daspare

[daspati quattordici tifosi] Qui a fianco potete vedere il titolo della notizia appena pubblicata da Repubblica. Nel caso piuttosto probabile che non abbiate assolutamente capito di che si parli, mi affretto ad aggiungere che il Daspo è un pseudoacronimo per Divieto di Assistere a manifestazioni SPOrtive: l’acronimo DAMS era già occupato e così si sono inventati questa antipatica parola. Però c’è un limite a tutto, e questo limite è superato di botto quando non solo si crea un participio a partire dal termine, ma lo si usa in un titolo. Non è problema di lunghezza: sarebbe bastato scrivere “Daspo per quattordici tifosi”.
Quei tifosi che fanno violenza alle cose sono indubbiamente peggio di quel titolista che fa violenza alla lingua: però garantisco che gradirei stare molto lontano da tutti loro.
Aggiornamento (8 settembre): una ricerca sugli archivi di Repubblica ha portato a due occorrenze del termine “daspati”, entrambe tra virgolette e con spiegazione accanto: la prima di esse è del gennaio 2005. Il Corriere ne ha una sola, ma addirittura di settembre 2004. Insomma, prima di questa ricaduta si poteva sperare che gli anticorpi della lingua l’avessero protetta… e invece no.

indizio inequivocabile della fine del mondo

È nato l’ennesimo festival culturale italiano: stavolta tocca a Pavia, con il Festival dei saperi che si svolge in questi giorni. Ma questo di per sé non è nulla di strano.
Il sito in questione è di usabilità assolutamente nulla, con inutile javascript a manetta. Ma questo di per sé non è nulla di strano.
Il Vero Indizio Inequivocabile notare che il tema di quest’anno è “Linguaggi della creatività: matematica e musica”, guardare il programma e verificare che non è stato invitato Piergiorgio Odifreddi.

L’Italia vista dal Regno Unito

[il premier Silvio Buffone] Ieri sera un dirigente Telecom (di cui non faccio il nome :-) ) mi ha mandato una mail con il link a questo articolo del Guardian della scorsa settimana, dicendomi “cerca silvio :-)” Il risultato lo potete vedere da voi: cliccando qui vi trovate anche un estratto maggiore del testo dell’articolo, che mi sono salvato a futura memoria.
A parte le scontate battute, la cosa che mi lascia più basito non è tanto che ci sia stata una talpa (italiana, immagino) che abbia corretto così il testo, quanto che in una settimana nessuno se ne sia accorto e abbia corretto l’articolo. Sarebbe interessante vedere se l’articolo era anche apparso sulla versione cartacea, e con quale testo!

Da cosa nasce cosa (libro)

[copertina] Bruno Munari, oltre che bravissimo designer,viene ricordato come importante artista: non so quanto lui sarebbe d’accordo, almeno leggendo questo libro (Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Laterza – Economica 96, 1996 [1981], pag. 385, € 9,50, ISBN 978-88-420-5117-6) che raccoglie i suoi (frammentari, e con troppe virgole per i miei gusti) pensieri sul design. Munari non perde occasione di ripetere che l’artista può fare quel che gli pare, mentre il designer ha dei vincoli ben precisi. Materiali, perché l’oggetto da produrre non può costare più di quanto si possa far presumibilmente pagare al pubblico, ma anche pratici; quello che lui chiama styling, l’aggiungere orpelli per far vedere quanto costa l’oggetto, è anch’esso ben lontano dal design.
Il risultato finale è però un po’ deludente, almeno per uno come me che creativo non è. Il suo punto di vista, che occorre fare uno studio preliminare diviso in svariati passi, e solo alla fine si può vedere se e dove si può aggiungere la creatività, è sicuramente vincente: ma dalle pagine del libro la creatività non traspare, e si vedono solo i passi formali di partenza, tipo lista della spesa. La parte migliore a mio parere è la sezione “Compasso d’Oro a ignoto”, dove alcuni oggetti comuni vengono presi e analizzati per vedere come in effetti seguano le regole che Munari dà per un oggetto di design, compresi ovviamente i vincoli di materiale e costo, e l’evoluzione del rasoio, dalla vecchia lama da affilare ai bilama usa-e-getta. Speravo in qualcosa di più.

Anche gli ombrelloni si riducono

Ai soliti oggetti venduti dai venditori ambulanti che si trovano nelle spiagge, liguri ma immagino anche nel resto d’Italia, quest’anno se n’è aggiunto uno nuovo: l’ombrello. Ombrello. sì, non ombrellone; prezzo fisso cinque euro, manco ci fosse un cartello. Così ad occhio sono gli stessi ombrelli che si sono visti a Milano per tutto questo inverno e primavera, il che significa almeno tre cose: c’è una transumanza non solo dei vu cumprà ma anche dei loro rifornitori; questi hanno completamente sbagliato la produzione, se con tutto quello che è piovuto quest’anno non sono riusciti a farli fuori; e infine che hanno dei problemi a concepire che ombrelli e ombrelloni, per quanto simili, hanno usi ben diversi… o magari hanno pensato che con la crisi in corso la gente pensi a ridurre proprio tutto!

La fisica dei supereroi (libro)

[copertina] Pensare di spiegare la fisica partendo dalle imprese dei supereroi Marvel e DC è una follia, su questo non ci sono dubbi. Bisogna però tenere a mente due cose: i fisici non sono matti come i matematici, ma quasi; e gli esempi usuali per spiegare la fisica, con piani inclinati, pendoli e via discorrendo, sono così noiosi che si farebbe di tutto pur di non vederli. Così James Kakalios, fisico americano e appassionato di fumetti, ha pensato di vedere se si poteva tirare fuori qualcosa ed è uscito questo libro (James Kakalios, La fisica dei supereroi [The Physics of Superheroes], Einaudi – Stile Libero Extra, 2007 [2005], pag. 395, € 15,50, ISBN 978-88-06-18392-9, trad. Lorenzo Lilli). Il risultato a mio parere è ottimo: senza usare troppa matematica (non si va molto oltre F=ma) e tenendo un approccio descrittivo, Kakalios prende alcuni supereroi, assume l'”eccezione miracolosa” per i loro superpoteri, e vede se le leggi della fisica permetterebbero le loro imprese. Stranamente – o magari perché ha scelto opporunamente gli esempi – mostra che spesso basta quella singola “suspension of disbelief” iniziale e poi la storia regge.
Il libro si legge molto piacevolmente, visto il suo stile scanzonato che è rimasto tale nella traduzione, anche se mi sa che Lilli non sia poi così appassionato di fumetti e abbia delle remore nel convertire le unità di misura. Una lettura consigliata a chiunque abbia voglia o bisogno di un ripasso di fisica.

Testimonial

La seconda metà di agosto ha visto come sempre lo spuntare di raccolte di tutti i tipi. Quest’anno il leitmotiv sembrano essere le enciclopedie in DVD, anche se ho dei problemi a capire a cosa possano servire tredici DVD sul poker. So bene che ci siano molte varianti del gioco, ciascuna con la sua strategia peculiare; non mi lamento infatti della quantità di materiale – vivaddio, che senso ha una collezione in tre fascicoli?|- ma del formato. Che diavolo fai vedere in un DVD sul poker? Fai i primi piani dei volti dei giocatori e spieghi “Notate la piega degli occhi? Questo significa che sta probabilmente bluffando”? Boh, magari il tutto è nato dalle richieste degli spammatori che pubblicizzano i casinò online e che devono fare in modo che i gonzi sappiano in che modo verranno spennati.
Ma anche senza supporti video si direbbe che si possano comunque fare delle cosone. La Gazzetta dello Sport, in collaborazione con De Agostini, presenta un corso di scacchi compreso di pezzi in marmo. E a chi lo fanno pubblicizzare? Kasparov? Immagini di repertorio del duello Fischer-Spassky? Mannò, troppo semplice. Se ho letto bene la scritta in piccolo negli ultimi istanti dello spot TV – lo sapete che non sono fisionmista – il gruppo RCS ha scelto… Gianluca Vialli. Ho dei problemi a capire la logica di una simile scelta: ma visto che ho anche dei problemi a giocare a scacchi magari tutto torna.