Archivi categoria: politica

Hybris e dura realtà

Le dimissioni a catena di questi ultimi giorni nel centrodestra sarebbero dovute avvenire molto più sparpagliate negli anni. Perché non è stato così? Perché Meloni riusciva a nascondere le solite crepe dietro di sé e la sua immagine pubblica. Peccato che ELLA si sia convinta di essere ormai invincibile e abbia imposto una riforma costituzionale blindata, cosa che evidentemente non è piaciuta all’elettorato. A questo punto tutto il castello è cascato, e i nodi sono venuti al pettine.
A parte queste rese dei conti interne (non solo a Fratelli d’Italia, anche Forza Italia è pesantemente coinvolta; la Lega qui era più defilata, ma la calendarizzazione immediata di una proposta di legge elettorale che la punirebbe è un brutto colpo) non penso che succederà molto. Non tanto perché non mi pare che l’accozzaglia il campo largo possa approfittarne, quanto perché secondo me il voto non è poi stato così tanto politico quanto qualcuno vuol far credere. Insomma, non penso a elezioni anticipate né a un piccolo cabotaggio, ma mi aspetto che ELLA sarà molto più cattiva (ahò!).

(Nota: mi è passato sull’ex Twitter un post dove una fan delle norme ora cassate se l’è presa con il 15% di persone – quorum ego – che «ha votato no contro Meloni e la maggioranza democraticamente eletta, e basta.». La domanda che sorge spontanea è “e allora perché secondo te è prevista la possibilità di votare, possibilità del resto richiesta inizialmente proprio da Meloni & friends?”. Ma non valeva la pena di scriverlo lì)

Ultimo aggiornamento: 2026-03-26 18:18

E così questo referendum…

Vi dirò, ero convinto avrebbe vinto il SÌ, e invece ha prevalso il NO. Potreste pensare che io sia felice della cosa, visto il mio voto: e invece no.

Come scrivevo appunto martedì scorso, non capisco perché dover cercare il consenso popolare su una proposta che è ovviamente di parte (altrimenti avrebbe raggiunto la maggioranza qualificata) ed è su un tema molto tecnico, nonostante le semplificazioni (generalmente errate) che i due schieramenti hanno gettato nella lotta sul fang… ehm, volevo dire sui vari media e social. Abbiamo perso insomma un mese della nostra vita in rete, e l’avremmo perso anche se avesse vinto il sì. Né ci sarenno conseguenze sul governo, non ce la vedo ELLA a dimettersi: ma del resto anche Giuseppi ed Elly hanno poco da gioire, visto che quello che è successo è che il paese è come sempre spaccato in due.

Quasi scontato il fatto che i capoluoghi di provincia abbiano votato in massa per il no, e che quello è stato un voto contro il governo (e di nuovo non sul merito del referendum); mi stupisco invece che le regioni con una (anche forte) maggioranza di sì siano solo le (ex) leghiste Lombardia, Veneto e FVG, mentre il sud ha votato in massa no. Chissà come me lo spiegheranno i politologi, quelli veri.

P.S.: sull’ex Twitter è piano di gente che era per il sì e versa fiumi di bile. Non ho dubbi che se avesse vinto il sì sarebbe stato pieno di gente che avrebbe previsto piaghe inenarrabili prossime venture. Continuo a pensare che questo referendum non s’aveva da fare.

Ultimo aggiornamento: 2026-03-29 16:39

I miei pensieri sul referendum sulla giustizia

Ho letto tanti commenti sul referendum costituzionale che si terrà domenica e lunedì prossimi. Molto spesso i concetti espressi mi facevano venir voglia di votare in modo contrario, qualunque fosse la fazione (termine scelto non a caso) di chi scriveva. A questo punto ho deciso di leggere il testo della legge costituzionale: non è nemmeno troppo lunga. Ho così scoperto un paio di cose.

– Separazione delle carriere. È una cosa su cui sono agnostico: ci sono democrazie e non democrazie dove la separazione c’è e democrazie e non democrazie dove non c’è. Bene: la separazione delle carriere è trattata in una singola parola della legge, “distinte” nell’articolo 2. Tutto il resto si può applicare anche senza separazione delle carriere.
– Sorteggio dei due nuovi CSM e dell’Alta Corte. Io non ho nulla di male contro il sorteggio. Ricordo che è una pratica che era già presente nell’antica Grecia. Aggiungiamo il fatto che non è che io possa venire sorteggiato, perché ci sono dei vincoli di esperienza per far parte degl elenchi da cui verrebbero scelti i nomi. Dai, non ci lamentiamo delle giurie popolari nelle corti d’assise, dove è molto più facile spingere le preferenze, e non andrebbe bene qui? C’è solo un piccolo particolare: i membri della magistratura (requirente e giudicante) sarebbero estratti a sorte tra tutti quelli che rispettano i criteri, mentre quelli parlamentari sarebbero estratti a sorte da un elenco votato dal parlamento di professori e avvocati che rispettano i criteri. La legge costituzionale non indica nessuna maggioranza richiesta per votare, quindi potrebbe bastare anche quella semplice.

Diciamo che non mi pare bello che buona parte del dibattito sia stato su temi tutto sommato secondari (la separazione delle carriere) o che non hanno nulla a che fare con la legge (i tempi della giustizia e le malesentenze, che non sono ovviamente toccati da questa legge, né avrebbero potuto esserlo, salvo forse abolendo l’obbligatorietà dell’azione penale). C’è poi un altro punto, che ho sentito spiegare durante un incontro organizzato dalla Cisl milanese. Alla fine dell’incontro il costituzionalista che presentava il dibattito ha detto una cosa interessante: Valerio Onida aveva affermato che forse sarebbe più opportuno modificare l’articolo 138 della Costituzione, quello delle leggi costituzionali, eliminando direttamente la possibilità di un referendum. O c’è una maggioranza dei due terzi, e quindi un ampio consenso parlamentare, oppure non ha senso chiedere alla cittadinanza un voto su materie tecniche che diventa automaticamente partigiano. Ho commesso questo errore nel primo referendum costituzionale del 2001, quello sul federalismo all’italiana, ma non lo faccio più: ormai per default voto NO a ogni referendum costituzionale, chiunque lo proponga. E vado a votare, anche se ovviamente il mio voto è una goccia nel mare, proprio per ribadire che se il Parlamento non riesce ad accordarsi su queste materie è meglio non toccare nulla. Mi dà molto fastidio la compagnia con cui mi troverò a votare NO, ma purtroppo non ci posso fare nulla.

PS: il fatto che in caso di vittoria dei SÌ non si sappia che succederà è ovviamente un falso problema. Le norme attuative si possono sempre modificare, la Costituzione, anche nella seconda parte che è più procedurale, indica solo i principi fondamentali.

CIA World Factbook

A me sembra ovvio che l’improvvisa chiusura del CIA World Factbook non è una questione di soldi. I dati quelli della CIA devono continuare a cercarli, e il sito lo potevano gestire tre stagisti in croce. Molto banalmente, per l’amministrazione Trump i fatti sono solo delle scocciature: e visto che non è così semplice modificare i giornali del passato ha fatto in modo di scegliere la via più semplice, cancellandoli e stop.

Ultimo aggiornamento: 2026-02-10 23:07

Rallentareferendum

Non sarò un grande costituzionalista, ma non trovo nulla di strano che il TAR del Lazio abbia respinto il ricorso del Comitato per il NO al referendum sulla giustizia, che riteneva che la delibera del governo che ha fissato la data del voto non fosse valida perché loro stavano ancora raccogliendo firme. Siamo seri: in un referendum costituzionale non si può fare altro che dire che non si vuole approvare la legge costituzionale, e quindi non appena qualcuno ha i requisiti per indirlo lo si fa. Diverso sarebbe stato il caso di un referendum standard, dove sappiamo che il quesito può tagliuzzare la legge in tanti modi diversi e quindi è meglio aspettare per far partire tutti dallo stesso punto.

Il comitato potrebbe avere qualche chance in più sul riuscire a mettere la propria formulazione del quesito sulla scheda elettorale: generalmente si cerca di fare in modo che la volontà degli elettori sia sovrana, e quindi un testo più chiaro potrebbe passare, sempre tenuto conto del fatto che il tema è quello e non si scappa. Dovrebbe infine avere buone probabilità di essere ufficialmente abilitato agli spazi di propaganda elettorale, sempre per favorire la partecipazione.

Cosa voterò io, e perché voterò così, ve lo dirò un’altra volta :-)

Meloni e il Nobel per la pace a Trump

Sono andato vedere il video dell’intervista al Presidente del Consiglio. ELLA dice esplicitamente (0:18) “Spero che un giorno potremo dare un premio Nobel per la pace a Donald Trump”; solo dopo si corregge (con notevole aplomb, diamogliene atto) e afferma che se riuscirà a portare la pace in Ucraina “finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace” (0:35)

Ciò detto, non vedo nulla di strano nel discorso, anche senza la giravolta finale. Sappiamo tutti che Trump vuole solo due cose: i soldi e l’adulazione. Soldi non ne abbiamo. Cosa resta da fare per cercare di mantenertelo amico? Al limite posso solo obiettare che Donaldo se lo scorderà immediatamente, quindi non è un grande vantaggio…

Ultimo aggiornamento: 2026-01-24 19:45

Tassa sui pacchi: grande boomerang?

D’accordo, l’articolo è su Repubblica, e ormai non è che mi fido troppo di quello che scrivono: però così ad occhio non vedo nulla di troppo strano.
Cominciamo dalla legge di bilancio 2026, dove ELLA fece una pensata geniale: mettiamo una tassa di due euro su tutti i pacchi che arrivano da un paese extra-UE, in modo da guadagnare tanti soldini. E invece a quanto pare Aliexpress, Temu, Schein e simili stanno semplicemente spostando le spedizioni in altri paesi UE dove fanno l’importazione, mandando poi via terra i pacchi. Risultato: più inquinamento e meno indotto. Il tutto perché ELLA non ha pensato di accordarsi con i partner del mercato unico e non ha voluto aspettare i sei mesi per la tassa europea comune. Complimenti!

Ultimo aggiornamento: 2026-01-22 18:56

Netanyahu e la grazia preventiva

Il fatto che Benjamin Netanyahu abbia chiesto direttamente la grazia al presidente israeliano Isaac Herzog rispetto ai procedimenti per corruzione per cui è sotto processo – anche se con la scusa della guerra a Gaza continua a far rimandare le udienze: Berlusconi in confronto era un pivello – è sicuramente irrituale. Avete mai visto uno che si dice innocente ma vuole la grazia perché il processo “sta lacerando il Paese dall’interno”, mentre Israele ha bisogno di “una riconciliazione nazionale di tutti i cittadini”? Diciamo che mi sembra un ottimo metodo per avvelenare ancora di più i pozzi.

Non so se le leggi israeliane lo permettano, ma devo dire che mi piacerebbe che Herzog dicesse “ok, ti do una grazia parziale. Non andrai in prigione, ma perderai i diritti civili, e quindi non potrai più fare il primo ministro”. Non sarebbe un equo compromesso?