L’antispam di Gmail perde colpi

È un po’ di tempo che sono costretto a controllare regolarmente la cartella spam del mio Gmail e recuperare messaggi perfettamente leciti che arrivano da mailing list che leggo da anni. Ora, posso capire che la formattazione della rassegna stampa di Radio3 Mondo dia molto l’idea di uno spammatore sotto acidi; ma tra le liste più colpite ce ne sono due puramente testuali… e che sono ospitate da Google Gruppi. Forse c’è qualcosa che non va. (Sicuramente non va che il sistema non impari che *per me* quei messaggi non sono spam)

Are you sure you want to leave?

Dall’account della pagina .mau. (che ho riesumato… sono mesi che i miei post non finivano su FB), che per prima cosa mi ha chiesto di collegarmi a whatsapp:

If you leave now, you won’t be able to run WhatsApp ads or add a WhatsApp button to your Page.

E sarebbe un male?

(P.S.: qualcuno sa se WordPress mi permette di postare direttamente sul mio account e non su una pagina?)

Quel che è regalato resta

Se ricordate, una decina di giorni fa avevo scritto che mi sarei preso un abbonamento a Google One: non tanto per le foto che ora occupano spazio, quanto perché la mia casella di posta e i file che tengo in cloud avevano raggiunto il 90% del totale. Totale che tra l’altro non era 15 GB ma di 19, perché nei due anni in cui Google regalava due giga di spazio se si faceva il controllo sicurezza l’avevo sempre fatto.

Ora ho effettivamente preso l’abbonamento, e il mio spazio è di 104 GB, non 100. Non ho controllato se i GB sono metrici o informatici (ma quello c’era anche prima) però apprezzo che quello spazio in più sia rimasto, anche se non credo avrò bisogno anche di quello.

Vi siete accorti di cosa doveva succedere ieri?

Probabilmente no. La direttiva europea sul copyright sarebbe dovuta essere recepita da tutte e 27 le nazioni europee. Direi che la data è passata abbastanza in silenzio, non trovate?

Per la cronaca, formalmente l’Italia ha approvato la legge di delegazione europea che conteneva anche il recepimento della direttiva 2019/790: ma c’è come al solito il trucco. La legge di delegazione per l’appunto delega il governo ad applicarla; e conoscendo chi sta al governo sono abbastanza sicuro che verranno casualmente introdotti lacci e lacciuoli che forse sono leciti secondo la lettera degli articoli della direttiva, ma vanno contro le sue premesse (i “considerando” in italiano oppure “recital” nel testo inglese). E dire che per uno degli articoli più controversi, il 17 sui controlli a priori sul materiale caricato dagli utenti, la Commissione stessa ha pubblicato delle linee guida che tra l’altro ricordano per l’appunto questo punto…

Noi speriamo sempre che il governo audisca (o come diavolo si coniughi “faccia un’audizione a”) anche chi ha come scopo istituzionale quello di diffondere la cultura: non dico necessariamente noi di Wikimedia Italia, ma per esempio l’Associazione Italiana Biblioteche. Sono però molto scettico, ve lo dico subito…

E ora che Google Photo consuma il tuo spazio dati?

Come sapete, da ieri Google ha deciso di calcolare lo spazio usato per salvare le nostre foto a buona risoluzione (e quello usato da gdocs gsheets e gslides). Io probabilmente cederò e pagherò per i 100 giga di Google One: non tanto per le foto che non faccio ma per tutto il resto. In effetti i miei diciannove giga gratuiti sono sempre pieni. Per il resto? C’è chi consiglia nel caso si abbia Prime di salvare le foto sul cloud di Amazon. Andrea Trapani sul Foglio ha accennato a tre possibili altri siti: io ho provato ad accederci.

Yandex Disk è russo. L’avevo attivato cinque anni fa, a quanto pare: ci sono dieci giga di spazio gratuito e un accesso con un’interfaccia web, oltre a un’app per Windows che ti mostra i file come fossero su una cartella. È possibile scegliere se avere i file solo su cloud o anche in locale.

Degoo è svedese. L’interfaccia è minimale, e a quanto vedo è più pensata per i telefoni, tanto che non c’è più un client Windows (questo) è del 2018 e non so se funzioni ancora). La versione gratuita permette di backuppare fino a due device ma dà 100 giga di spazio, aumentabili mediante referrer (il mio è questo). Secondo me è più utile appunto per le foto da telefono – che sono comunque salvate a dimensione ridotta.

Se volete provare con i cinesi, c’è Terabox, già Dubox. È interessante notare come il login sia possibile solo con certi provider email – ma c’è anche libero.it ;-) – e che, oltre all’avere un tera di spazio, ci sia la possibilità di salvare file dal web. Devo però dire che l’interfaccia mi pare parecchio incomprensibile. Già il mio nome utente è USER0814B454, tanto per dire…

Insomma, mi sa che è meglio tenersi quello che si ha già…

Facebook e il Covid

visit the COVID-19 Information Center
Zuckerberg vuole farci sapere che a lui importa che la ggente sappia tutto sulla pandemia, naturalmente restando dentro il suo orticello. E come fa? Semplice. Per tutti i post che usano le parole “covid”, “vaccino” e simili aggiunge autonomamente quella sezione che vedete quassù. Solo che evidentemente costava troppo il controllo se la sezione era già stata mostrata nella pagina – non parliamo della possibilità di silenziare per un certo periodo di tempo l’avviso – e così uno può trovarselo una decina di volte mentre scorre il flusso.
Ma magari è un aiuto che ci viene dato per smettere di usare Facebook.

FeedBurner chiude il servizio “feed by email”

Nel caso voi leggeste In coma è meglio, avrete scoperto che FeedBurner eliminerà da luglio il servizio di spedizione dei post via email. Ora, in effetti qualche giorno fa era arrivata anche a me la mail di FeedBurner. Dopo essere riuscito a ricordarmi qual era la password del sito, sono andato a vedere: non avevo mai abilitato quella feature.

Io sono un dinosauro, e continuo allegramente a usare gli RSS feed, anche se da anni sono in disuso per l’ottima ragione che non è così semplice infilarci pubblicità. Ma non sono così dinosauro da usare l’email per inviare i miei post: quella è davvero roba degli anni ’90 del secolo scorso! (Ok, non c’erano i blog. Ma per dire c’era un servizio di ftp-by-mail…)

Grandi risultati informatici della sanità lombarda

Martedì Jacopo ha dovuto fare un tampone (negativo) perché la pediatra voleva essere certa che un suo sfogo cutaneo non fosse legato alle nuove versioni di Covid. Il laboratorio a cui ci ha mandato (Synlab) è privato, come nella miglior tradizione lombarda. Fatto il tampone (con notevole difficoltà legata al divincolarsi del giovane) danno ad Anna un foglio con le istruzioni per scaricare il giorno dopo il risultato. Fin qui tutto perfetto: non c’è alcuna ragione per dover tornare a ritirare un foglio. Ieri mattina provo a collegarmi al sito: ci ho perso venti minuti. In pratica ogni pagina a cui cercavo di accedere si caricava in un minuto o due, sempre che non andasse in timeout e dovessi rilanciarla.
Mi chiedo come sia possibile avere una connessione a scoiattoli per un sito. Gliel’avrei anche detto compilando il modulo di feedback che mi proponevano, ma è finito in timeout anche lui…