anche soltanto dai log, come ben sa chiunque si sia divertito su Usenet a sgamare un finto “nuovo” utente. I dati che ho indicato sopra possono essere compattati in una cinquantina di byte: per dieci milioni di messaggi al giorno fanno mezzo giga, meno di un CD e una frazione di DVD.
Passiamo adesso alle note dolenti, e ce ne sono. Innanzitutto lo spam. Se le stime che dicono che oggi un messaggio su dieci non è spam, quei dati sono da decuplicare, e già diventa più difficile. Vorrà dire che cominceranno ad esserci algoritmi antispam molto più aggressivi che non accettano nemmeno i messaggi sospetti: se non li si prende, non li si deve nemmeno salvare… La cosa potrebbe anche essere simpatica, se non fosse che comincerà a ridursi la certezza della spedizione del proprio messaggio.
Altro punto da considerare è la definizione di “contenuti”. Le header di un messaggio, quelle con il titolo, la data di spedizione, ma anche il programma usato per spedirle e la codifica del messaggio stesso, non sono effettivamente “contenuto”, e danno informazioni molto utili ai detective. Quindi potrebbe essere necessario salvare anche questi dati: risultato, di nuovo un fattore 10 di dimensioni in più.
Infine, la parte più dolente. Chi deve salvare tutti questi dati? Pensiamo un attimo: il nostro terrorista in erba può tranquillamente usare un suo server mail personale, saltando quindi quello del suo provider, e non si sogna certo di tenersi i log; quindi questi devono anche essere salvati da chi riceve posta. È vero che di per sé si può anche avere su un server per ricevere posta, ma questo è più raro. In questo caso occorrerebbe mettersi a sniffare il traffico sulla rete e vedere quello SMTP, cosa non troppo complicata ma sicuramente costosa. L’altra possibilità è vietare di usare la porta 25 agli utenti comuni: in fin dei conti lo si sta già facendo abbastanza spesso per bloccare lo spam che proviene dai PC con ADSL cui gli spammatori hanno fatto il lavaggio del cervello prendendo loro possesso. Però garantisco che a me la cosa non piacerebbe affatto.
Detto tutto questo, resta il punto fondamentale. Io uso Gmail via webmail. Se scrivo ad Anna che legge i suoi messaggi su Hotmail via webmail il mio testo non passa da un server italiano, quindi non se lo salverà nessuno (ok, sono ragionevolmente certo che se lo salvano gli americani senza dirci nulla, ma non è questo il punto). Quindi tutto il decreto non serve a nulla. Carino, no?

Milano-Monza-Milano

Ieri sera sono andato a cena dai miei suoceri, nella zona nord-est di Monza vicino al parco. Dopo aver controllato adeguatamente il tempo per evitare di trovarmi un temporale, mi sono lanciato con la mia bicicletta, seguendo il percorso Zara-Testi-Lombardia-Battisti-Boccaccio. Ad essere sinceri, il percorso è più corto di un qualche centinaio di metri di quello casa-ufficio, quindi non è poi un grosso problema.
Passando alla parte di trasporti vera e propria, il percorso prevede controviale su tutto il tratto milanese, pista ciclabile a lato della strada a Cinisello fino allo svincolo dell’autostrada, poi “pista ciclabile soppressa” con però molto spazio da San Fruttuoso a viale Battisti, dove c’è la pista ciclopedonale. Via Boccaccio la si fa sulla strada. La pista ciclabile non è poi male, almeno di giorno: la parte vicina al parco Nord è assolutamente non illuminata. Gli unici problemi sono il torcicollo a tutti gli innesti per vedere che nessun idiota salti la precedenza – mettere un rallentatore potrebbe essere un’idea – e riuscire a passare i pedoni che come sempre occupano tutta la larghezza della pista. Il tratto davvero pericoloso è ovviamente quello dello svincolo di autostrada e tangenziale, e lì non saprei proprio da dove cominciare a metterlo a posto.
Alla fine sono stati 44 minuti ad andare e 53 a tornare, un tempo abbastanza dignitoso considerando il mio raffreddore e la mia notoria pigrizia.

aggiornamento sistema operativo

La piattaforma del blog è rimasta la stessa, ma la parte sotto è cambiata. Dato che perl e mysql non vanno così d’accordo, al momento sembra impossibile approvare i commenti; vediamo se almeno i post arrivano :-)

disastri notturni

Stanotte sono arrivato a casa per mezzanotte. Non sono più abituato a fare più di cinquanta chilometri in bici in una singola giornata, quindi ero abbastanza stanco, tanto che nel cambiare le lenzuola devo avere usato due teli superiori (cambia poco, se non che quello sul materasso è un po’ piccino). Garantisco però di avere dato le crocchine alle gatte, anche perché altrimenti non sarei sopravvissuto. Dopo qualche minuto sento un suono di qualcosa di fragile che è caduto, ma non si è rotto. Il neurone ancora mezzo sveglio si chiede che cosa potesse essere capitato, ma l’indubbia constatazione che il rumore era terminato mi ha fatto decidere che non valeva la pena di alzarsi.
Stamattina, dopo le lamentazioni di Ariel che a dire il vero hanno superato la soglia standard con una modulazione degna di miglior pubblico, ho scoperto cosa era successo. Sopra il frigo c’è una mensola con un servizio di tazzine giapponesi; una di queste tazzine era stata fatta cascare, ma il frigorifero l’aveva fermata ed era rimasta incastrata senza danni. Mi chiedo solo che diavolo ci facessero le gatte sopra il frigo. Ambarabam cicì cocò?
ps: stanotte hanno anche trovato una bustina del “silica gel” che si usa come antiumidificante nelle confezioni di strumenti elettronici. Avevo palline trasparenti ovunque.

aria tersa

Oggi fa caldo, però è meno umido dei giorni passati, forse perché c’è un po’ di vento. Questo significa che oggi sono andato in ufficio in bicicletta, sono uscito alle 16 per andare a parlare con il promotore finanziario e non ho sudato l’anima.
L’altra cosa è che non solo si vedevano le montagne a nord di Milano, ma dall’alzaia del Naviglio Pavese a Milanofiori si riusciva a vedere distintamente la Torre Velasca, o perlomeno la sua cima. Sì, saranno sette-otto chilometri in linea d’aria, ma è una cosa che dà una certa qual soddisfazione.

batterie

Ieri sera prendo il mio Creative Zen Micro e vedo che non si accende per nulla. Vabbè, lo metto in carica. Peccato che non si stia caricando: l’iconcina “in carica” lampeggia, ma le tacche di carica non arrivano, nonostante sia rimasto tutta la notte connesso al PC e lo sia di nuovo stamattina.
Oltre che bestemmiare in maniera creativa e/o pagare penso dai trenta ai cinquanta euro per una nuova batteria Li-ion (ricordo che ce l’ho da meno di un mese) qualcuno ha qualche idea?
Aggiornamento serale: oggi pomeriggio, nonostante le zero tacche, lo Zen è andato avanti per tre quarti d’ora. E stasera si sta caricando: in questo momento ha due tacche su tre. Misteri ancora più misteriosi.

google moon

In occasione dell’anniversario del primo allunaggio, Google ha pensato di aggiungere al suo Google Earth anche una “versione lunare”, con indicati i punti dove i LEM si sono posati. Ma a Google sono dei mattacchioni: provate a mettere al massimo la risoluzione…
(segnalatomi da Andrea Mennini)