Lunedì sera siamo stati al cinematografo per vedere sul grande schermo l’ardimentosa impresa del manipolo di camicie nere guidate dal gerarca Barbagli, che hanno conquistato il pianeta rosso per il nostro Duce e il nostro Re.
Dopo i cinegiornali apparsi ne Il caso Scrafoglia Guzzanti ha scelto di espandere la storia fino ad arrivare a un lungometraggio. Il guaio è che non c’era sufficiente materiale, e così la seconda parte del film si trascina piuttosto stancamente: un vero peccato, perché la prima ora è semplicemente strepitosa, con una serie di trovate che fanno piegare in due dalle risa: mitico il conto alla rovescia per la partenza del razzo littorio. Lo stile “cinegiornale” con lo stentoreo speaker… pardon, annunciatore e le immagini virate aggiunge fascino al tutto. Buona visione…
l'idraulico della rete
Volevo aggiungere un paio di siti al mio blogroll, e bloglines mi ha buttato in faccia questo.
Discesa?
Me ne ero praticamente scordato, fino a quando qualcuna mi ha costretto a ricordarmelo. Oggi (beh, per amor di precisione sarebbe domani, ma anagraficamente è stato ieri… insomma facciamo la media e teniamoci oggi) sono vent’anni che lavoro. Questo significa che – nell’ipotesi temo irreale che le regole pensionistiche non cambino più di tanto – ho passato il crinale della metà della mia vita lavorativa, e quindi sono “in discesa” come da titolo.
Vabbè, mi lasciate essere ottimista una volta ogni tanto?
l’importanza del motore di ricerca
Tra martedì e ieri mi sono arrivati tre commenti a questo mio vecchio post. In genere non me ne accorgo perché dopo una settimana blocco ulteriori commenti, ma in questo periodo li lascio un po’ più a lungo e quindi è possibile che qualcuno scriva ancora.
Mi sono chiesto come mai questo improvviso riflusso: d’accordo che il bollo auto è sempre un argomento di moda, ma perché così di colpo? Sono così andato a vedere i log del sito, e ho scoperto che in questi due giorni ho avuto una cinquantina di hit su quel post tutti arrivati da motori di ricerca, google in primis ma non solo, con una serie di chiavi assolutamente variegate. Quello che vedo in tutto ciò sono due cose. Un blog è sicuramente sopravvalutato in una ricerca: mi sa tanto che le pagine degli archivi mensili aiutano parecchio a risalire nelle ricerche, oltre naturalmente a tutti i link tra un blog e gli altri blog che per l’algoritmo googliano significano importanza. Inoltre è ovvio che la gente vuole parlare e dire la sua – e questo lo so bene, visto che il mio blog serve proprio a questo – senza però stare a sentire gli altri: che senso ha “rispondere” a cose scritte due settimane fa, che probabilmente non leggerà nessuno?
Già che sono qui, un veloce aggiornamento in stile “povera matematica” sull’ultima diatriba, con Padoa Schioppa che afferma che la versione del 31 ottobre del bollo auto impatterà solo sull’8% degli automobilisti e l’ABUSDEF che ribatte che più del 90% avrà un aggravio di spesa. Chi ha ragione? entrambi. Il ministro infatti ha affermato che rispetto al decreto che era già in vigore saranno relativamente in pochi a pagare di più, mentre l’associazione consumatori fa notare che rispetto all’anno scorso tutti quelli che non hanno un’euro4 di potenza inferiore ai 100 kW pagheranno di più. Come sempre, se proprio vuoi mentire basta che recuperi la statistica giusta…
spam sgrammaticato
Ultimamente mi stanno arrivando spam del tipo (traduco dall’inglese) “ciao, sono una venticinquenne, sto scrivendo da un internet cafe. Tra un paio di settimane sono nella tua città, perché non ci vediamo? non scrivere a questo indirizzo che non è il mio, ma a qualcosa@directmailchat.info”.
Il sito corrispondente a quell’indirizzo è uno dei soliti che ti vendono pilloline azzurre e psicofarmaci, e non vale nemmeno la pena di parlarne troppo: la parte più interessante è che le mail in questione sono assai sgrammaticate e piene di errori di battitura. Il “vantaggio” (da parte dello spammatore) è che in questo modo le verifiche antispam falliscono miserevolmente, e quindi il messaggio viene probabilmente visualizzato e non finisce nel cestino.
Chiamata "intelligente" taxi
Non mi pare che la notizia sia apparsa sui giornali, ma magari non ci ho fatto caso. Ad ogni buon conto, Telecom Italia e l’Unione dei Radiotaxi d’Italia (U.R.I.) hanno siglato un accordo per avere un numero unico italiano per chiamare un taxi: il numero di rete intelligente smisterà le chiamate su oltre 60 compagnie.
Prima che qualcuno dica “che bello! che bello!” faccio notare che il numero in questione è 892 192. Proprio così: un bell’892, che costerà 62 cent al minuto da fisso e 96 cent al minuto (più 15 cent alla risposta) da mobile.
Ma la mia azienda è buona e i tassisti sono buoni: «Una parte dei proventi della chiamata è destinata a scopo benefico all’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (A.I.R.C.).»
Mantegna a Mantova 1460-1506 (mostra)
Andrea Mantegna morì nel 1506. Quale migliore opportunità del cinquecentenario della morte per fare una bella mostra? E visto che si vuole fare la mostra, perché non se ne fanno tre? Ecco che il vulcanico Sgarbi si è inventato un “evento triplo”, con mostre a Padova, Verona e Mantova. Tre mostrs is megl che uan, in fin dei conti! Non ho ben capito che cosa ci possa essere a Verona; a Padova ci dovrebbero essere le opere degli anni giovanili; ci siamo così scelti la mostra mantovana che così ad occhio era la più interessante del trio. Fatte le nostre prenotazioni (con un 15% di prevendita, ladri) ci siamo regolarmente presentati alle 10:15 di domenica. Risultato pratico: una delusione. Non tanto perché in puro stile Sgarbi di opere del Mantegna ce n’erano ben poche: in fin dei conti si è quasi arrivati a una ventina, che rispetto al Caravaggio milanese dell’anno scorso è già un successone. Nemmeno per la scarsa rappresentatività delle opere esposte, che fa ben capire tutto il bailamme tirato fuori dall’antipatico critico per riuscire ad avere da Brera il “Cristo morto”: almeno dal mio punto di vista mi andava più che bene. Il vero guaio è l’impossibilità di avere un minimo di spazio vitale. Probabilmente per rientrare dalle spese, gli organizzatori hanno infilato un numero di persone sproporzionato, e come se non bastasse hanno raggruppato tutta la mostra in uno spazio relativamente angusto, quello delle Fruttiere. All’atto pratico mi è sembrato di essere nel self-service di una mensa, spostandomi pian piano da una portata… ehm, da un dipinto all’altro. Avevo anche abbastanza tempo per guardarli, visto che tanto non potevo proseguire, ma la sensazione di oppressione non mi ha lasciato per tutto il tempo. Non parliamo poi degli addetti. Addirittura al primo quadro, mentre non eravamo ancora riusciti a metterci davanti per vederlo, uno ci ha detto di spostarci, “perché sta arrivando un gruppo”. Commento nostro: “il gruppo aspetterà, come abbiamo aspettato noi”. L’addetto ha cercato di abbozzare, ma se ne è uscito alla fine con un “insomma, un po’ di cortesia!” che era chiaramente una dichiarazione di resa. In mezzo alla mostra, poi, gli altri addetti hanno iniziato con una serie di ssssh, manco ci fosse chissà quale casino – diciamo che il rumore era un brusio. Ma si vede che le onde sonore avrebbero potuto rovinare qualche dipinto…
Il biglietto della mostra permetteva anche di vedere Palazzo Te, e ne abbiamo approfittato per un rapido giro all’interno, aiutati anche dai fogli presenti in ogni sala con le spiegazioni sulla sala stessa. Particolarmente interessante vedere come la Sala dei Giganti sia stata restaurata… lasciando i graffiti cinque-settecenteschi in quanto “testimonianze storiche”. Probabilmente è anche interessante la parte dedicata a una mostra multimediale sulla prospettiva, con tutti gli esperimentini da fare… ma non sono esattamente il target giusto, mi sa tanto. Non abbiamo invece visto la “grotta”, quindi vi saltate almeno quella recensione!
Una gita a… Mantova (parte 2)
La domenica mattina è iniziata con una colazione di gruppo – a un’ora relativamente civile, ma giusto perché con il passaggio all’ora solare si sono guadagnati sessanta minuti di sonno – e una foschia che non valeva nemmeno la pena considerare. Ci siamo così diretti a Palazzo Te per recuperare i biglietti prenotati per la mostra, di cui parlo in separata sede. Mentre aspettavamo il nostro turno di ingresso, si parlava di portachiavi e loro contenuto: Cristina tira fuori un mazzo che nemmeno san Pietro, con un lucchetto di quelli a combinazione che ci spiega di avere trovato per strada; se l’è tenuto perché le piaceva, anche se non sa assolutamente quale sia la combinazione per usarlo. Dov’è il problema? faccio io. Basta mettersi a provare tutte le combinazioni: un lavoretto metodico di un quarto d’ora o poco più. Naturalmente mi ero dimenticato della legge di Murphy: ho dovuto provare praticamente tutte le combinazioni prima di trovare quella giusta.
Finito il giro al palazzo, visto che il nostro biglietto comprendeva anche la visita al museo civico di san Sebastiano siamo passati a vedere anche quello, sul quale non è che abbia chissà cosa da dire. È pur vero che nonostante tutto sono uscito buon ultimo, tanto che l’impiegato all’ingresso mi fa “ah, lei è quello alto! i suoi amici hanno detto che l’aspettano alla pizzeria qui dall’altra parte della strada”. Altro che sindrome di Stendhal, qua! Quello che conta è il pranzo…
Terminato di mangiare, ci siamo diretti verso la casa del Mantegna, ma ci siamo subito fermati al Tempio di san Sebastiano, dove parecchi di noi hanno commesso l’errore di pagare due euro e mezzo per andare a vedere l’interno. Siamo infatti stati così fortunati da avere beccato l’ultimo giorno di una mostra… sul nulla. Sulle pareri erano infatti appese delle riproduzioni a grandezza naturale dei dipinti mantegneschi sui trionfi di Cesare – che a quanto pare fanno parte del tesoro della regina d’Inghilterra e per legge non possono lasciare il suolo britannico – e in mezzo veniva proiettato un video in cui Dario Fo, all’inaugurazione della mostra, spiegava le allegorie presenti nei vari quadri. Sarà stata la pizza alla salsiccia e uovo, ma ammetto di essermi abbioccato un attimo, anche se ero ben sveglio quando la bigliettaia-factotum ha provato a dire “beh, visto che è arrivata dell’altra gente, non avete problemi se rimetto il video dall’inizio, vero?” Lascio immaginare quale sia stata la nostra risposta.
Essendoci alla fine scocciati di spendere soldi in cultura, abbiamo soprasseduto all’ingresso nella casa del Mantegna e siamo tornati in centro… a comprare il latte. In piazza Sordello hanno infatti messo un distributore automatico di latte fresco “appena munto”, che sembra riscuotere un successo straordinario tra i turisti. Il latte costa un euro al litro, piu 20 centesimi se uno non si è portato dietro la bottiglia di plastica e se la deve procurare. A dire il vero, mentre sabato non c’era nessuno stavolta dovevano avere appena fatto il pieno, e c’era quello che immagino sia il proprietario che spiegava la rava e la fava ai tanti presenti, dall’alto del suo baffo d’ordinanza. Visto che lì davanti c’era anche un pastificio, la parte femminile della nostra comitiva si è fermata anche là a comprare tortellini e sbrisolone…
Finalmente siamo riusciti a metterci in viaggio verso casa, con solamente un’ora di coda tra Grumello e Trezzo, coda assolutamente negletta da Isoradio che continuava a comunicarci di rallentamenti intorno a Desenzano. I rallentamenti in effetti c’erano stati, ma erano nulla rispetto al resto. Siamo rimasti a chiederci se a Isoradio lo facciano apposta, oppure ritengano che tanto i casini in quel tratto siano il default e quindi non valga neppure la pena accennarne… a voi la sentenza!