Il nostro ministvo dell’Economia Giulio Tremonti è tutto felice, tanto che racconta a destra e manca che non era affatto un refuso la norma inserita nella manovra finanziaria che fa saltare il tetto dei quarant’anni di contributi per avere il diritto di andare in pensione, e anzi che «la riforma è stata fatta passare in Italia con un emendamento senza alcuna protesta, nella pace sociale, senza un solo giorno di sciopero».
Lasciamo perdere che a me sta estremamente sulle palle uno che si vanta di avere fatto le cose di nascosto, come se fosse un merito; c’è un’altra cosa che non mi torna per nulla. Ormai la parte di lavoratori che va in pensione con il sistema retributivo (tot % della media degli ultimi stipendi per ogni anno di lavoro) si sta riducendo, e tra qualche anno arriveranno quelli col metodo misto come me. Per noi la fregatura era già insita nella riforma Dini, che dice a grandi linee “più giovane tu vai in pensione, meno soldi ti do ogni anno, perché il sistema deve funzionare con la tua speranza di vita”. Niente da eccepire, la cosa di per sé è giusta. Questo però significa che allo Stato – se le cose sono state fatte bene – non cambia nulla se io voglio andare in pensione prima o dopo, visto che i soldi che tirerà fuori saranno sempre gli stessi. E allora perché bisogna togliere obbligatoriamente il tetto dei quarant’anni di contributi?
Ultimo aggiornamento: 2010-07-13 21:57