S.T.I.E.

Gli autisti di questa compagnia di trasporti sono noti per la loro guida molto sportiva: ma bisogna dire che hanno anche un senso del territorio molto ampio. Stamattina alle 8:42 in via Paleocapa c’erano tre autosnodati fermi in seconda fila, costringendo praticamente l’incauto automobilista a usare la corsia per girare a sinistra anche se voleva proseguire dritto. Ammesso e non concesso che abbiano bisogno di tutto quello spazio al loro capolinea – in realtà di parcheggiato regolarmente ce n’era solo uno – non sarebbe più semplice chiedere al Comune che glielo preveda?

la comunicazione del ministro

Magari avete sentito dire del decreto antipedopornografia firmato ieri da Gentiloni, in collaborazione col ministro per l’Innovazione Nicolais. Se non ne sapevate proprio nulla, potete sempre leggere il comunicato stampa sul sito del ministero delle Comunicazioni.
Peccato però che, come Mantellini fa notare, l’unica informazione che si può trovare è appunto il comunicato stampa. Non c’è traccia alcuna del testo del decreto: non parliamo poi del sito dell’altro ministero, che tace del tutto.
Sarà anche vero che fino a che il presidente della Repubblica non controfirma il decreto, questo è come se non esistesse: ma allora non converrebbe aspettare un paio di giorni a comunicare la notizia?
(non parlo del decreto in sé, perché non ho dati reali a disposizione per commentarlo)

The Free Dictionary

magari uno può anche dire che preferisce trovarsi le informazioni dalla fonte principale, però devo dire che The Free Dictionary presenta una schermata carina, e molto editabile in modalità “web 2.0”. Diciamo che alla peggio è una pagina che si può aprire una volta ogni tanto, quando si vuole imparare qualcosa di nuovo!

Il meteo di Radiopop

Lo so, è come sparare sulla Croce Rossa. Però ultimamente mi pareva che le previsioni fossero un po’ migliorate: invece no. Sono due giorni che continuano a dire “al nord, cielo coperto” e a Milano ci troviamo con il cielo terso e almeno trenta chilometri di visibilità, che è una cosa assolutamente incredibile come chiunque sia stato da queste parti comprende benissimo. D’accordo che gli studi di Radio Popolare in via Ollearo sono un po’ incassati, ma uscire a fumarsi una sigaretta e guardarsi intorno proprio no?

La Divina Commedia – il musical

Leggo che il Vaticano starebbe preparando un musical basato sulla Divina Commedia: citando dall’articolo, l’Inferno sarebbe caratterizzato da “punk, rock, jazz e metal”; il Purgatorio da musica gregoriana; il Paradiso da “in un trionfo di arie di musica lirica e sinfonica, sia classica che moderna”. Sarà. Ma io non ce lo vedo Marco Frisina a comporre musica punk.
Aggiornamento: (3 gennaio) Dalla striscia rossa dell’Unità leggiamo cosa dice Frisina stesso: «Il rock l´ho messo all´inferno perchè il rock è il nemico. La dimensione satanica del rock esprime la lacerazione, il conflitto, il dolore profondo dell´inferno. Sono assolutamemte d´accordo con il Papa: il rock se non è proprio il male, è comunque espressione del male.» Come volevasi dimostrare.

Beh, e il deficit?

Leggo che la stima del fabbisogno pubblico per il 2006 è di 35.2 miliardi, contro i 60 miliardi del 2005. Sono molto contento della cosa, ma c’è qualcosa che non mi torna.
Nel 2005 il PIL italiano è stato di 1417 miliardi di euro. Aggiungiamoci il 2% di inflazione e l’1.5% di crescita presunta, e l’anno appena passato sfioreremo i 1500 miliardi: inutile andare sul preciso, quello che conta è una stima spannometrica. Bene: 35 miliardi su 1500 sono un po’ meno del 2.4%, valore che quindi corrisponderebbe al rapporto deficit/PIL. Occhei, non è vero, perché così ad occhio dovremmo almeno sommarci l’IVA sulle auto aziendali che la UE ci ha imposto di restituire e un pacco di trasferimenti passati a ferrovie e simili che l’ineffabile Tremonti aveva nascosto sotto il tappeto della finanza creativa e adesso siamo costretti a rimettere come debiti effettivi. D’accordo. Avremo un deficit più alto, tanto il buon Silvio era riuscito a strappare il permesso di superare il 3% e quindi non ci bacchetteranno più.
Ma tutti questi aggravi aggiuntivi sono una tantum, quindi non li rivedremo negli anni a venire, e possiamo considerare quindi il 2.4% di cui sopra la base da cui partiamo. Bene: allora perché mai ci siamo trovati una finanziaria da 35 miliardi? Meglio: partendo dal presupposto che 20 miliardi servano effettivamente per rilanciare l’economia (non si sa bene perché togliere soldi a famiglie per darli alle imprese rilancerebbe l’economia, ma non sottilizziamo), perché mai ci sono 15 miliardi, vale a dire l’1% del PIL, “per risanare i conti pubblici“, come da relazione al Senato di Padoa Schioppa?
Mi piacerebbe tanto che qualcuno mi dimostrasse dove mi sono sbagliato: anche se ci sono tanti numeri, l’economia è tutto tranne che una scienza esatta e posso avere dimenticato chissà cosa. Purtroppo le mie notiziole sono troppo di nicchia, e posso solo sperare che ci sia qualche economista tra i miei ventitré lettori :-)

scherzi meteorologici

Ieri, che eravamo in casa e non avevamo nulla di particolare da fare, il tempo a Milano era schifido come il solito, e forse anche un po’ di più: c’era un misto tra nebbiolina e pioggerellina, e sicuramente una quantità di umidità e freddo che non finiva più.
Oggi il cielo è terso – sì, può capitare anche a Milano, anche se non è così comune – e quando sono uscito per pranzare il termometro segnava 13 gradi. Umpfh.
(E mi sa tanto che adesso che facciamo il weekend lungo a Berlino le giornate colà saranno più come quella di ieri)

Giù per il tubo (film)

Alla fine ci siamo passati san Silvestro al cinema, a vedere questa joint venture tra la Dreamworks e la Aardman (per l’inclita, quelli che hanno fatto la saga di Wallace and Gromit e Galline in fuga). Essendo un film di animazione, Giù per il tubo (in originale, “Flushed away”) ha la sua dose di famigliole con bambini, che presumo si siano divertiti: io mi sono scompisciato dalle risa, ma completamente fuori sincronia con loro. D’altra parte, la storia si dipana in maniera assolutamente prevedibile, con il topo di compagnia Roddy che viene buttato giù dalla sua casa di Kensington e finisce in una Londra sotterranea ricostruita dai topi “di sotto” riciclando tutto quanto arriva nelle fogne, e dopo una serie di avventure conquisterà l’amore di Rita. Quello che è favoloso, a parte la qualità dell’animazione, è la quantità di riferimenti a film di tutti i generi, buttati lì come nulla fosse. Il mio preferito è quello con i due lumaconi (i lumaconi sono il leit-motiv di tutto il film, tra l’altro) che ripetono la scena di Lilli e il vagabondo mentre mangiano gli spaghetti, con un risultato finale un po’ diverso: il tutto lasciato come sfondo alla scena principale, tanto per dare l’idea di come gli animatori hanno lavorato.
Ultima nota: i titoli di coda non finiscono più, da quanta gente è stata impegnata nella produzione. E a guardare i cognomi si vede davvero la globalizzazione: non solo i “banali” americani, ebraici, ispanici, giapponesi ma anche coreani e uno indubbiamente arabo. Almeno qua vanno d’accordo…