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Manca solo la domenica (teatro)

Il nostro gruppo abbonati al Piccolo ha iniziato la stagione sabato scorso, andando allo Studio a vedere Manca solo la domenica. Tratto da un racconto di Silvana Grasso, la storia la si può raccontare in poche righe: una donna siciliana, il cui marito è emigrato in Australia e di cui si sono perse le tracce, vuole sentirsi una vera vedova: così dal lunedì al sabato fa visita ai cimiteri dei paesi vicini, dove ha “adottato” una tomba e piange la morte del suo adorato marito. Passano gli anni, e improvvisamente il marito ritorna a casa, rovinandole la vita…
Un racconto breve, che in effetti si traduce in un’ora e venti di spettacolo. Licia Maglietta è brava e si vede che sa tenere la scena, però l’ho vista più volte sbagliare la battuta; insomma mi sarei aspettato di più. In compenso l’altra persona in scena, il fisarmonicista Vladimir Denissenkov, è stato la spalla perfetta. Non solo per il tappeto sonoro che fa da perfetto contraltare al monologo della Maglietta, ma anche per il gioco di sguardi che sottolinea i momenti più importanti: insomma, non un semplice musicista ma quasi un secondo protagonista, e scusate se è poco!

Ultimo aggiornamento: 2008-11-24 08:00

_Il curioso dei numeri_ (libro)

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!) Un Vero Matematico non deve necessariamente usare i numeri irrazionali, immaginali o surreali (anche se sono divertenti, una volta che uno riesce a capire come si formano). Kronecker asserì che “i numeri interi provengono da Dio, tutto il resto è opera dell’uomo”: ma anche solo con i numeri da uno a nove c’è già materiale assolutamente a sufficienza, come Andrew Hodges mostra in questo libro (Andrew Hodges, Il curioso dei libri [One to Nine], Mondadori 2008 [2007], pag. 292, € 18.50, ISBN 9788804581499, trad. Tullio Cannillo) che in originale ha appunto il titolo molto più icastico “One to Nine”. Ispirandosi a una tradizione che parte da G.H.Hardy che tuonò contro il “marxista pratico” Lancelot Hogben che scriveva dell’utilità della matematica per giungere a Constance Reid e il suo “Da zero a infinito”, Hodges – noto per la sua biografia di Alan Turing – racconta un po’ di matematica ma non solo in nove capitoli, ciascuno dedicato ad alcuni aspetti. Il filo conduttore, oltre ai numeri stessi, è dato dal… sudoku, che evidentemente Hodges apprezza molto: nel libro ci sono escursioni nella fisica antica e moderna, ma anche una tirata contro il modo in cui si insegna la matematica nelle scuole inglesi (la sua proposta è “farne magari di meno, ma scegliere cose utili”). Una lettura piacevole, anche per lo stile di scrittura caustico ma leggero ben reso nella traduzione; solo in qualche caso verso metà del libro l’autore forse esagera con le formule matematiche, che potrebbero rimanere indigeste al lettore casuale.

Ultimo aggiornamento: 2008-11-23 17:32

Economia emotiva

[copertina] Non so voi, ma io ho sempre avuto grossi dubbi sull’ammettere lo status di scienza per l’economia. Non per altro, ma spesso gli economisti spacciano per “teorie scientifiche” affermazioni che sembrano più che altro estratte da un cappello a cilindro virtuale, proprio come il prestigiatore fa con il coniglio; e dopo pochi anni le “teorie” vengono bellamente contraddette dai fatti. Però le cose vanno ancora peggio! Come Motterlini mostra in questo libro (Matteo Motterlini, Economia emotiva, Rizzoli – Bur Saggi marzo 2008 [2006], pag. 266, € 8.80, ISBN 978-88-17-02231-6), noi umani siamo geneticamente programmati ad agire contro i parametri economici che pure professiamo in teoria. Così perdere il biglietto già comprato per la partita e scoprire di non avere più i soldi tenuti in una tasca laterale per comprare il biglietto non sono per noi la stessa cosa, e nel secondo caso siamo più propensi a comprare comunque il biglietto. (Nota: in quarta di copertina si specifica che Motterlini è anche responsabile scientifico del MilanLab, ma si capiva perfettamente dal testo che è tutto tranne che interista). Il testo è scorrevole e ben scritto, e aiuta a far luce sui meccanismi economici inconsci che ci troviamo: dal mio punto di vista la terza parte del libro, più legata alla neurofisiologia, è un po’ troppo noiosa, ma magari è solo un problema mio. Diciamo invece che è comprensibile che in questa edizione economica non sia stata aggiunta l’ultima pagina a colori con il test per verificare la dicotomia parola scritta-colore, ma forse sarebbe stato meglio espungere la citazione dal testo. Una lettura comunque meritevole.

Ultimo aggiornamento: 2008-11-21 09:39

_Satana, Cantor e l’infinito_ (libro)

[copertina] Non so se i rompicapi di questo libro (Raymond Smullyan, Satana, Cantor e l’infinito [Satan, Cantor and Infinity, And Other Mind-boggling Puzzles], RBA Italia 25/10/2008 [1992], pag. 300, € 9.99, trad. ?) siano così “inquietanti” come da sottotitolo. Sicuramente Smullyan, dopo il corso di logica sotto forma di matematica ricreativa del suo precedente Qual è il titolo di questo libro?, ha giustamente immaginato che non si potesse proseguire su quella strada. Così, dopo un gruppo di problemi per così dire “di riscaldamento”, si passa a discutere i metarompicapi, vale a dire i problemi in cui si parla di un problema, e un indizio per noi è dato dal fatto che chi deve risolvere il problema è riuscito a risolverlo… con un’informazione che non ci viene data. Noi abbiamo appunto la metainformazione sulla riuscita del tipo. Il libro, oltre a presentare alcuni paradossi classici, prosegue poi nientemeno che con una forma semplificata del teorema di incompletezza di Gödel e termina con una rapida carrellata sull’infinito matematico, e il teorema di Cantor.
Tutto sommato, un ottimo testo non solo per scervellarvi sui problemi, ma anche per avere un’idea di certi temi trattati nella logica matematica contemporanea. Una nota: non è indicato il traduttore del libro!

Ultimo aggiornamento: 2014-09-09 10:50

_Psicobufale_ (libro)

[copertina] Dalle barzellette con psicanalista e relativo lettino ai film hollywoodiani, la professione dello psicologo è sempre stata vista con un misto di timore e rispetto quasi magico. In fin dei conti non possiamo vedere quello che c’è dentro la nostra testa, e se immaginiamo che ci sia qualcuno in grado di farlo allora come prima cosa ci mettiamo sulla difensiva, ma subito dopo vediamo se riusciamo a carpirne i trucchi. In questo libro (Silvia Bianconcini, Psicobufale, Rizzoli 2008, pag. 180, € 15, ISBN 978-88-17-02553-9) l’autrice, psicologa, spiega quali sono le cose che noi tutti “sappiamo” riguardo alla psicologia e agli psicologi ma che in realtà sono false: le psicobufale, per l’appunto. Lo stile di scrittura è leggero, e i vari argomenti sono trattati ciascuno in poche pagine – si capisce che l’autrice è abituata a scrivere sul suo blog. Diciamo che dopo un po’ si nota una certa ripetitività, anche perché il messaggio di base – che gli psico-cosi non sono degli indovini, non possono lavorare a macchinetta, e che ogni persona è un caso a sé – non è che possa essere detto in chissà quanti modi diversi. Probabilmente il modo migliore per gustare il libro è leggere un capitoletto ogni tanto: a questo punto sarà più semplice capire che la depressione tanto di moda al giorno d’oggi non è poi altro che l’esaurimento nervoso di qualche lustro orsono e che entrambi i termini non significano in realtà nulla!

Ultimo aggiornamento: 2017-05-18 14:52

A Disappearing Number (teatro)

Non è che io fossi molto convinto di uno spettacolo teatrale sulla vita di Srinivasa Ramanujan, per di più in inglese. Però Anna era interessata e così ieri siamo stati al Piccolo – che comunque era pieno: è vero che lo spettacolo è rimasto in cartellone solo tre giorni, ma non mi aspettavo tutta questa sete di cultura – a vedere A Disappearing Number, dell’inglese Simon McBurney. Beh, ho fatto bene a seguire il consiglio.
Dal mio punto di vista, naturalmente, la parte aneddotica sul matematico indiano non ha certo aggiunto nulla, anche se immagino possa essere stata interessante per chi non conosceva la storia, e comunque gli intermezzi in cui Godfrey Hardy racconta la storia sono sicuramente un bello spaccato che mostra come anche i britannici dell’inizio del secolo scorso fossero ben razzisti anche loro. Ho però trovato davvero favolosa la messa in scena, con una multimedialità non fine a sé stessa ma che riempiva la trama, e una struttura complessa, con tre filoni temporali intrecciati (la vita di Ramanujan, Hardy che a fine anni ’30 racconta le vicende del suo compagno di ricerche, e tre personaggi contemporanei) con un continuo flashback e flashforward e il ripetere ossessivo di alcune frasi, quasi a indicare lo sviluppo della matematica che riprende sempre quanto già fatto e cerca di vedere se può essere sviluppato in maniera nuova. Alcune cose però ammetto che non le ho capite, come l’orologio digitale nell’aula di matematica che andava più o meno al doppio della velocità reale.
Nota di demerito ai sopratitoli, invece. È stata una fortuna che, dopo i primi minuti dove Ruth scriveva freneticamente formule matematiche alla lavagna parlando a una velocità impossibile, il resto della rappresentazione fosse pronunciata normalmente, perché se uno avesse dovuto basarsi sui sopratitoli si sarebbe perso metà dei dialoghi e avrebbe spesso capito ben poco del resto. Ad esempio, “pi greco” veniva regolarmente indicato come “p“; quando il fisico d’origine indiana andò a tenere una conferenza al Cern lo salutò come il posto dove nacque “Internet” (ovviamente lui ha detto “il World Wide Web”); gli “hedge funds” sono banalmente diventati “borsa”; e così via. Passi per l’ultimo punto :-), ma in questo modo mi sa che per buona parte del pubblico la parte teatrale sia comunque rimasta apprezzabile e però la parte scientifica si sia persa del tutto. In compenso non ho capito quale fosse il “numero scomparso”, a meno che non fosse quello telefonico che Alex cercava di farsi riassegnare.
Trovate qua il sito della compagnia, con qualche notizia in più.

Ultimo aggiornamento: 2008-11-10 14:41

_Strani universi 2_ (libro)

[copertina] Il romanzo breve non è un genere molto apprezzato in Italia, nemmeno nella ristretta famiglia della fantascienza. Io personalmente trovo la cosa un peccato, e ho molto apprezzato questa raccolta dell’Editrice Nord (AA.VV., Strani universi 2, Editrice Nord 1999, pag. 303, ISBN 9788842911012.JPG, trad. Luca Landoni) con i cinque finalisti dei premi Hugo 1999. Le cinque opere presenti sono di stile molto diverso tra loro, il che è in fin dei conti naturale visto che la SF non è certo un blocco monolitico. Catherine Asaro in Aurora a quattro voci fa il suo compitino di SF hard, che sarebbe senza infamia e senza lode se non fosse stato massacrato dalla traduzione. Non c’è nulla di male a non sapere di matematica, ma quando la matematica è il filo che tiene su la storia tradurre pedestramente ad esempio “integral numbers” con “numeri integrali” fa perdere tutta la poesia. Greg Egan con Il culto degli oceani (il vincitore dell’Hugo in quell’anno) ci porta a vedere lo scontro tra una religione quasi speculare a quella cristiana e la scienza che arriva a far distruggere tutte le certezze della fede, inserendoci già che c’è un pizzico di fisiologia non-umana. Terry Bisson, con In chiesa per tempo, è un fantastico esempio di fantascienza scanzonata, che fa tornare in mente il Fredric Brown dei tempi migliori. Forse può sembrare la trama di una sitcom, ma la storia è assolutamente godibile, pur con certi accenni a un universo diverso dal nostro, ma non troppo; e il problema non è scoprire che a New York non ci sono più ritardi oppure vedere che c’è chi è pronto a lanciare le farfalle a tempo debito perché gli uragani capitino nel weekend quando ci sono meno notizie da dare. Di tutt’altro genere Le isole dell’estate di Ian MacLeod: abbiamo qui un’ucronia ambientata negli anni ’40, dove gli sconfitti nella prima guerra mondiale sono stati gli Alleati e il nazismo si è formato in Gran Bretagna. Infine La storia della tua vita di Ted Chang, un esempio di storia basata sulla xenolinguistica che parte piuttosto lentamente ma poi riesce ad attrarre il lettore (anche perché fortunatamente qui gli svarioni matematici non sono su punti essenziali). In definitiva una bella raccolta, non c’è che dire.

Ultimo aggiornamento: 2015-06-25 20:49

_Giochi Matematici – enigmi e rompicapi_ (libro)

[copertina] Credo che Ian Stewart sia ormai relativamente noto anche in Italia, per quanto possa essere noto un matematico che si occupi di matematica (Piergiorgio Odifreddi quindi non conta :-) ) RBA Italia recupera un suo vecchio libro (Ian Stewart, Giochi Matematici – enigmi e rompicapi [Game, Set and Math], RBA Italia – Sfide Matematiche 5 – 2008 [1989], pag. 247, € 9.99, trad. Angela Iorio) , che contiene una serie di articoli scritti nella seconda metà degli anni ’80 per Pour la Science, l’equivalente francese di Le Scienze. Ora, si dà il caso che io possegga da una quindicina d’anni l’edizione inglese Penguin, quindi abbia potuto fare un confronto diretto. Per quanto riguarda i temi trattati, sono sicuramente accattivanti, e non troppo complicati per un lettore appassionato di matematica ricreativa ma senza un Ph.D.; la classica ripartizione tra curiosità e problemi è rispettata, lasciando la giusta varietà. Bisogna però aggiungere che hanno fatto di tutto per rendere le cose difficili al lettore italiano. Le immagini hanno una qualità assolutamente degradata, tanto che non è possibile ad esempio capire come sono fatti gli anelli borromei; ma quello che è peggio è la traduzione. D’accordo: Stewart ha esagerato con i giochi di parole – e poi osa anche lamentarsi che la traduzione francese di Philippe Boulanger fosse “parecchio liberale”. Non pretendo di trovarmi una resa del gioco di parole del titolo: in fin dei conti per quindici anni, nonostante una prominente palla da tennis piena di formule matematiche in copertina, mica me n’ero accorto. Né pretendo che il dialogo tra Stewart e Pierre de Fermat sia scritto con quest’ultimo che usa termini similseicenteschi, anche se non sarebbe stato così difficile. Se però si “traduce” «to give the die a quarter of turn» con «facciamo a turno per lanciare il dado», risulta assolutamente impossibile risolvere il gioco proposto. E allora che ricreazione matematica è?
(Sulla pagina di aNobii indicata nel link in alto, come sempre, la lista degli errata corrige che ho trovato)

Ultimo aggiornamento: 2016-01-18 07:08