Insomma Elon Musk si compra Twitter?

musk e twitter Allora, dicono che il consiglio di amministrazione di Twitter ha accettato l’offerta di Elon Musk, ed entro la fine dell’anno Twitter sarà completamente in mano sua. Permettetemi di avere qualche dubbio al riguardo: Musk ci ha abituato a fare giravolte di ogni tipo.

Del resto, non sono il solo ad avere dubbi sul modello di sostenibilità che pare essere l’idea di Musk per Twitter: da una libertà totale di parola, compreso il far ritornare l’attualmente bannato Donald Trump, al passaggio da un sistema di proventi basato sulla pubblicità a uno che si fonda sugli abbonamenti “per evitare di vedersi vendere i propri dati”. È vero che Twitter non è mai riuscito a trovare un suo modello, pur avendone cambiati parecchi. Io mi ci trovo relativamente bene, ma è anche vero che seguo pochissime persone e non entro quasi mai nelle discussioni; ma ho il sospetto che la cura-Musk potrebbe farmi allontanare da quel social, un po’ come – pur per ragioni completamente diverse – mi sono allontanato da Facebook. Rimarrò con i miei ventun lettori, insomma…

Google Drive e shortcut

Ho scoperto che Google, nella sua Infinita Bontà, trasformerà in shortcut le copie multiple di file. Devo dire che la mossa non mi è molto chiara, e la spiegazione di Google qui sotto non mi convince troppo.

Le scorciatoie semplificheranno le strutture di file e cartelle su Drive creando puntatori a file e cartelle, anziché avere file e cartelle in più posizioni. Ciò consente di creare facilmente l’accesso a file e cartelle, riducendo al minimo la confusione sulla proprietà e sulle modalità di gestione e aggiornamento di file e cartelle. Al momento della sostituzione, le impostazioni di condivisione e la proprietà di file e cartelle non cambieranno.

Chi come me usa Unix da più di trent’anni conosce perfettamente la differenza tra hard link (un file fisico è accedibile da più percorsi) e soft link (nei vari posti c’è un puntatore al file fisico), e non ha alcun dubbio sul fatto che internamente Google mantiene una singola copia di quei file. Perché allora implementare una modifica del genere, che così a prima vista complica solo le cose? forse perché Google si incasinava con i permessi? Al più sono le cartelle che potevano dare problemi, ma non certo i singoli file…

anche prima di Musk, Twitter…

Da qualche tempo ho la possibilità di downvotare (come si può dire in una sola parola in italiano? disvotare?) i commenti ai post di Twitter. Non che lo faccia, anche perché non ne vedo il valore aggiunto. Ho scoperto però che ci sono le statistiche twitter… O almeno ci sono se pago per vedere i dati. Nulla di nuovo sotto il sole.

Come le ricerche Google inquinano i risultati

Mi è arrivato il report sulle ricerche Google che sono arrivate al mio sito, e ho scoperto come mai a febbraio ci fosse stato un picco di accessi a questa mia pagina. Le cinque stringhe più gettonate che hanno portato al mio sito (a parte il “lanciacazzi” che avevo esaminato…) sono infatti state “indovinello 100 prigionieri cappelli”, “100 prigionieri cappello bianco nero”, “indovinello 100 prigionieri”, “indovinello 100 cappelli”, e nel seguito ci sono altre varianti.

Mi fa un po’ rabbia non essere riuscito a trovare la fonte primaria, quella cioè che ha portato la gente a cercare in rete la risposta all’indovinello. Quello che però mi infastidisce di più è che per scoprire la chiave di ricerca ho dovuto aspettare che Google si degnasse di inviarmi questi highlight. Una volta bastava guardare le statistiche del sito per ottenere queste informazioni: ma a Mountain View si sono fatti furbi e adesso le nascondono quando fanno fare le query ai vari browser, per l’ottima ragione che in questo modo si tengono per loro i dati – e immagino che per averli in formato utilizzabile si debba pagare eccome. Ma ormai il mondo va così. Inoltre la preponderanza delle ricerche fatte via Google fa sì che quando una pagina comincia ad essere acceduta arriva un effetto valanga (“a chi ha, sarà dato”). Questo significa che in pratica le classifiche delle ricerche risultano falsate, con un piccolo numero di pagine che continua a crescere. D’accordo che non faccio SEO, ma vi rendete conto del fastidio?

gli orticelli Twitter

Io comprendo che ci possano essere delle ragioni per bloccare su Twitter qualche persona. Io non lo faccio, ma solo perché è molto più semplice silenziare chi non mi interessa; però capisco che in questo modo quel qualcuno può inviare messaggi diretti pesanti e il blocco rimane dunque l’unica opzione. Comprendo molto meno chi decide che i suoi tweet possano essere visti solo dai suoi amici: a questo punto fatti un sito tutto tuo dove puoi inviare i tuoi comunicati stampa senza che nessuno ti faccia le pulci

(Trovo infine maleducato che uno possa scegliere chi ha il privilegio di rispondere ai suoi post. Solipsismo all’ennesima potenza)

Facebook perde utenti (quorum ego…)

La scorsa settimana è arrivata come una bomba la notizia (qui in inglese, qui la versione del Post) che Facebook nell’ultimo trimestre non ha aumentato il numero di utenti attivi nel mese, e anzi il numero di utenti attivi giornalieri è calato. Intendiamoci, il primo valore resta a 2,9 miliardi e il secondo è sceso da 1,930 miliardi a 1,929 miliardi. Ma la cosa è bastata per far perdere un quinto del valore alle azioni.

Considerando tutti i miei amici che hanno dovuto usare un secondo account perché il primo era stato temporaneamente bloccato, mi stupisce che gli utenti attivi mensili non siano cresciuti. Vorrei però raccontarvi del mio caso particolare. Come avevo scritto, dal 22 gennaio sono obbligato a settare l’autenticazione a due fattori per connettermi al sito zuckerberghiano. Bene, il mio ultimo accesso è stato il 21 gennaio. (ah: considerando che io non ho mai avuto Messenger e leggevo i messaggi solo da desktop, se qualcuno mi ha scritto lì non ne so nulla). È probabile che tra un paio di settimane mi connetterò, visto che purtroppo c’è gente che posso contattare solo da lì e visto che ho un libro che sta uscendo; ma posso anticipare che in queste due settimane sono sopravvissuto senza nessun problema. Insomma, non vedo nulla di strano nello stop all’uso di Facebook, anche i vecchi si saranno accorti che non ti dà chissà cosa. Non ho idea di cosa farà ora Zuckerberg, ma potrebbe essere divertente…

Grazie per le informazioni che non mi dai

Google, io capisco che tu mi voglia tanto bene da avvisarmi che «È stata rilevata la compromissione di una o più password salvate nel tuo Account Google». (non puoi sapere che quella è una password che non serve a nulla). Ma a questo punto non mi dici «da parte di un sito o un’app che utilizzi» ma mi dici anche quale sito. (Sicuramente c’è stato canva, ma quello lo sapevo già da solo visto lo spam che mi arriva). Altrimenti sei omertoso.

Facebook Protect: che ci azzecco io?


No, non è un messaggio di phishing. Me lo sono beccato anche entrando nel mio account Facebook. (La prima volta dal browser del furbofono, il testo era assolutamente illeggibile).
Ora, secondo il comunicato stampa ricicciato più o meno ovunque a dicembre l’autenticazione a due fattori (che poi Facebook Protect è fondamentalmente questo) è «pensato per le persone che rischiano di essere prese di mira da hacker malintenzionati, come gli attivisti per i diritti umani, i giornalisti e i funzionari governativi.» Io non faccio parte di nessuna di queste categorie, e soprattutto quando provai a chiedere la famosa spunta blu la risposta che ottenni fu qualcosa del tipo “cazzo vuoi essere verificato, merdaccia”. (Non mi sono stracciato le vesti, ho cercato e non ho nemmeno trovato un post qui sul mio blog). È però anche vero che il testo del messaggio è di un ipocrita incredibile: «Your account has the potential to reach a lot of people» (grassetto mio). Qualunque account Facebook ha il potenziale di raggiungere tanta gente…

Vabbè, fino al 22 gennaio non farò nulla (mamma mia, mi sembra di parlare come un novax :-( ) Quando sarò costretto ad attivare questa autenticazione lo farò, e poi ridurrò ancora di più le mie interazioni, visto che non avrò certo voglia di farmi mandare ogni volta il codice di accesso: vi ricordo che non uso Facebook da mobile. Probabilmente non vedrete più nemmeno questi miei post, dato che sono postati automaticamente e non credo passeranno: se vi interessano, dovrete andare su Twitter o meglio ancora direttamente sul blog. Altrimenti addio…