Stuart Kauffman è un biologo, ed è un fiero oppositore delle teorie riduzioniste della biologia, che la fanno semplicemente diventare un sottoprodotto della fisica. Fin qui nulla di male, e la cosa è condivisibile. Anche il suo punto di vista, secondo cui un sistema biologico non può nascere a pezzi ma occorre che si abbia contemporaneamente un sistema complesso ciclico dove ogni parte dipende dalle altre, è sensata. Infine sono d’accordo sulla parte finale, dove spiega che in biologia non c’è nulla di necessario ma solo sistemi abilitanti e quindi non è possibile prevedere a priori cosa succederà. Però non mi è piaciuto affatto il modo in cui cerca di convincere il lettore che è proprio così: mi pare tanto che usi abbastanza a sproposito il modello di Erdős–Rényi per la generazione di grafi, e ho anche dei dubbi sulle sue stime probabilistiche. Non è che in questo modo riuscirà a farsi molti proseliti, secondo me.
Pollice verso infine per la traduzione di Silvio Ferraresi. Non si può parlare di “modello ludico” (pagina 69: più su il “toy example” è diventato un “esempio modello”) o tradurre a pagina 126 “and so on” alla fine di un elenco come “e il prima possibile”.
(Stuart Kauffman, Un mondo oltre la fisica : Nascita ed evoluzione della vita [A World Beyond Physics], Codice 2020 [2019], pag. 157, € 17, ISBN 9788875788827, trad. Silvio Ferraresi – se acquistate il libro dal link qualche centesimo va a me)
Voto: 3/5
L’infaticabile Paolo Caressa stavolta ci dà un’idea di quale rapporto ci sia tra matematica e filosofia, almeno in questi ultimi 150 anni, quando i filosofi (con rarissime eccezioni, tipo Alain Badiou) si sono arresi e hanno sentenziato che visto che loro non comprendono più la matematica attuale essa non è importante. Anche il viceversa è abbastanza vero: sono pochi i matematici che prendono una posizione filosofica sulla matematica. Per la cronaca, io sono un “platonista temperato”: per me i concetti matematici hanno una loro propria esistenza indipendente da noi, ma siamo noi a scegliere quali vogliamo vedere.
Io mi rifiuto di spiegare matematica ai miei gemelli. Tutto il resto va bene, anche materie che non ho mai studiato ufficialmente come il diritto, ma la matematica proprio no: non tanto perché io non sappia insegnare (anche se è vero), ma perché avrei troppe aspettative. D’altra parte non è che i due siano così amanti della materia…
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Il vero problema di questo libro è il titolo. Winkler aveva già scritto un testo dal nome Mathematical Puzzles, e quindi bisogna stare attenti a cercare quello giusto. Almeno adesso che è uscita la Revised Edition ci sarebbe qualche possibilità in più di comprare la versione giusta… se non fosse che la versione che arriva in Italia è print-on-demand e a Routledge sono riusciti a mandare il testo dell’edizione originale (e anche dopo che gliel’ho segnalato mi hanno detto che non era detto che arrivasse l’edizione corretta :-( ) I capitoli del libro mostrano vari tipi di problemi, e tutti i problemi hanno la soluzione spiegata (spesso in maniera un po’ criptica, in effetti… su alcuni ci ho penato). Al termine del libro sono riportate le fonti dei vari problemi, quando sono note; occhei, non siamo al livello del sito della buonanima di David Singmaster, ma è già molto importante.