Sotto il livello del mare

Fa caldo. Non piove. Fiumi e laghi sono a secco. Ma anche i giornalisti, almeno per i quotidiani gratuiti – ma mi sa tanto che le agenzie sono le prime colpevoli – hanno i neuroni fuori posto. Da Leggo: Il Po fa segnare a Pontelagoscuro «il record di meno 7.41 metri sotto il rivello del mare» mentre il lago Maggiore «a Sesto Calende registra un livello di -23.2 centimetri al di sotto del livello del mare». City riporta solo la notizia sul Po, da fonte Agi, ma con le stesse parole.
Nonostante quanto creda qualcuno, non sono così talebano: posso accettare linguisticamente il pleonasmo “meno xx metri sotto”, anche se di per sé basterebbe usare “sotto”. Ma “sotto il livello del mare”? Il termine corretto è “zero idrometrico”, che corrisponde al livello normale dell’acqua, e che corrisponde all’altezza sul livello del mare delle sponde. Se il Po fosse sette metri sotto il livello del mare, vedremmo il mare stesso risalire il corso del fiume e riempire il vuoto lasciato dall’acqua del fiume; a meno naturalmente che anche il livello dell’Adriatico fosse sceso in corrispondenza, e quindi la spiaggia di Rimini abbia attualmente un paio di chilometri di larghezza. Non parliamo poi del povero lago Maggiore, che secono questi qua si sarebbe trasformato in un orrido: dal lungolago al pelo dell’acqua dovremmo scendere di 200 metri…

il comma 22 di trenitalia

Sto cercando di prenotare due posti sul treno che domenica ci potrebbe riportare a Milano dal mare (impresa improba: l’interfaccia web del servizio acquisti è così intelligente da farti arrivare fino in fondo in un tripudio di javascript ciascuno dei quali ti fa aspettare cinque o sei secondi, per poi dirti “oh, non ci sono posti di questo tipo. Vuoi ricominciare da capo?”) Ma non è di questo che voglio parlare.
Erano alcuni mesi che non mi connettevo al sito, e quando ho messo userid e password mi arriva una finestra che mi dice di cambiarla, perché era di 7 caratteri e adesso ci vogliono da almeno 8. Bene; scrivo password vecchia password nuova e password nuova ripetuta, clicco su “avanti” e … mi arriva la spernacchiata “userid o password errata”.
Dopo avere telefonato al carissimo (nel senso di prezzo) 89.20.21, ho probabilmente capito cosa succede. Il sistema accetta solo password da almeno otto caratteri; visto che la mia vecchia password era di sette, dava una segnalazione di errore. Dopo che da call center mi hanno cambiato la password con una più lunga, la modifica è passata senza alcun problema. Genialità, non c’è dubbio!

Controllori 3

Bisogna dire che luglio è stato un mese in cui ho avuto molti incontri con i controllori! Anche ieri sera, questa volta all’uscita della metropolitana, mi sono trovato il gruppetto di controllori pronti a verificare i biglietti, ormai anche con la macchinetta per leggere il biglietto magnetico.
Però questa volta io ero nei guai: infatti giro ancora con i biglietti cartacei, e la timbratrice del 15 che avevo preso prima della metro aveva segnato come data – in verità sbiadita – le 10:20 del 24 luglio. Come al solito io me n’ero accorto, solo che con gli Eurotram non hai proprio la possibilità di parlare con l’autista, e comunque la risposta sarebbe stata “noi non ci possiamo fare nulla”. Ero già pronto a lanciarmi in un’appassionata difesa, citando il numero della vettura dove avevo timbrato in precedenza (la 7009, per i curiosi), ma non ce n’è stato bisogno: il controllore ha guardato la seconda timbratura e si è accontentato!

ci si contenta di poco

Ieri sera è piovuto (troppo poco, ma almeno è piovuto). In casa verso le 20 faceva un bel freschetto. Guardiamo il termostato per capire di quanto la temperatura fosse scesa: eravamo a 27 gradi.
Vedete che non chiedo poi così tanto, dalla vita?

Mapu. Terra (teatro)

Domenica siamo andati all’ex O.P. Paolo Pini, che come ogni estate ha la rassegna “Da vicino nessuno è normale” – d’altra parte, O.P. sta per “ospedale psichiatrico” – a vedere la rappresentazione di teatro-inchiesta Mapu. Terra, messa in scena dall’associazione Alma Rosé con la collaborazione di Angelo Miotto, ben noto agli ascoltatori di Radio Popolare.
Lo spettacolo nasce dalla denuncia subita da due indigeni mapuche, che erano tornati nella loro terra natia solo per scoprire che era stata comprata dalla Benetton, e si dipana sul concetto nostrano di città e di alienazione da quella che è la “nostra” terra.
Bene. A me non è piaciuto per nulla, e avrei preferito di gran lunga essermene restato a casa. Nulla da eccepire sugli attori, soprattutto su Manuel Ferreira; al limite potrei avere qualche dubbio su Elena Lolli che mi sembra troppo tesa a fare un bel compitino; però è proprio l’impianto dello spettacolo che non regge, e sembra più che altro un’ammucchiata di idee senza un vero filo conduttore, che immagino dovrebbe essere la parte di Miotto. Rimangono così un paio di monologhi carini, ma che sono percepiti più che altro come sketch: proprio il contrario di quello che avrebbero dovuto inviare come messaggio.

Phishing su Amazon!

Ormai non bastano più le banche. L’ultimo messaggio di phishing mi è arrivato (su un account che non uso) nientemeno che da Amazon, che avrebbe bisogno di “più informazioni sul mio business” perché probabilmente il mio account “è stato usato da una terza parte”.
Il sito a cui bisognerebbe accedere secondo i nostri amichetti è http://0310.0124.0214.0362/ www.amazon.com_gp_yourstore-ref-pd_irl_gw_002-3587922-7621600ie-UTF8/
index.htm&urlHash=-1.394526455072826E285

(tutto attaccato, ho messo degli spazi per non allungare troppo la riga). Trovo molto interessante usare un indirizzo IP con i numeri scritti in ottale, anche se questo significa che né Firefox né IE riescono a connettersi al sito; inoltre il mio senso matematico rabbrividisce a vedere un hash scritto in notazione scientifica :-)
Ma tutto questo è nulla rispetto alla domanda principe: quanta gente può avere un conto su Amazon?

Calciogate 2

Nella sentenza sportiva definitiva (sportiva, quindi a meno di Tar) sullo scandalo calcio, sono due le cose che non riesco assolutamente a comprendere.
La prima è la “punizione” del Milan, che l’anno prossimo si farà tranquillamente la Champions League. Avrebbero fatto più in fretta ad assolverlo direttamente: ma si sa che in Italia il conflitto di interessi paga.
La seconda è che tutti i quotidiani continuano a dire che durante il giudizio di primo grado l’avvocato juventino Zaccone avesse “patteggiato la B con penalizzazione”, quando la frase esatta è stata «Una sanzione che la società accetterebbe sarebbe quella chiesta per le altre tre società»; sanzione che in quel momento, secondo le richieste di Palizzi, sarebbe sì stata “B con penalizzazione” ma che si poteva presumibilmente immaginare sarebbe stata ridotta dal solito calar di braghe. Insomma, la difesa è stata “abbiamo fatto esattamente le stesse cose degli altri imputati”; eppure tutti hanno riportato una cosa diversa. I casi sono due: o c’è un “gomblotto antiiuventino”, oppure tutti i giornalisti si scopiazzano tra loro senza nemmeno darsi la pena di andare sui fatti. La prima ipotesi potrei accettarla, la seconda mi pare molto preoccupante.
(prima che i tifosi vari saltino su: non so affatto se le pene siano giuste o sbagliate in assoluto, né mi interessa saperlo)

come si creano i taxi dal nulla

Repubblica annuncia gioiosa come Uòlter Ueltròni sia riuscito ad avere ben 2500 taxi in più per l’Urbe, “oltre alle 450 licenze già previste in base ad accordi precedenti”. Da non crederci, vero? E infatti è solo un’acrobazia verbale.
Se continuiamo a leggere l’articolo, infatti, scopriamo che grazie a turnazioni diverse, familiari alla guida e via discorrendo, avremo
– mille taxi in più la mattina, dalle 8 alle 12 o dalle 9 alle 13
– mille in più il pomeriggio, dalle 16 alle 20 o alle 21
– cinquecento di notte.
Certo, mille più mille più cinquecento fa duemilacinquecento. Ma a questo punto potremmo mettere i microturni di un’ora e ottenere magicamente diecimila taxi in più; e non mi sono nemmeno messo a considerare il suggerimento testé arrivatomi da Zenone di Elea :-)
E tra l’altro, non vorrei che fossero anche riusciti a sommare mele con pere: le 450 licenze “nuove” non è che contribuiscano all’aumento del numero di taxi circolanti?