Trovo in un trafiletto su Leggo (non dico l’ultimo posto dove avrei pensato, ma quasi) che Leo Chiosso sarebbe morto qualche giorno fa a Chieri, dove abitava. Non riesco a trovare altri riferimenti in rete, se non il fatto che c’è un articolo oggi su La Stampa che però non posso leggere non essendo io abbonato: nemmeno Wikipedia dice ancora nulla. Non che possa stupirmi più di tanto. Quando ho chiesto lumi in giro, la risposta è stata corale: “Leo chi?”
Beh, Chiosso è stato il paroliere di Fred Buscaglione, oltre ad avere scritto i testi di robetta tipo Parole, parole, parole, ad essere stato uno degli autori di Canzonissima, e via discorrendo. Non pretendevo di vedere titoloni in giro, ma una notiziola sì… mi viene solo da sperare che si siano sbagliati quelli di Leggo.
Folgorati sulla via di Macherio
beneficienza forzata
Anche Anna ed io, come Massimo Manca, abbiamo più o meno graziosamente evitato il pressante invito delle falangi armate della Colletta Alimentare. E il motivo è esattamente lo stesso: la carità pelosa, quando sei costretto a farla, dal mio punto di vista non conta nulla.
E poi vogliamo parlare dei prodotti (non deperibili) mai sentiti negli altri 364 giorni dell’anno che “casualmente” spuntano il giorno della Colletta?
Incidenti stradali
D’accordo, pioveva. Ma proprio per questo potevo immaginare che ci sarebbe stato un po’ meno traffico, e soprattutto più tranquillo e invece no.
Nei 65 km andata-e-ritorno per lo spaccio Aspesi di Castellanza, ci siamo visti cinque incidenti stradali di quelli relativamente seri, nel senso che si vedeva spesso la polizia; il più eclatante è stato alla separazione tra A8 e A9, con un’auto che deve aver preso la curva un po’ più veloce del limite di 80 km/h e ha fatto almeno un paio di capovolte sul prato a fianco; tutti gli altri tra viale Zara e viale Fermi, quindi fondamentalmente in città. Mi chiedo se ci fosse qualcosa di particolare nell’aria…
verso la censura
La notizia secondo cui Google sarebbe indagata per concorso in diffamazione aggravata per avere tenuto nei suoi server il video dei vessatori del ragazzo down non è una semplice idiozia. È molto peggio. Se passasse il concetto, questo sarebbe la fine di un qualsivoglia sistema di aggregazione automatica di dati, almeno per l’Italia. Un conto è dire che io sono responsabile di quanto scrivo su questo blog (cosa che del resto è vera); un altro conto è dire che devo verificare tutto quello che raccolgo in giro, il che equivale a dire che devo fare un “controllo preventivo” (un sinonimo di “censura”) di tutto quello che passa da me. Io lo posso fare perché uso poca banda, ma un qualunque tipo di servizio in grande scala no. L’unica cosa che mi viene in mente è che i due PM vogliano semplicemente farsi un po’ di pubblicità: i commenti di Fioroni riportati nell’articolo di Repubblica che ho citato – tra l’altro, lui nella cosa c’entra esattamente quanto me, è Gentiloni e al limite Amato quello direttamente interessato – mi fanno capire ancora di più che non è detto che con la Moratti si fosse toccato il fondo per quanto riguarda il ministero della Pubblica Istruzione.
Un paio di altri blog a riguardo: vb (che da buon piemontese subito fa l’esempio del proprio orticello :-) e Quinta (con cui in parte non concordo col suo giudizio contro il Tg2: per una volta, l’idea di vedere Google Video come una biblioteca non è male come metafora. Che poi il giornalista non sappia che anche se i server sono negli Usa ci possa essere un reato anche per la legge italiana è purtroppo normale)
troppa sicurezza fa male
Sono sicuro che ricorderete la saga del notebook griffonato, per il quale ho richiesto l’innalzamento del profilo. Nella mia beata ingenuità ero convinto che fosse un’operazione assolutamente semplice, una volta espletata l’interminabile trafila burocratica: invece no. Per una settimana la richiesta era “in lavorazione”: man mano succedeva qualcosa (ad esempio, da un certo punto mi era concesso utilizzare regedt32) ma nulla più. Mando un mail all’assistenza, e mi viene spiegato che “ci sono vari passi”. Vabbè.
Stamattina mi telefonano (da Cagliari, meraviglie della delocalizzazione) perché devono fare l’ultimo passo. Accendo il portatile, però il tipo mi dice “non riesco a vederlo in remoto. Non è che c’è il firewall attaccato?” Io rispondo “boh, può darsi”. Apro il pannello di controllo e guardo: in effetti il firewall è su. Peccato che per toglierlo io debba essere amministratore… un perfetto comma 22. Andrà a finire che oggi manderanno un tecnico apposta per connettersi come admin e fare questo ultimo passo, piccolo per un uomo ma enorme per l’umanità…
Omologazione malriuscita
Ho già scritto di come i quotidiani gratuiti spesso diano le stesse notizie: e non parlo dei temi importanti, ma di quelle notizie “di costume” che sono assolutamente inutili ma vengono comunque gentilmente fornite per titillare il lector vulgaris. Oggi ad esempio troviamo ovunque le immagini dell’imbecille a 250 all’ora sulla Serravalle (che casualmente sembra poi essere stato fermato in giornata) e della fanciulla danese che segnala il limite di velocità a tette nude. Metro (che mi sa sia ultimamente in sofferenza) le sbatte in prima pagina, ma gli altri non sono da meno, anche se un po’ più defilati. Presumo che tale omologazione derivi dall’uso delle stesse agenzie; mi chiedo solo quanto dormano i titolari delle agenzie in questione, visto che il mio pusher di fiducia mi aveva fornito i link già da mo’ (ho controllato: rispettivamente il 17 e il 13 novembre. Gtalk è un ottimo sostituto del Grande Fratello).
Più divertente la storia della pubblicità dell’anello vibrante da pene che la Durex starebbe pubblicizzando in questi giorni. Infatti Leggo e City ne parlano entrambi, e affermano entrambi che gli spot apaiono solo dopo le 23. Ma per i Caltagirone la pubblicità appare su Italia1, mentre RCS si affretta a dire che viene trasmessa solamente in Gran Bretagna. In compenso loro non si fanno grossi problemi a spiegare cos’è l’oggetto pubblicizzato, a differenza degli altri che hanno usato metafore a tal punto che io – che in effetti non frequento sexy shop – non avevo capito di che si trattasse.
“share in termini scientifici”
Fedele (Confalonieri?) alla sua linea, oggi Leggo ha dedicato una sua pagina alla sconfitta di Mediaset nei dati di ascolto della prima serata di martedì. A quanto pare, Raiuno con Capri ha stracciato l’ultima puntata di Distretto di polizia 6, con un milione di telespettatori in più. Ma niente paura: ecco parola per parola la replica di Pietro Valsecchi, produttore della fiction di Mediaset. «Per parlare di share bisogna farlo in termini scientifici, altrimenti la cosiddetta supremazia Rai è solo in termini di teste, in numero di spettatori. Ma gli spettatori non sono tutti uguali. Se in una barca ci sono 25 pescatori ma pescano solo in cinque, in una gara di pesca quella barca saràmeno efficace di un’altra con meno pescatori in cui tutti sono attivi.»
Se per qualcuno dei miei lettori tutto questo è arabo, non si preoccupi. Molto semplicemente, è un anno che Mediaset ha unilateralmente deciso di non considerare più il pubblico totale, ma solo la fascia di telespettatori dai 14 ai 65, che si suppone comprino più merci e quindi dovrebbero piacere ai pubblicitari. Non so se sia una causa o un effetto, ma in quella fascia Mediaset è sicuramente più forte.
In pratica, viene usato uno dei più tipici sistemi per taroccare i numeri: usare dati veri ma non confrontabili. Volete un altro esempio di questi giorni? La notizia per cui a Milano ci sono stati più omicidi che a Napoli. Il dato è verissimo numericamente, ma se già prendiamo il numero di abitanti delle due province scopriamo che la percentuale di morti è a sfavore della città campana. Anche qua è bastato scegliere il numero giusto, e la tesi è subito pronta…