Ho scoperto in questi giorni che un paio di mesi fa papa Francesco ha aggiunto una nuova opera di misericordia (sia corporale che spirituale): la cura dell’ambiente. Occhei, il testo è un po’ contorto (“Mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune”), ma il concetto è quello.
Bergoglio ha un precedente illustre: nel 2002 Giovanni Paolo II aggiornò il rosario definendo i misteri della luce. Sembra insomma che questo modificare la parte paraliturgica sia diventato una moda. Però lasciatemi fare per una volta il Magister e lamentarmi. Il fatto che le opere di misericordia siano sette più sette ha un significato specifico: sette è infatti per i cristiani il numero del mondo (dato dalla somma di tre per Dio più quattro per l’uomo: vedi per esempio le virtù teologali che sono tre e le cardinali che sono quattro). Se ne metti un’ottava sballi tutta la simbologia, il che – ci crediate o no – è una parte importante del cattolicesimo. Insomma, va benone ricordare che l’ambiente è da considerare, ma non lo si poteva fare diversamente?
Ultimo aggiornamento: 2016-11-16 13:05