In queste settimane da Esselunga (tranne che in via Washington a Milano… mi piacerebbe sapere come mai) c’è un concorso per festeggiare i cinquant’anni dall’apertura del loro primo supermercato. Ho provato a dare un’occhiata al regolamento (PDF), e ci ho trovato delle chicche davvero interessanti, almeno per uno fuori di testa come me: non tanto nel regolamento vero e proprio, quanto negli allegati.
Nell’allegato 2 l’azienda che ha generato i numeri casuali delle schedine per il concorso scrive:
${AZIENDA} genera numeri casuali utilizzando algoritmi di tipo Linear Congruential Generator (LCG). Tale algoritmo è attualmente studiato e documentato dai maggiori gruppi di ricerca sulla 'generazione casuale dei dati' (per una bibliografia approfondita sull'algoritmo utilizzato si segnala la consultazione della pagina web http://random.mat.sbg.ac.at/~charly/server/node3.html).
Sono andato a vedere quella pagina, e non è che ci abbia capito molto, se non che vi sono elencati alcuni tipi di LCG – perché naturalmente le proprietà di questi algoritmi dipende molto dalla funzione di partenza. Poi sono andato su wikipedia (scusate per la versione inglese, ma quella italiana è troppo striminzita per quanto riguarda i pro e i contro) e da lì ho letto quello che sapevo: gli LCG sono sufficienti per numerare le cartoline di un concorso a premi, ma ci sono algoritmi di generazione di numeri pseudocasuali che danno un risultato molto più “casuale”.
Insomma, quella letterina è un bieco modo per usare terminologia matematica per far credere chissà cosa, quando in pratica l’azienda usa algoritmi che penso fossero già presenti nella mia prima calcolatrice programmabile che mio padre mi regalò trent’anni fa. Poi ci si chiede perché la matematica sia così temuta.
Se non vedete l'ora
Questo sito, dal nome chiaramente autoesplicante, ha una grafica ancora più minimalista del mio blog.
Ma la cosa più interessante è che ha un feed RSS: quindi, in Stile Web 2.0, potete essere regolarmente aggiornati sull’importantissima questione “adesso è Natale, o no?”
Non ci credono più neppure loro?
In questi giorni, il Manifesto ha lanciato una raccolta di figurine, Album di famiglia, dove la “famiglia” è quella comunista. Nulla di male, intendiamoci. Le figurine sono già state sdoganate da una vita, e sono sicuramente un ottimo modo per imparare. Epperò…
In questi giorni l’iniziativa è pubblicizzata su Radiopop, il che non è poi così strano. Nello spot, uno arriva dall’edicolante e gli chiede il Manifesto e l’Album. L’edicolante lo interroga, il tipo risponde correttamente alle domande, e l’edicolante commenta “Ma lei è comunista!”, al che l’altro risponde con un secco “No”. Da lì parte il comunicato, che si perita di farci sapere che non occorre essere comunisti, basta appunto completarsi l’album. Beh, a me il tutto manda come segnale subliminale che pur di guadaganre qualcosa quelli del Manifesto se ne fregano del comunismo… non esattamente un bel modo di porsi, per chi dovrebbe seguire un’ideologia!
(ps: il blog per lo scambio di figu doppie è una tristezza…)
ciclometeo
spam o non spam?
In una delle mie caselle di mail che non uso mai, ho trovato un messaggio inviato da me a uno che non conosco, con testo “Ciao, vorrei condividere un link Google Maps con te” e un link che in effetti è una mappa di Google Maps di un qualche posto sull’appennino tosco-emiliano, ma senza nessun altro link.
Qualcuno ha mai ricevuto qualcosa di simile? È davvero spam?
restyling
Sono cambiati i colori del blog. Un grazie a xlthlx che si è picchiata con il barocco sistema di CSS di Movable Type, e un doppio grazie a Paolo Beneforti che ha fatto tutto il lavoraccio anche lui ma non è stato scelto… si sa, sono sessista :-)
Spero vi piaccia quanto piaccia a me…
(ps: per un po’ credo non farò modifiche alla base dati, sono stato abbastanza scottato ieri sera. Però prima o poi riuscirò bene a mettere a posto i commenti!)
Perché “qui prodest”
Visto che qua più di una persona mi ha chiesto perché ho scritto qui prodest e non cui prodest, che è la forma corretta per dire “a chi giova” in latino, spiego il tutto anche per i timidi che non hanno osato chiedere lumi.
Lo so, che in latino si dice “cui prodest”, con l’accento sulla u. Ma il mio riferimento è molto più moderno: Gene Gnocchi, quando apparve per la prima volta al grande pubblico in Emilio, aveva come tormentone “A chi giova tutto questo? Qui prodest?” (con l’accento sulla i).
Che aggiungere? che mi avete fatto sentire molto vecchio, non essendovene accorti.
incendio!
Un quarto d’ora fa è suonato l’allarme antincendio. Non c’era nessuna esercitazione programmata, che io sappia, né si sentiva odore di fumo o cose del genere: e in effetti non è che ci siamo mossi con la fretta che la situazione avrebbe dovuto imporci. Ad esempio, ho visto gente uscire con borsa e tutto, altri prendere amabilmente l’ascensore, altri ancora uscire e accendersi tranquillamente una sigaretta o addirittura un sigaro. Ma la cosa più divertente è stato vedere la gente dare un’occhiata all’uscita di emergenza, e chiedersi se era lecito usarla :-) (Inutile dire che il vostro affezionato è subito andato a spingere il maniglione antipanico facendo partire un secondo allarme. Altrimenti, che gusto c’era?)
La cosa più strana è che dopo cinque minuti ci hanno fatto rientrare dicendo che non era successo nulla… nemmeno più gli incendi sanno fare da queste parti!