Archivi categoria: politica

CIA World Factbook

A me sembra ovvio che l’improvvisa chiusura del CIA World Factbook non è una questione di soldi. I dati quelli della CIA devono continuare a cercarli, e il sito lo potevano gestire tre stagisti in croce. Molto banalmente, per l’amministrazione Trump i fatti sono solo delle scocciature: e visto che non è così semplice modificare i giornali del passato ha fatto in modo di scegliere la via più semplice, cancellandoli e stop.

Ultimo aggiornamento: 2026-02-10 23:07

Rallentareferendum

Non sarò un grande costituzionalista, ma non trovo nulla di strano che il TAR del Lazio abbia respinto il ricorso del Comitato per il NO al referendum sulla giustizia, che riteneva che la delibera del governo che ha fissato la data del voto non fosse valida perché loro stavano ancora raccogliendo firme. Siamo seri: in un referendum costituzionale non si può fare altro che dire che non si vuole approvare la legge costituzionale, e quindi non appena qualcuno ha i requisiti per indirlo lo si fa. Diverso sarebbe stato il caso di un referendum standard, dove sappiamo che il quesito può tagliuzzare la legge in tanti modi diversi e quindi è meglio aspettare per far partire tutti dallo stesso punto.

Il comitato potrebbe avere qualche chance in più sul riuscire a mettere la propria formulazione del quesito sulla scheda elettorale: generalmente si cerca di fare in modo che la volontà degli elettori sia sovrana, e quindi un testo più chiaro potrebbe passare, sempre tenuto conto del fatto che il tema è quello e non si scappa. Dovrebbe infine avere buone probabilità di essere ufficialmente abilitato agli spazi di propaganda elettorale, sempre per favorire la partecipazione.

Cosa voterò io, e perché voterò così, ve lo dirò un’altra volta :-)

Meloni e il Nobel per la pace a Trump

Sono andato vedere il video dell’intervista al Presidente del Consiglio. ELLA dice esplicitamente (0:18) “Spero che un giorno potremo dare un premio Nobel per la pace a Donald Trump”; solo dopo si corregge (con notevole aplomb, diamogliene atto) e afferma che se riuscirà a portare la pace in Ucraina “finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace” (0:35)

Ciò detto, non vedo nulla di strano nel discorso, anche senza la giravolta finale. Sappiamo tutti che Trump vuole solo due cose: i soldi e l’adulazione. Soldi non ne abbiamo. Cosa resta da fare per cercare di mantenertelo amico? Al limite posso solo obiettare che Donaldo se lo scorderà immediatamente, quindi non è un grande vantaggio…

Ultimo aggiornamento: 2026-01-24 19:45

Tassa sui pacchi: grande boomerang?

D’accordo, l’articolo è su Repubblica, e ormai non è che mi fido troppo di quello che scrivono: però così ad occhio non vedo nulla di troppo strano.
Cominciamo dalla legge di bilancio 2026, dove ELLA fece una pensata geniale: mettiamo una tassa di due euro su tutti i pacchi che arrivano da un paese extra-UE, in modo da guadagnare tanti soldini. E invece a quanto pare Aliexpress, Temu, Schein e simili stanno semplicemente spostando le spedizioni in altri paesi UE dove fanno l’importazione, mandando poi via terra i pacchi. Risultato: più inquinamento e meno indotto. Il tutto perché ELLA non ha pensato di accordarsi con i partner del mercato unico e non ha voluto aspettare i sei mesi per la tassa europea comune. Complimenti!

Ultimo aggiornamento: 2026-01-22 18:56

Netanyahu e la grazia preventiva

Il fatto che Benjamin Netanyahu abbia chiesto direttamente la grazia al presidente israeliano Isaac Herzog rispetto ai procedimenti per corruzione per cui è sotto processo – anche se con la scusa della guerra a Gaza continua a far rimandare le udienze: Berlusconi in confronto era un pivello – è sicuramente irrituale. Avete mai visto uno che si dice innocente ma vuole la grazia perché il processo “sta lacerando il Paese dall’interno”, mentre Israele ha bisogno di “una riconciliazione nazionale di tutti i cittadini”? Diciamo che mi sembra un ottimo metodo per avvelenare ancora di più i pozzi.

Non so se le leggi israeliane lo permettano, ma devo dire che mi piacerebbe che Herzog dicesse “ok, ti do una grazia parziale. Non andrai in prigione, ma perderai i diritti civili, e quindi non potrai più fare il primo ministro”. Non sarebbe un equo compromesso?

Meloni e le operazioni aritmetiche

La pressione fiscale in Italia è aumentata ancora, toccando il 42,8% del Pil. Non lo dico io, ma il Documento programmatico di finanza pubblica (tabella a pagina 57). Dire questa cosa però fa piangere il PresConsMin: così ELLA ci tiene a far sapere che “I dati aumentano perché c’è più gente che lavora, perché questo governo ha portato al record storico di proventi dalla lotta all’evasione”. È proprio così? Facciamo un po’ di conti: nulla più che le quattro operazioni, non temete.

Partiamo dalla seconda parte della frase, i proventi dalla lotta all’evasione. Da gennaio a settembre si sono incassati 1,137 miliardi in più. (Non fermatevi al titolo dell’articolo, che non si sa se per compiacere ELLA oppure per comune carenza di comprensione dei concetti matematici confonde il gettito con la differenza di gettito.) Questo denaro equivale a circa lo 0,1% del PIL, ma la pressione è aumentata dello 0,3%: manca ancora molto. Vediamo che si può dire della prima parte dell’affermazione di ELLA. Ricordo che la pressione fiscale è il rapporto tra quanti soldi arrivano allo Stato (numeratore) e quant’è il prodotto nazionale lordo (denominatore). Cosa succede se c’è più gente che lavora? Che il numeratore cresce, perché se guadagni paghi tasse e hai soldi per comprare oggetti su cui paghi l’IVA. Ma cresce anche il denominatore, perché hai prodotto ricchezza… a meno che non ti paghino per fare la guardia ai bidoni di benzina. E si spera che il denominatore cresca più del doppio del numeratore, perché in caso contrario è vero che il rapporto aumenta (per esempio, se partiamo da 4/10, cioè il 40%, e sommiamo 5 sopra e sotto otteniamo 9/15, cioè il 60%) ma questo significa che stai creando lavoro che vale poco. In definitiva, consiglierei ad ELLA di fare meglio il proprio compitino e scegliere almeno i numeri giusti da mostrare…

Ultimo aggiornamento: 2025-11-09 19:43

Un’altra grande idea di Durigon

Dopo la proposta dell’altra settimana, Claudio Durigon colpisce ancora. Sul Corriere di oggi leggiamo che stavolta Durigon propone di estendere la possibilità volontaria di andare in pensione a 64 anni con 25 di contributi anche a chi è sotto il sistema misto, con «La possibilità, sempre su base volontaria, di usare anche il Tfr presso l’Inps come rendita per raggiungere la soglia minima di pensione, pari a tre volte l’assegno sociale (1.616 euro), che dà accesso alla pensione a 64 anni».

Premessa: come scritto, non è che basti avere 25 anni di contribuzione anche per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996. Occorre anche avere versato parecchi contributi, per avere un assegno pensionistico sufficientemente alto. Questo non viene toccato, ed è il motivo per cui bisogna attingere al TFR per aggiungere montante e arrivare alla fatidica quota.

Bene. Il problema non è che ti tolgono la liquidazione per darti la pensione: potremmo dire che invece che prenderli tutti e subito li metti a rendita. Non è nemmeno il fatto che la pensione viene calcolata tutta con il contributivo perdendo il miglior trattamento della parte retributiva, che immagino sarà residuale. Il problema è un altro. I possibili beneficiari hanno lunghi periodi senza contributi, visto che nel 2026 sono passati trent’anni dall’introduzione del sistema contributivo e quindi ne hanno persi almeno cinque. Probabilmente non hanno fatto lavori molto ben remunerati; la probabilità che anche con il TFR si raggiunga la fatidica soglia è bassa, e quindi saranno in ben pochi a farlo, come i 1153 che hanno chiesto di usufrire di Quota 103. Certo, è possibile che l’uso del TFR sia anche esteso ai lavoratori nel sistema contributivo, e in questo caso i numeri sarebbero maggiori: ma se uno sta ancora lavorando gli conviene comunque aspettare tre anni, e se non sta lavorando gli è già stato liquidato. Di nuovo, la proposta sembra nata per fare chiacchiere e distintivo.

PS: vedo che Durigon ha provato a mettere una pezza alla proposta ferragostana, dicendo

«Bisogna far in modo che quando un contratto scade, in attesa del rinnovo, ci sia comunque un aumento degli stipendi, per esempio commisurato all’Ipca o ad altri indicatori, che poi sarà compensato quando il nuovo contratto stabilirà gli incrementi dei minimi. Un meccanismo simile a quello che c’è già nei grandi contratti dell’industria.»

L’Ipca è un indice che quantifica l’inflazione, e che viene usato come base per le richieste sindacali in fase di rinnovo contrattuale. In effetti i metalmeccanici sono riusciti ad agganciare i minimi all’Ipca, ma solo durante la valenza del contratto, non certo quando è scaduto. Diciamo che forse è meglio prendere quelle di Durigon come parolibere…

Gente che non è mai stata lavoratore dipendente

Claudio Durigon, uno dei Grandi Esperti della Lega, afferma in un’intervista che «I rinnovi contrattuali devono decorrere dalla scadenza, non dal giorno dell’accordo. Così evitiamo anni di vacanza contrattuale e garantiamo aumenti costanti, anche con anticipi», aggiungendo, mi immagino con un sorrisetto soddisfatto, «Riforma a costo zero.»

Io non ho mai partecipato alle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro (anche da RSU sono “di serie B” e quindi non mi schiodo) ma ovviamente di contratti ne ho letti tanti. Negli ultimi anni si sono accorpate la parte normativa (tutto quello che riguarda orario di lavoro, ferie, permessi, sanzioni disciplinari…) e quella economica (quanti soldi si danno). Presumo che nemmeno Durigon pensi si possano fare modifiche retroattive sulla parte normativa; il suo ingenuo pensiero è che quando i giornali scrivono “150 euro di aumento al quinto livello” significa che nella busta paga di quel mese, al massimo di quello successivo, lo stipendio lordo aumenterà di 150 euro. Questo capita forse nel paese delle fate: nel mondo reale quei soldi vengono aggiunti man mano, con la maggior parte che arriva alla fine del periodo di valenza contrattuale. Insomma le aziende cercano per quanto possibile di spostare in avanti il momento in cui devono sganciare i soldi promessi. E secondo voi darebbero persino gli arretrati di quei soldi? Il tutto poi sarebbe naturalmente ben lungi dall’essere “a costo zero”, almeno per le aziende. Ma magari Durigon pensava al costo per lo stato…

Ultimo aggiornamento: 2025-08-16 16:44