Archivi categoria: y2003_recensioni

Cina perduta (mostra)

La giornata di oggi non ispirava molto. Almeno fosse nevicato si faceva a pallate, ma con la pioggia? Ne abbiamo approfittato per andare a vedere la mostra di fotografie scattate in Cina tra il 1893 e il 1914 dal missionario Leone Nani. La mostra (ingresso 5 €) si trova nei sotterranei di Palazzo Reale, e resterà fino al 25 gennaio, per essere poi allestita a Bergamo, presso il Museo Diocesano “Bernareggi”.
L’abbiamo trovata piacevole. Nulla di trascendentale, e forse qualche spiegazione in più sul contesto del tempo sarebbe stata utile, ma le fotografie parlavano già da sole, mostrando questa grande nazione che stava appena aprendosi allo scambio con gli occidentali. Così si vedono i benestanti del tempo che si facevano fotografare… con un orologio al centro dell’immagine! Ma ci sono anche le foto dei contadini e degli operai di allora, che danno un contrasto ancora maggiore.

Ultimo aggiornamento: 2003-12-28 18:44

Matemilano (mostra)

Colpevolmente tardi (erano già le 17 passate, e la chiusura è alle 18:30) siamo andati al Museo della Scienza e della Tecnica per vedere la mostra sulla matematica.
Fa (tristemente) piacere notare all’ingresso che la mostra è dedicata a Franco Conti, che penso avrebbe apprezzato la cosa. Meno piacere leggere i “cartelloni sponsorizzati” all’inizio: in teoria dovevano mostrare come la matematica pervade la vita reale, ma a me in pratica davano tanto l’idea di una pubblicità malfatta, e anche piuttosto irritante. D’accordo che ci vogliono gli sponsor, ma almeno siano un po’ più seri!
Fortunatamente il resto della mostra è molto più interessante. Le aree tematiche presenti sono quattro: Massimi e minimi, dove si possono vedere in pratica le superfici che minimizzano il perimetro a parità di area, oppure scoprire qual è il modo più economico per unire tra loro tre punti; visualizzazione, con tutti i trucchi relativi alla prospettiva – ma sapete che un bambino di tre anni generalmente non riesce a riconoscere una vista prospettica? – con esempi pratici; topologia, dagli anelli Borromei ai problemi di collegamento di tre punti senza intersezioni nel piano o nei nastri di Möbius; simmetria, dove vengono mostrati i vari tipi di simmetria possibile notando come non sono “tutti uguali”.
Aggiungo che i giovani che spiegano le cose dietro i vari esempi sono davvero bravi. Non so se oggi l’atmosfera fosse più rilassata rispetto a quando arrivano le torme di scolari, ma mi hanno dato l’idea di essere davvero interessati a dare spiegazioni e a interagire con dei rompiballe come me e il padre di Anna (rompiballe, non saputelli, almeno in questo caso…). Da un lato, questo rende davvero piacevole la visita: dall’altro, spero che sia un punto di partenza per una didattica della matematica che non spaventi i ragazzi.

Ultimo aggiornamento: 2003-12-26 21:55

Il fantasma di Canterville (teatro)

Ieri sera, sperando di non essermi preso una multa – siamo dovuti andare in auto visto il blocco dei mezzi, e c’era una telecamera che non mi piaceva all’inizio di Via Manzoni – siamo andati al teatro dei Filodrammatici a vedere Lucia Poli, nell’opera molto liberamente tratta dal racconto omonimo di Oscar Wilde.
Per prima cosa, due parole sul teatro, dove non ero mai andato. Sta dietro la Scala, e dall’esterno sembra un normale condominio. Il teatro vero e proprio è nei sotterranei, ed è una vera e propria bomboniera. La scala, bellissima, è in stile impero: c’è una piccola platea e due livelli di galleria, ciascuno con un paio di file di poltrone. La nota di colore: un caffè costa un euro, un prezzo più che civile.
Passando allo spettacolo vero e proprio, l’allestimento è molto particolare. Abbiamo Lucia Poli che fa la mattatrice, nei panni della governante del castello di Canterville; è coadiuvata da un quartetto di cantanti/musicisti che ogni tanto diventano i personaggi del racconto, con una commistione tra testo e musica molto piacevole. Ma come ho detto è la bravura direi quasi mostruosa di Lucia Poli che tiene in piedi tutto lo spettacolo, con il corpo e la voce, anzi le voci, come quando da sola regge entrambe le parti del dialogo tra la governante e il fantasma.
Ultima nota: è vero che il biglietto costerebbe 20 € più prevendita, ma ad esempio con la carta Filo6 si pagano 54 euro per sei biglietti da usare liberamente: noi ad esempio li abbiamo usati tutti contemporaneamente. Nove euro per biglietto: come si fa a dire che il teatro è caro, quando un film te ne costa sette?

Ultimo aggiornamento: 2003-12-21 17:13

<em>Come smettere di farsi le seghe mentali</em>

Il libro (Ponte alle Grazie, 121 pagine, ISBN 88-7928-662-5, 9 €) meriterebbe solo per il titolo – che per amor di precisione termina con “… e godersi la vita” – di essere acquistato. In fin dei conti non è neppure poi troppo caro, ti viene più o meno a costare come un paio di DVD in affitto da Blockbuster. Sono anche convinto che l’autore Giulio Cesare Giacobbe, che insegna tra l’altro Fondamenti delle discipline psicologiche orientali (qualunque cosa siano) all’Università di Genova, abbia scritto delle idee interessanti. Che aiutino o meno le persone, non lo so: sono abbastanza convinto che ognuno è un caso a sé. Di nuovo, però: il libro è breve, quindi non si perde troppo tempo a leggerlo.

C’è una cosa che però mi sta davvero sulle palle: lo stile utilizzato dall’autore. Mi sarebbe stato benissimo se si fosse limitato ad essere leggero, anzi avrei apprezzato la scelta di non nascondersi dietro ai paroloni ed esprimere i concetti in modo lineare. Mi vanno bene anche le battute qua e là. Ma qui il caro Giulio Cesare ha utilizzato un gergo falso giovanilistico che a me personalmente risulta particolarmente sgradito, soprattutto perché assolutamente staccato dal contenuto. Un vero peccato.

Ultimo aggiornamento: 2003-12-17 11:53

Night Watch (libro)

Terry Pratchett è una garanzia, in un certo senso. Sforna due libri l’anno, e generalmente si può essere certi di passare delle piacevoli ore nella lettura… ammesso che si sia fluenti nell’inglese, visto che le traduzioni dei suoi libri in italiano sono poche e spesso piatte.
Night Watch (Corgi, 474 pagine, ISBN 0-552-14899-7, 6.99 sterline) non fa eccezione. Il libro è il ventisettesimo nella saga del Discworld, e ci si può chiedere cosa ci sia ancora da dire: in effetti questa volta Pratchett bara un pochetto, facendo ritornare il Comandante Vimes trent’anni indietro nel tempo in modo da fargli guidare l’effimera rivoluzione che si svolse ad Ankh-Morpork in quel frangente. In questo modo è possibile vedere cosa facevano da giovani parecchi dei personaggi “classici”, come Vimes stesso – tra l’altro, come è cambiato il personaggio dal primo libro in cui è apparso, quando beveva ed era rassegnato a non fare nulla! – il Patrizio Lord Vetinari, e la signora Palm della gilda delle Ricamatrici, che ovviamente non poteva accettare che nello stemma della Repubblica del Popolo si parlasse di “free love” e si potesse al limite giungere a scrivere “amore a prezzo ragionevole”.
Il tutto condito dal tipico umorismo di Pratchett, che tende a prendere una situazione che sembra perfettamente normale e far vedere che in realtà non lo è affatto.
Il libro è godibilissimo per conto suo, anche se si perdono parecchie running gag se non si sono letti i volumi precedenti. Mettetela in questo modo: se avete qualche mese di tempo, potete iniziare da capo la saga!

Ultimo aggiornamento: 2003-12-15 12:18

_Io uccido_ (libro)

Lo ammetto. Non mi fidavo per nulla di tutte le lodi sperticate a Io uccido, esordio di Giorgio Faletti come scrittore. Ma non sono nemmeno irragionevole, e così ho comprato il libro (Baldini Castoldi Dalai, ISBN 8884904722, pagine 682, 7.90€) per giudicarlo di persona. E devo ammettere che è fatto terribilmente bene.
Intendiamoci: non è un capolavoro letterario, ma semplicemente un giallo. Non so nemmeno quanto sia farina del sacco di Faletti e quanto ripulitura del suo editor, ma la cosa non mi interessa. Semplicemente, è un hard-boiled con tutto quello che ci si può aspettare in quel genere, ma con i luoghi comuni che salvo in un paio di casi appaiono in maniera perfettamente naturale; una storia che nonostante la lunghezza fila via che è un piacere e che non ti lascia chiudere il libro. Insomma, l’assassino viene scoperto a duecento pagine dal termine eppure la storia può ancora andare avanti senza problemi!
Mi domando solo se e cosa Faletti potrà fare in un altro libro. Il guaio di avere saccheggiato tutti i topos è che non ce ne sono più da usare…

Ultimo aggiornamento: 2014-07-04 12:28

<em>Napoli milionaria</em>

Siamo andati a vederla ieri sera al Piccolo; lo spettacolo era della compagnia di Luca De Filippo per la regia di Francesco Rosi.
Iniziamo dal testo. Eduardo è stato un grande. La struttura è standard, ma il modo in cui ha rappresentato la vita napoletana durante la guerra è davvero unico, con uno spaccato di vita che pare assolutamente naturale. Non faccio fatica a credere all’immediato successo alla prima rappresentazione, a marzo 1945 nella Napoli liberata da pochi mesi. Da un lato ci si immedesima in Don Gennaro, che torna dalla prigionia e scopre che non solo la vita è andata avanti, ma anzi chi è rimasto e si è arricchito con la borsa nera e i furti agli alleati non vuole nemmeno sentire più parlare di guerra; ma non si può non comprendere anche quell’altro punto di vista.
Ma a me quello che ha spiazzato è il finale. Gennaro sembra completamente vinto, non trattiene il figlio Amedeo che pure sa che verrà arrestato dal brigadiere, non si scompone nemmeno davanti al ragioniere finito in rovina a causa dello strozzinaggio di sua moglie, non dice una sola parola al compare di lei nel contrabbando. Eppure così vince; la famiglia torna ad essere il cardine della loro vita. Un punto sempre presente in Eduardo, non so se perché era un figlio illegittimo.
Due sole parole sugli attori per segnalarne la loro qualità. Il testo a volte sceglie esplicitamente di non dire ma lasciare intuire, e io seduto in penultima fila in balconata capivo… tranne qualche volta, a causa delle troppe parole napoletane. Io non ho studiato le lingue, è un mio limite.
Pubblico molto variegato. Sarà che ero abituato a riuscire a trovare posti solo il sabato, con me e Anna che eravamo di gran lunga i più giovani, ma ho notato un gran numero di ventenni. Quelli che continuano a mancare sono i miei coetanei, boh.
Un’ultima segnalazione: al bar interno, una bottiglietta d’acqua costa un
euro e mezzo. La bottiglietta, oltre ad essere austriaca (?), è da 25
centilitri. Non è un po’ esagerato?

Ultimo aggiornamento: 2003-11-14 11:47

<em>Il segreto dell'uovo sodo</em>

Il libro (autore Len Fisher, Longanesi, 320 pagine, 17.50 €, ISBN 88-304-2023-9) ha come sottotitolo “la scienza della vita quotidiana”, e l’autore in effetti parla della fisica e della chimica di processi assolutamente normali, come ad esempio la cottura dell’uovo sodo (lo sapevate che bollendo un uovo nel metanolo il tuorlo non si rapprenderà mai?). Non poteva mancare naturalmente un capitolo sulla “fisica del sesso”, che deluderà chi sperava chissà cosa – anche se spiega come funziona il Viagra.
In generale, però, confesso che il libro mi ha un po’ deluso. L’autore cerca di parlare come il tipo della porta accanto, e riempie il testo di aneddoti più o meno curiosi, ma ogni tanto si dimentica di quello che sta facendo, e usa paroloni tecnici e no: quasi a dire “manteniamo le distanze, neh?”. Avrei preferito qualcosa sullo stile di “Scienza in casa”, per chi ricorda i primi numeri di Le Scienze

Ultimo aggiornamento: 2003-10-30 22:27