Io in linea di principio capisco Berlusconi che si lamenta perché “la libertà di stampa non è libertà di insulto”. La diffamazione è trattata nell’articolo 595 del Codice Penale ed è esplicitamente scritto che «Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.». Se quindi il PresConsMin è convinto che la stampa cattocomunista (così ad occhio tutti, tranne quelli da lui foraggiati direttamente o indirettamente) lo stia insultando, ha tutti i diritti di adire le vie legali; sarà poi il giudice a decidere se è vero o falso.
Essendo i miei ventun lettori molto attenti, avranno sicuramente notato qual è la parola chiave in tutto il mio ragionamento qui sopra: penale. Le cause intentate da Silvio B. non sono penali ma civili, come del resto fanno oramai tutti in Italia: un ottimo modo per intimidire l’avversario senza grosse spese (gli avvocati in genere sono pagati in ogni caso, e averli lì a far nulla può far loro venire strani pensieri). Diciamo che la situazione sarebbe già un po’ più sostenibile se chi intende andare a giudizio – nel caso perdesse la causa – fosse costretto a pagare a chi è stato ingiustamente citato il 20% della somma richiesta; ma a parte il fatto che una legge del genere non verrebbe mai promulgata, per Berlusconi sarebbero comunque noccioline. Bella nazione, vero?
(PS: non ho nulla a priori contro una richiesta danni in sede civile dopo che in sede penale si è deliberata la colpevolezza del diffamatore)
Ultimo aggiornamento: 2009-09-07 10:51