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La voce su di me in Wikipedia

la voce su di me in it.wiki Sono più di vent’anni che edito Wikipedia. Ma come sapete faccio tante cose, e ogni tanto qualcuno pensa che almeno Wikipedia in lingua italiana dovrebbe avere una voce su di me. (C’è da una vita un Maurizio Codogno, ma è un ex calciatore e allenatore mio omonimo). Io non sono per nulla d’accordo, e ho cancellato più volte la voce su di me: l’ultima lo scorso settembre. Probabilmente sono uno dei pochi che di avere una voce biografica non se ne fa nulla: tanto c’è già fin troppa roba che ho scritto e di me si può sapere praticamente tutto.

Purtroppo però la scorsa settimana un utente di Wikipedia ha scoperto che io sono automaticamente “enciclopedico”, vale a dire rilevante, secondo le regole di Wikipedia, in qualità di scrittore. Per la precisione uno scrittore è ritenuto enciclopedico se lo è almeno un suo libro, e un libro è enciclopedico se è stato tradotto almeno in tre lingue, cosa che è vera per Matematica in pausa caffè. A questo punto non posso fare nulla: ok, potrei far cancellare la voce per minacce legali, ma non mi sembra il caso. Quindi la voce c’è. (Quella nel link è la versione di venerdì scorso, un giorno dopo la (ri)creazione e la segnalazione delle traduzioni di Matematica in pausa caffè; nel frattempo è stata aggiunta una mia foto)

Peccato che per fare una cosa così tanto valeva non farla, a partire dalla definizione di “scrittore” nel titolo. Ovvio, bisogna specificare in qualche modo di quale Maurizio Codogno si parla, e la mia rilevanza deriva da un libro che ho scritto: ma direi che non sono uno scrittore, al più un divulgatore. Ma tutto il corpo della voce non funziona. Ecco alcuni esempi:

  • Del resto quell’elenco è sbagliato, c’è una lingua per cui sono stati venduti i diritti di traduzione ma non è mai stato tradotto il testo.
  • Anche senza considerare i libri autopubblicati – di cui non vedrei il problema, essendo un di più irrilevante per l’enciclopedicità ma comunque esistente – mancano vari testi che ho pubblicato con case editrici vere (e per cui non ho pagato, anzi…)
  • Se guardate le altre biografie di scrittori contemporanei (quelli veri) noterete come la bibliografia non si limita a mettere titolo e anno di pubblicazione, ma aggiunge editore e ISBN. Qui niente.
  • La “biografia” scritta così è una barzelletta: a parte tutte le cose interessanti che ho fatto nella mia vita e che a questo punto si potevano anche citare, mancano almeno tre cose che ho fatto come scrittore.
  • Mancano i link ad altre parti del mondo wiki dove c’è roba mia. (Non di sola Wikipedia vive l’uomo.) I cosiddetti “interwiki” sono alla base di un’enciclopedia multimediale.

Ieri pomeriggio era finalmente stato tolto il “matematico” nella mia descrizione: che avrei fatto di rilevante in matematica? Ieri sera è stato rimesso, con la motivazione che il famigerato testo enciclopedico è di matematica. Lasciamo stare.

Burocraticamente potrei editare io stesso la voce e correggerla: basta che io indichi di essere in conflitto di interessi (e ovviamente non faccia modifiche promozionali), e usi fonti terze e non il mio sito. Il punto è che io per principio non intendo toccare quella voce che ritengo assolutamente inutile né dire quali sono le cose che mancano e quali errori ci sono: è tutto materiale che si può trovare in rete, mica sono segreti di stato. Questo è del resto uno dei più grandi guai di Wikipedia, soprattutto con le biografie di persone viventi. Anche ammettendo che una voce non venga scritta con l’unico scopo di fare o farsi pubblicità, quello che sembra l’unica cosa importante è dire “ho messo una nuova voce nell’enciclopedia!” senza darsi la pena di renderla almeno un minimo decente. Non lo si vede molto spesso perché in genere il lavoro è fatto alla rovescia, partendo da un testo prolisso e promozionale a cui qualche anima pia toglie le parti inutili e dannose: ma togliere è molto più facile che aggiungere, dato che nel secondo caso bisogna fare delle ricerche per recuperare il materiale e non è detto che la cosa sia banale. Controprova? La mia enciclopedicità è legata a quella di Matematica in pausa caffè. C’è una voce sul libro? Ovviamente no, per farla bisognerebbe come minimo cercare i dati e qualche recensione, se proprio non lo si vuole leggere. Avete presente la fatica necessaria?

PS: Non ho nessuna pregiudiziale contro l’essere presente nei siti dei progetti wiki. Per dare un’idea, quando riottenni i diritti di Matematica in relax chiesi a chi frequentava Wikisource se fossero interessati ad avere il testo: ricevuta risposta positiva (essendo il libro stato pubblicato da un editore non a pagamento esso era idoneo) ho provveduto a caricarlo e quindi da qualche anno c’è una voce su di me in Wikisource. Ma lì appunto la mia presenza come autore ha un senso: su Wikipedia, no.

Ultimo aggiornamento: 2026-04-07 11:58

Un paio di cose su Wikipedia

È un po’ che non scrivevo di Wikipedia: il tempo è poco e le cose da fare sono molte. Dovrei anche parlare della chiusura di Wikinews, ma sarà per un’altra volta. Per il momento segnalo due articoli piuttosto diversi ma che fanno capire come 25 anni sono un bel peso per l’enciclopedia.

Il primo articolo, pubblicato su Link, è in realtà fuorviante e lo segnalo solo perché è un classico esempio di una traduzione che non ha davvero molto senso. È vero che la Wikipedia in lingua inglese ha voci francamente bizzarre per non dire peggio, ma ogni edizione linguistica ha le sue regole interne e in quella italiana queste voci sono generalmente eliminate, così come quelle di eventi che probabilmente tra una settimana saranno dimenticati. Questo non vuol dire che non ci siano voci che uno non si aspetterebbe in un’enciclopedia, come per esempio “igiene anale” (la voce sull’orientamento dei rotoli di carta igienica è stata assorbita da quella sulla carta igienica su Wikipedia in lingua italiana, ma rimane in quella in inglese e in altre 19 edizioni linguistiche). Diciamo che molto spesso gli articoli di costume su Wikipedia sono semplici traduzioni e quindi essenzialmente anglocentrici.

Più interessante quest’altro articolo di Dariusz Jemielniak (uno che di Wikipedia ne sa, oltre che essere un accademico.) Il suo punto di vista è che Wikipedia è nata venticinque anni fa da nerd ventenni, massimo trentenni (io avevo già passato i quaranta, ma si sa che sono anzyano) e ora ci sono sempre loro, diventati ormai cinquantenni e quindi pompieri da incendiari che erano. Tutte le modifiche proposte per “semplificare” fruizione e contribuzione a Wikipedia sono così state bloccate, e questo sarebbe un male. Ora, posso assicurarvi che la prima versione del Visual Editor che si voleva rendere obbligatoria per modificare le voci era una cosa del tutto inusabile. (Ora funziona abbastanza bene, ma sono passati tredici anni…) Dal mio punto di vista il problema è appunto che le nuove feature introdotte dagli sviluppatori sono spesso in versione alfa, e sono introdotte nella speranza che vengano debuggate “sul campo”: ma gli editor abituali non hanno voglia di perdere tempo, e gli utenti casuali si trovano ancora più persi. Più interessante l’altro punto portato da Dariusz, e che riguarda direttamente i lettori. Visto che ormai le nuove generazioni non sono in grado di leggere direttamente un testo complesso ma hanno bisogno di un riassuntino, così come i capi e capetti, l’idea della Wikimedia Foundation era stata quella di creare i “Simple Article Summaries”, generati per mezzo dell’IA. La comunità anglofona ha avuto una reazione contraria così violenta che dopo un giorno la feature è stata eliminata.

Parliamone un po’. Sul fatto che un riassunto breve e semplice, almeno per le voci più lette, sarebbe utile penso che tutti siamo d’accordo. E del resto la Wikipedia delle origini era molto più ruspante. E possiamo anche immaginare che un LLM bene addestrato non farebbe molte allucinazioni e soprattutto possiamo sperare che userebbe solo il testo della voce per fare il riassunto, e non aggiungerebbe altre informazioni prese chissà dove. Ma siamo sicuro di volere passare a un modello IA, quando il valore aggiunto di Wikipedia è che nel bene o nel male il materiale è generato da utenti reali? Io potrei al più accettare un pulsante che ti porti fuori da Wikipedia (anche se su un server della Wikimedia Foundation) e mi creasse lì il riassunto: ma voglio che due cose essenzialmente diverse siano in posti essenzialmente diversi. Sono anch’io un vecchio bacucco? Probabile. Ma non ce lo ordina il dottore di usare Wikipedia: possiamo sempre andare da Elonio e dalla sua Grokipedia, se proprio vogliamo essere moderni.

Wikipedia e l’IA

L’altro giorno, parlando di Grokipedia, ho accennato al fatto che Wikipedia deve per forza fare i conti con l’intelligenza artificiale. Qui provo a spiegare come io vedo la situazione. Premetto che tutto quello che scrivo riflette esclusivamente il mio pensiero, non quello della comunità di Wikipedia in lingua italiana, di Wikimedia Italia o tanto meno della Wikimedia Foundation.

Il primo punto da considerare è capire perché usare l’IA. Attenzione: non sono luddista, e non ho nulla a priori contro il suo uso. Spero però che nessuno creda davvero che gli LLM siano creativi, riuscendo quindi a scrivere qualcosa di davvero nuovo e non rimasticato (pur molto bene): d’altra parte se ci riuscissero il testo sarebbe considerato una ricerca originale (RO) che in Wikipedia è assolutamente vietata, perché tutto deve essere verificato indipendentemente. (Nota: mentre sto scrivendo c’è una curiosa convergenza tra utenti destrorsi e sinistrorsi che stanno cercando di far passare il concetto che le ricerche originali si possono usare). E taciamo sul fatto che le “ricerche originali” degli LLM sono spesso cose che non stanno né in cielo né in terra: ultimamente abbiamo avuto l’utente LugAIno che scriveva testi più o meno casuali sulla città di Lugano. Aggiungiamo poi che c’è il gtrande rischio che il testo generato, specialmente se si parla di un argomento di nicchia, potrebbe essere troppo simile alla fonte originale e pertanto essere una violazione di copyright. Non sapere quali siano le fonti non ci permette nemmeno di scoprirlo.

Da qui si passa al secondo punto: Wikipedia richiede di inserire le fonti delle affermazioni indicate, cosa che di solito non si ha con gli LLM: ci sono delle eccezioni, come Copilot e Perplexity, ma anche se loro affermano di indicare da dove hanno preso le informazioni questo non significa molto. L’altra settimana per esempio, chiedendo a Perplexity quando una chiesa milanese era stata eretta come basilica minore, Perplexity mi “citò una fonte” secondo cui il decreto relativo era stato emesso nel luglio 2025… da papa Francesco.

Ciò detto, non c’è nessuna ragione intrinseca per vietare tout court l’uso dell’IA per migliorare le voci: quello che serve è che non si copincolli il testo creato ma lo si controlli e lo si corregga dove necessario. Alcuni esempi di uso dell’IA? Il recupero di fonti (reali…) che possono utilmente ampliare quanto già scritto; la revisione di un testo in modo che sia più scorrevole; la traduzione di quanto già presente in un’altra edizione linguistica di Wikipedia (ma in questo caso ricordatevi di citarla come fonte!). L’IA è molto brava a fare il lavoro sporco, proprio perché in pancia ha una quantità enorme di informazioni. L’importante è appunto non dimenticarsi che l’intervento umano continua a essere necessario.

Ultimo aggiornamento: 2025-12-29 18:46

Il Codice Urbani vale solo in Italia

La corte di appello di Stoccarda ha confermato che il Codice Urbani vale solo all’interno dell’Italia. Il codice Urbani è quello che afferma che un’opera anche fuori copyright perché vecchia di secoli può essere soggetta a “una tutela”; questo significa che se io voglio usare un’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo devo chiedere a chi gestisce l’immagine il permesso, e presumibilmente pagare per il diritto di usarlo. Bene: Ravenburger aveva prodotto un puzzle con l’uomo vitruviano, il ministero della Giustizia e le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno fatto causa, Ravensburger ha fatto una controcausa, e il risultato è che il puzzle può essere venduto tranquillamente al di fuori dell’Italia. La Corte non si è espressa sulla legalità del codice Urbani ripetto alla direttiva copyright, né poteva farlo; in pratica ha detto “non ci curiamo di cosa fate in Italia, affaracci vostri”.

Non credo che il nostro governo cambierà posizione: questo significa che noi italiani saremo cornuti e mazziati. Chissà se chiederanno anche di oscurare le immagini di Wikipedia se ci si connette dall’Italia…

Davvero tutte le foto sono artistiche?

È in corso di discussione alla Camera la proposta di legge 2224, presentata da due deputati di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia, avente titolo “Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di tutela del diritto d’autore relativo alle fotografie”. Cosa dice questa proposta? Facciamo prima un passo indietro, e vediamo cosa dice attualmente la legge sul diritto d’autore.

Ci sono due tipi di tutela delle fotografie (il termine è da intendersi in senso molto lato: ovviamente non c’è più bisogno di avere pellicola o simili per avere una foto, pensate alle foto fatte con il furbofono). Da un lato ci sono le fotografie artistiche, dove si sottintende un atto di creatività del fotografo: queste fotografie sono equiparate ai libri, nel senso che hanno la stessa tutela (il copyright scade settant’anni dopo la morte dell’autore). Dall’altro ci sono le fotografie che non hanno creatività e sono semplicemente di tipo descrittivo: questa categoria comprende anche i singoli fotogrammi cinematografici e le foto di opere d’arte. Queste immagini hanno una protezione che dura vent’anni. La proposta di legge si occupa solo di quest’ultimo tipo di fotografie, e porta da venti a settanta anni la loro protezione. In altre parole, non potremmo per esempio usare per altri sette-otto anni una foto che mostra una strada cittadina nei primi anni ’60 per mostrare come i centri storici erano intasati dalle auto.

Ribadisco: stiamo parlando di foto che per definizione del legislatore non hanno alcuna creatività, che dovrebbe essere il concetto su cui si basa tutto il diritto d’autore. A questo punto mi sa che il prossimo passo sarà la tutela degli scatti automatici, perché si dirà che c’è comunque l’autorialità di chi ha posizionato la fotocamera in quel punto e poi ha definito l’algoritmo che decide il momento in cui la foto viene scattata…

Ma c’è una cosa ancora più ironica. L’unico motivo che io vedo alla base di questa proposta di legge è che qualcuno ritiene che in questo modo i fotografi potrebbero guadagnare tanti soldi con i diritti di queste foto, che adesso possono essere usati dopo vent’anni che non sono pochi ma nemmeno troppi: come ho detto, le foto creative sono già tutelate dalla legge. Bene. Pensateci un attimo. Stiamo parlando di foto puramente descrittive, senza nulla di artistico. Se io avessi bisogno di un’illustrazione di questo tipo e dovessi pagare per usarla, farei molto prima a generare un’immagine con l’intelligenza artificiale. Il fatto stesso che questa immagine è una mera descrizione elimina a priori i problemi di una possibile violazione di copyright, e in questo modo non solo non pago nessuno ma non devo neppure aggiungere una didascalia indicante l’autore. Non so che ne pensiate voi, ma per me una legge come questa sembra solo un boomerang.

Doxxing su Wikipedia

Leggo su Slate che la Heritage Foundation, il think tank americano che sta gestendo il famoso Project 2025 che tanto piace a Trump, vuole “identificare e prendere di mira” gli utenti di Wikipedia che secondo loro “abusano della loro posizione” su Wikipedia. Il motivo del contendere dovrebbe essere il fatto che quegli utenti sono filopalestinesi.

Non entro sulla neutralità o meno delle voci in questione, che non ho nemmeno guardato. Sono almeno quindici anni che affermo che Wikipedia non può dare la verità, ma al più la verificabilità di quello che scrive (e sì, lo so che a volte non riesce nemmeno a fare quello). Quello che è proccupante è l’intimidazione degli utenti. Come sapete, anche quando nell’enciclopedia non si scrive come anonimi quello che si legge come autore è solo il nickname scelto: nel mio caso per esempio io mi firmo “.mau.”, con scarsissima fantasia. Il nickname, oltre che essere figlio della cultura di rete degli anni ’90, serve anche nel caso di testi che potrebbero generare reazioni anche sulla persona: chi scrive su argomenti delicati potrebbe quindi decidere di farlo sotto pseudonimo, cosa che non dovrebbe nuocere a Wikipedia perché si immagina che le affermazioni inserite abbiano le fonti a supporto e altrimenti verrebbero tolte, nome vero o falso che abbiano.

Io indico esplicitamente sulla mia pagina utente il mio nome e cognome, ma io non scrivo su temi caldi. Inoltre io sono da così tanti anni in rete e ho scritto pubblicamente così tante cose che trovare informazioni su di me è banale, e comunque parto sempre dal principio che tutto quello che scrivo potrà essere usato contro di me, e quindi sto attento a quello che scrivo. Ma appunto non è troppo difficile trovare informazioni su qualunque persona scriva in rete, se si cerca con sufficiente sforzo: tutto questo è il doxxing, e ne vediamo esempi tutti i momenti. Anche nel nostro piccolo circola una lista di “veri nomi di amministratori di Wikipedia in italiano” (con alcuni errori), tanto per dire.

Il fatto è che il doxxing è MOLTO pericoloso, sicuramente molto più della boutade di Musk che offre un miliardo di dollari a Wikipedia se cambierà il nome in Dickopedia. (Poi uno si può chiedere perché rosica così tanto, ma la gente è spesso strana). Io preferisco una Wikipedia poco perfetta a una Wikipedia ingessata, anche se la Heritage Foundation avesse ragione sulla mancata imparzialità di quelle voci: si comincia così e non si sa mai dove si finisce, anzi lo si sa benissimo.

L’arte s’ha da pagare

l'aceto balsamico con l'immagine del duca d'Este Bisogna dire che i giudici italiani sono coerenti. Anche nella causa per l’uso non autorizzato dell’immagine del duca d’Este su un aceto balsamico, la corte d’appello di Bologna ha dato ragione al ministero della Cultura: non importa se le immagini sono di opere ovviamente fuori copyright, e non importa nemmeno se sono semplici immagini e non gli originali: se la vuoi usare per scopi commerciali, devi avere l’autorizzazione relativa (e immagino sganciare soldi, che ce n’è sempre bisogno). Per fortuna io non ho scopi commerciali né diretti né indiretti, quindi posso lasciare l’immagine incriminata.

Avrei forse capito se l’autorizzazione fosse necessaria per evitare usi distorti, anche se si potrebbe partire con una discussione sulla possibilità o meno di parodia. Ma non pare il caso, visto che si afferma che questi beni, una volta usati per lucro, perderebbero il loro valore come beni riconosciuti e protetti dalla legge. Ma questo, almeno a mio parere, dovrebbe allora valere anche per gli usi non a fini di lucro. Peggio ancora, il Codice dei Beni Culturali nasce (lo dice esso stesso) per “preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e promuovere lo sviluppo della cultura”, in accordo all’articolo 9 della Costituzione.

Continuo a pensare che se questa è l’idea del MiC almeno siano coerenti e vietino tutti gli usi pubblicitari del patrimonio culturale italiano, a partire dai loro. Mi chiedo solo quando qualcuno verrà a bloccare l’uso di quelle immagini su Wikipedia, visto che la licenza prevede il riuso commerciale e – fatto salvo per le opere fotografate per Wiki Loves Monuments – non mi pare proprio sia stata richiesta un’autorizzazione e qiundi non importa se quelle immagini sono solo per motivi di studio e ricerca.

Ci sono giornalisti e giornalisti

L'IP che ha eliminato la data di morte di Schillaci Purtroppo pare che Totò Schillaci abbia avuto una recidiva del tumore al colon che l’aveva colpito. Purtroppo la mamma dei cretini è sempre incinta, e un utente anonimo oggi alle 15 aveva modificato la voce di Wikipedia sul protagonista di Italia 90, indicandone la morte. La falsa notizia è stata tolta un paio d’ore dopo da un altro utente anonimo, non prima che Repubblica scrivesse ” Addirittura il profilo di Wikipedia, come spesso accade, aveva proposto un aggiornamento di pessimo gusto annunciando la scomparsa nel 59enne proprio in data 8 settembre 2024.” (sì, la frase non ha senso: se il vandalo ha scritto oggi e l’articolo è di oggi, specificare la data non serve a nulla).

L’utente che ha inserito la morte di Schillaci è un siciliano non meglio identificabile, almeno con le informazioni pubbliche che io come tutti voi ho a disposizione. Invece si sa qualcosa di più dell’utente che ha tolto la data di morte, come potete vedere dall’immagine: si connetteva dalla sottorete pubblica del Messaggero, e presumibilmente è un giornalista. Per quel poco che può valere, voglio ringraziarlo pubblicamente.

Ultimo aggiornamento: 2024-09-08 19:03