Anna è una cliente (in abbonamento) storica di Vodafone: anzi di Omnitel, come lei ci ha sempre tenuto a dire. Solo che si è accorta che a Vodafone sono stati ben zitti su tutte le nuove tariffe, e alla fine sta pagando delle belle bollettazze. Così ha provato a guardarsi un po’ in giro, e ha deciso che poteva anche pensare di passare a Tim, visto che nella tariffa Sette su Sette no Tax in caso di portabilità avrebbe potuto avere un telefonino a canone zero per due anni.
Stamattina decide così di fare il grande salto e va al negozio Telecom di Piazza Einaudi… uscendone dopo un po’ fumante. La tipa del negozio non sapeva affatto della promozione, ha detto di non avere accesso a internet (e su questo ci credo, considerando la nostra rete…) e via discorrendo. Visto che tanto doveva andare in centro, Anna ha poi provato il punto Tim di Galleria Vittorio Emanuele, che l’ha mandata via perché loro non trattano i clienti Business (!) e finalmente è riuscita a compiere le operazioni in piazza Cordusio: ma mi ha già detto che a questo punto se Vodafone le farà un’offerta decente di retention (e loro lo fanno, secondo me) la accetterà, e tanti saluti a Tim.
Visto che anche g.g. ha avuto problemi simili in tutt’altra città, sono ragionevolmente certo che non sia stato un caso. Mi chiedo se la mia azienda non riesca a concepire che i clienti business (attuali o possibili) dovrebbero essere da coccolare, e che un modello concepito sui ragazzini come Tim Tribù non porta molto lontano. Ma non credo si preoccupino, se consideriamo che nel calcolo del nostro premio di risultato l’obiettivo sulla customer satisfaction è stato considerato raggiunto al 100%.
Ci si mette anche Lady D
Le “truffe nigeriane” (note anche come “419 scams”, dall’articolo del codice penale nigeriano che le vieterebbe) sono ben note a tutti, visto che ci arrivano sempre pacchi di richieste di aiuto nell’esportare denaro più o meno pulito.
Anche le vincite a un qualche tipo di lotteria dove gli indirizzi email dei fortunati sono stati inseriti autonomamente da non si sa bene chi sono fin troppo usuali.
Però volete mettere la gioia di scoprire di avere ricevuto una donazione di £2,555,000.00 (Two Million Five Hundred And Fifty Five Thousand Great Britain Pounds) nientepopodimeno che dalla Fondazione in Memoria della Principessa del Galles? Purtroppo non sono stato il primo, visto che già nel 2005 il messaggio girava. E io che speravo di essere uno dei pochi fortunati :-)
e il guanto non ci sta
Stasera riprendo la bicicletta per tornare a casa. Mi bardo per bene, col maglione (messo alla rovescia ma non importa), la giacca antivento, la fascia paraorecchie, la sciarpa. Esco dal complesso Telecom, e mi metto il guanto destro. Poi ravano sulla tasca sinistra, dove trovo di tutto – un sacchetto di plastica, vari scontrini, dei tovaglioli di carta – ma niente guanto. Ritorno dove avevo lasciato la bici: nulla. Torno ancora su in ufficio, non si sa mai: nulla.
Faccio mente locale: stamattina ho tolto i guanti a Valleambrosia, alla rotonda che porta a Milanofiori. D’altra parte non è la prima volta che mi capita la cosa; però sono fondamentalmente ottimista e decido di fare i tre chilometri di percorso a bassa velocità per vedere se mi capita di vedere dall’altro lato della strada il mio guanto (nero, poi… la prossima volta li compro arancione fosforescente). Scopro che non è banale pedalare di notte con lo sguardo di sbieco, ma comunque non vengo preso sotto; solo che non vedo assolutamente nulla. Arrivo in via Monte Amiata, che è a due carreggiate, e decido di farla sul marciapiede sinistro: e all’altezza del semaforo pedonale noto sul ciglio della strada qualcosa di più scuro. È lui o non è lui? Cerrrrto che era lui! il mio povero guanto, pieno di foglioline e rametti secchi che lo coprivano anche in parte, ma comunque tornato all’appello. Sono o non sono un uomo fortunato?
ho sbagliato città?
Oggi a Milano c’è un cielo spettacolare, colori finalmente veri e non smorti dall’estate indiana delle foglie al blu del cielo, da Rozzano si vedono le montagne a nord di Milano. Non pago dell’essere venuto in ufficio in bicicletta, oggi dopo essere stato a mangiarmi un pezzo di pizza al centro commerciale ho preferito farmi il miglio abbondante verso l’ufficio a piedi, per godermi il vento tiepido.
Certo che più di due giornate l’anno così non se ne vedono…
(per immagini, va’ dal Gneri)
The Beatles
Beh, parlare del sito ufficiale dei Beatles da parte mia può sembrare pleonastico. Però oggi ti stanno permettendo di ascoltare in streaming l’album Love (richiede un indirizzo email che però può anche essere farlocco, e l’indicazione su google maps di dove siamo) e quindi mi pare simpatico comunicarlo.
L’album? Beh, si può dire che sia una “nuova esperienza beatlesiana”, e per un esperto come me è piacevole vedere come sono stati fatti i remix. Direi che è molto piacevole come musica di accompagnamento, ma ribadisco che non mi viene in mente di comprarlo.
1984 docet
_La Stampa_ (quotidiano)
Io domenica a Roma avrei anche tentato di comprarla, ma le due edicole dove sono passato l’avevano entrambe terminata. Così, visto che tanto oggi ero a Torino, mi sono preso una copia “come deve essere” della Busiarda, vale a dire con tutte le cronache piemontesi. Ecco i miei commenti, in ordine sparso.
Dimensione: sono pazzi a fare un quotidiano di novantasei pagine in un solo fascicolo. Già Repubblica mi sta un po’ sulle palle, ma qua si esagera. Dov’era il problema nell’avere le trentadue pagine torinesi come fascicolo separato? Stanno ancora tremando al pensiero di quello che era successo ai tempi della prima riduzione di formato sotto Mieli?
Colore: mah, non ho mai capito bene quanta sia l’effettiva utilità, e soprattutto la copia che avevo io non era sempre bene allineata, il che porta a un brutto risultato.
Articoli e impaginazione: qui tremavo, ma ho invece visto che il risultato è ottimo. La pagina mi pare riempita bene, le notizie hanno tutto il loro bello spazio. Poi è chiaro che siamo sulla Busiarda, che se parla dell’omicidio a Napoli di un pregiudicato si affretta ad aggiungere che anni fa il fratello del morto era stato anche lui ucciso… a Torino; ma quello è ormai parte del gioco. Ho dei dubbi sul font usato: mi sta molto bene uno con le grazie, ma quello lì (è forse un Tahoma?) mi pare un po’ meno leggibile. Buffo che ad esempio Specchio dei tempi ora occupi in assoluto più spazio di prima.
Insomma, non è detto che la cosa andrà così male, anche se continuo a pensare che non ci sia una vera volontà di tornare ad essere un quotidiano a respiro nazionale.
Un'ora sola guiderei
Era da agosto che non prendevo più l’auto per andare in ufficio, e da giugno che non la prendevo col traffico milanese usuale (agosto non conta per queste cose, in mezz’ora scarsa faccio il tragitto casa-ufficio…). Solo che oggi sono andato a Torino al funerale del padre di un mio carissimo amico, e quindi ho fatto orario spezzato: ingresso prestissimo in ufficio, toboga Milano-Torino, funerale, toboga Torino-Milano, ufficio.
La prima parte, se eccettuiamo la sveglia a un orario indecente, non è poi andata male: partendo alle 7:15, in 37 minuti ero in ufficio dove ovviamente le uniche presenze erano qualche sparuto consulente. La seconda parte no. Sono uscito alle 19:30 e sono arrivato alle 20:29; un’ora per fare i 18 km di percorso. La tangenziale era tappata (ma lo era già alle 14:30, a dire il vero…) e quindi non ho certo pensato di allungare il giro di là. Ma anche viale Cermenate era un blocco unico, così come Molino delle Armi-Santa Sofia-Sforza che in genere sono relativamente scorrevoli, non parliamo poi a quell’ora. Insomma, visto che non credo fossero tutti in giro a comprarsi i regali di Natale, non riesco a capacitarmi della cosa.
Per fortuna domani il tempo dovrebbe migliorare, e posso riprendere la bici!