Dimensionamento

Un rapido aggiornamento a quanto ho scritto stamattina.

Posso – con grande fatica – immaginare che chi ha preparato il backoffice del cashback di Stato non sia stato in grado di dimensionare correttamente il sistema, e quindi stamattina la sezione Portafoglio sia “in manutenzione”.

Quello che non riesco proprio a capire è come sia impossibile caricare i metodi di pagamento già esistenti. Quello che serve è fare un accesso in lettura a una base dati a partire da una chiave identificativa (il nostro account). È una roba che si faceva in Access con Windows 95, ed è tranquillamente scalabile a sistemi con centinaia di milioni di record. (L’accesso in scrittura è naturalmente molto più delicato, ma non è il nostro caso). Vorrei davvero sapere chi ha progettato l’infrastruttura.

(Avrei anche qualcosa da dire dal punto di vista dell’interfaccia utente, ma lascio le contumelie a chi ci lavora tutti i giorni. Non che io lavori direttamente sulle basi dati, ma almeno mi tocca averci a che fare con i colleghi…)

Google ha finito i giga

Come diceva Heinlein, TANSTAAFL: There Ain’t No Such Thing As A Free Lunch. Io ricordo quando il primo aprile 2004 venne lanciata Gmail, con un intero gigabyte di spazio, quando i servizi commerciali ti davano sì e no 10 o 20 MB: ero assolutamente convinto fosse un pesce d’aprile. Addirittura all’inizio non era nemmeno così facile cancellare un messaggio che non interessava; bisognava andare a frugare nei menu. (Con il senno di poi, a Mountain View serviva una grande quantità di dati per tarare i suoi filtri, e questo era il sistema più rapido per ottenerli). Ricordo il passaggio a cinque giga, e l’unione di tre servizi diversi per arrivare a 15 giga. Ricordo anche i due anni in cui regalavano due giga in più se facevi il controllo sicurezza; di nuovo, probabilmente il costo marginale di quello spazio era inferiore ai vantaggi di sapere esattamente chi sei e dove sei.

Poi le cose sono cominciate a cambiare. Lasciamo stare le chiusure preistoriche, come la parte di Deja News dopo l’acquisizione e la “fusione” con Google gruppi: quello non era certo un problema di spazio quanto di scelte politiche, un po’ come la chiusura di Google Reader che spazio praticamente non ne occupava. Ma già a ottobre la cancellazione dopo 30 giorni dei file nel cestino di Google Drive mi era suonata un po’ strana. Dal mio punto di vista di utente non cambiava molto: quei file contavano nella quota. Ma dal punto di vista di Google magari davano fastidio. L’abolizione dello storage illimitato per foto “ad alta qualità” (che per uno come me che non guarda mai le foto e comunque le scatta male andava più che bene) è un segno che probabilmente comincia a esserci troppo materiale stivato nei server di Google… oppure che la grande G non ha più bisogno di troppo materiale per i suoi algoritmi. In ogni caso, è sempre un utile ricordo dell’effimeralità delle nostre cose in rete… e della nostra bulimia nel salvare TUTTO.

Aggiornamento: (11:40) in effetti, come si può leggere sul blog di Google, Mountain View farà anche “PULIZIA KONTATTI”: gli account inattivi da più di due anni potranno vedersi i loro file cancellati, come segnala anche Mashable. Ma quello che è peggio è che – sempre da giugno 2021 – «any new Docs, Sheets, Slides, Drawings, Forms or Jamboard file will begin counting toward your free 15 GB of allotted storage or any additional storage provided through Google One.» (e lo stesso vale per i documenti già esistenti ma modificati). Non so voi, ma io uso abbastanza spesso Google Docs proprio perché non contava come spazio Google. Certo, lo spazio realmente usato è poco, ma a quanto pare Google sta davvero finendo i giga…

il grande vantaggio del nuovo layout di Facebook

Come potevo aspettarmi, Zuckerberg ha “aggiustato” la sua gestione e ora l’estensione Old Layout for Facebook non funziona più. Ma non tutto il male viene per nuocere! Mi sono accorto che nella schermata iniziale per presbiti le cose che interessano a Facebook (storie e rooms) occupano così tanto spazio da non farmi vedere nessuno status. Così non mi viene nemmeno voglia di scrollare :-)

compravendita di account Quora?

Come sapete, io non uso molto Instagram. Così mi sono accorto solo per caso che martedì scorso un certo Danilo mi aveva mandato questo messaggio:

Ciao, ti contatto perché ho visto su Quora che sei partner, ho notato che utilizzi poco questo servizio, e volevo sapere se fossi interessato alla vendita del tuo account, grazie fammi sapere [emoji]

A dire il vero, se io sono un partner Quora (questa roba qua) lo sono a mia insaputa. E comunque non riesco ad accedere da Firefox, quindi non ci faccio nemmeno tanto caso. D’altra parte, i partner Quora guadagnano facendo domande, non dando risposte; e il poco tempo che passo su Quora lo spendo a dare risposte corrette ma diverse da quanto il proponente pensava. Ma a parte questo, perché mai uno dovrebbe “vendere il proprio account”, che tra l’altro è legato a un’email? Cosa ci può essere dietro?

(Non preoccupatevi, io a Danilo non rispondo certo)

La barzelletta di oggi

Secondo Vice, Facebook avrebbe detto che se il regolatore europeo non ritira la sua richiesta che i dati personali degli utenti europei non vengano trattati negli USA, come è sempre successo, allora non potrebbe più offire loro il servizio, oltre a quello di Instagram. (Stranamente non si parla di Whatsapp).

Facebook ovviamente vive dei nostri dati personali, altrimenti non potrebbe mandarci le pubblicità. (Che poi non abbiano spesso nulla a che fare con quello che ci interessa, o peggio ancora continuino a proporre roba che abbiamo già comprato, è irrilevante). Secondo voi si taglierebbe da sola via dal mercato europeo, con l’enorme rischio di lasciare lo spazio spalancato per un concorrente europeo? Piuttosto mettono su in fretta e furia un sistema solo europeo – le pubblicità sono per la maggior parte locali – studiando nel frattempo come fregare la legge in maniera legale…

Perché usare un wiki, allora?

Natural Philosophers Wikipedia logo

una sedicente Wikipedia

Per tutta una serie di ragioni che non sto a spiegarvi, sono finito su questa pagina. Leggendola, mi sono accorto subito che c’era qualcosa che non va. No, non è il nome “Wikipedia” che viola il trademark della WMF: non è un mio problema, né mi verrebbe in mente di segnalare la cosa. Più banalmente, a un certo punto c’è di nuovo scritto “Einstein plus zero” anziché “Einstein plus one”, oltre a uno “Schrödinger” che ha perso la ö in un copincolla venuto male.

Cerco pavlovianamente di correggere la voce: non ho i diritti. Ci sta. Passo alla pagina di discussione per segnalare la cosa: non posso nemmeno scrivere lì. In effetti, le loro regole dicono di non permettere l’editing pubblico perché – traduco al volo – le wiki aperte “portano a marginalizzare la critica della scienza ufficiale, e ‘pseudificare’ le alternative scientifiche”; inoltre i loro gestori “sono arroganti e di solito ‘intellettuali’ e non ‘pensatori critici'”. Devo confessare che a me fanno un po’ ridere questi “pensatori critici” che non ammettono che si possa criticare il loro pensiero: ma di nuovo è una loro libera scelta, e tanto chi legge quella pagina capisce comunque cosa leggere al posto dei refusi. (Purtroppo non può capire esattamente quali sono le confutazioni, ma su questo non ci si può fare nulla). Ah, ho verificato: non ci si può iscrivere a quella wiki.

Quello che però mi lascia davvero perplesso è un’altra cosa. Perché fare la fatica di installare MediaWiki, che è un software pesante e difficile da manutenere, se non hai intenzione di fare interagire la gente? Faresti molto più in fretta con un banale WordPress, bloccando i commenti per sicurezza. Ci dev’essere qualcosa che mi sfugge.

Il nuovo Facebook, stavolta per sempre

Dopo un paio di settimane, Zuckerberg ha tolto la possibilità di tornare per 48 ore alla vecchia interfaccia per non presbiti. Si deve essere scocciato di tutti quelli che lo facevano.
Dal mio punto di vista, non è che sia chissà quale problema: lo sto semplicemente guardando di meno. Insomma, se volete chiedermi qualcosa vi consiglio di contattarmi altrove ;-)

Facebook Editor

Il mese scorso ero in montagna, non so bene cosa avessi fatto con il tablet, e sono finito su Facebook Editor. Per chi non sapesse cosa sia, è l’equivalente delle richieste di Google Maps per aggiornare, correggere e aggiungere dati alle pagine del sito di Zuckerberg, il tutto comprensivo di gamification con i livelli che si ottengono man mano che uno dà risposte.

Continuo a pensare che tutto ciò sia sfruttamento dell’utenza: non solo noi siamo il prodotto – e questo da un certo punto di vista è comprensibile – ma dobbiamo “lavorare” per migliorarlo. Per quanto mi riguarda, che si accontentino della licenza non esclusiva sulle cazzate che scrivo; mi bastano già Wikipedia e OpenStreetMaps per contribuire al bene comune.