La scorsa settimana BusinessInsider (quello americano) ha postato un articolo dall’eloquente titolo RIP Metaverse. Io come sempre non faccio testo, ma mentre con Second Life avevo provato a installare il programma, eliminandolo immediatamente visto che non avevo abbastanza banda, non mi è mai nemmeno venuto in mente anche solo di vedere come Zuckerberg avesse messo su tutto l’ambaradan. E dire che ormai la banda la dovrei avere.
Ma anche se io non faccio testo quello che ho notato è che comunque non c’è stato tutto l’hype di una quindicina di anni fa (ma ve lo ricordate Tonino Di Pietro che faceva i comizi?), il che mi fa pensare che almeno stavolta io sia in ottima compagnia. Ora, è facile fare un’analisi sociologica a posteriori sul flop del metaverso: molto meno facile farla corretta. Ma chi sono io per esimermi dal fornirvi il mio pensiero chiaramente erroneo? Quello che vedo è che la gente in rete fa fondamentalmente due cose: litiga per scritto e guarda video di gattyni, cioè due cose che non può fare di persona (quanti gattini trovate in giro?) Il metaverso, così come Second Life, doveva essere una copia in rete di quello che facciamo già tutti i giorni nella vita reale: e allora tanto vale farlo lì, no?