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Caro elettore di Forza Italia

(o forse sei ancora elettore del PdL, confesso che non ho ben capito come funzioni la cosa)
Statisticamente è possibile che tu stia leggendo questa mia notiziola, non foss’altro che per il titolo che può spuntare in un motore di ricerca. Ci sono anche discrete probabilità che tu voti Forza Italia (o PdL) perché hai fatto i tuoi conti e hai scoperto che ti conviene: non mi metto a perdere tempo a raccontarti di media, mediana, polli di Trilussa e simili, ma credo sinceramente che qualche altro milione di italiani sia nella tua stessa situazione. In questo caso puoi anche smettere di leggere, perché non mi rivolgo a te.
Non sto parlando a te nemmeno se sei convinto che Forza Italia (o PdL) sia il baluardo contro i comunisti. Già trent’anni fa l’allora PCI di comunisti ne aveva pochi, adesso credo sia improbabile che un comunista legga questa mia notiziola, tanto per dire.
Se però sei convinto (convinta) che il governo sia caduto perché voleva aumentare l’IVA, come strillato dal quotidiano di proprietà del presidente di Forza Italia (o PdL)… ecco, allora due parole con te le vorrei fare. Innanzitutto, il primo aumento dell’IVA (dal 20 al 21%) è stato eseguito dall’ultimo governo Berlusconi, spero non a sua insaputa. Il secondo aumento è stato inizialmente deliberato, e poi ridotto in corsa, dal governo Monti (vedi qua: ci sono i numeri dei testi di legge, se non ti fidi). Il governo Monti aveva nella sua maggioranza il PdL, e si spera che quei rappresentanti sapessero cosa stavano facendo. Probabilmente mi farai notare che dire che in futuro si aumenterà una tassa è solo un modo per poter evitare di aumentarla e sembrare i salvatori della patria; resta il fatto che il governo Letta avrebbe anche congelato l’aumento dell’IVA (in modo sciagurato, non ho problemi a dirlo) ma il PdL ha subito rifiutato la cosa (e lo dice Daniele Capezzone, mica io) perché in questi mesi il governo avrebbe dovuto trovare tagli per un miliardo di euro. Si è solo dimenticato di affermare dove, visto che al governo ci stava anche il PdL e quindi la documentazione ce la doveva avere.
In definitiva, se il tuo motivo per votare Forza Italia (o PdL) è quello indicato dal Giornale forse dovremmo parlarci: ho una favolosa proposta per farti arricchire in fretta.

Ultimo aggiornamento: 2013-09-30 07:00

Acconto

Daniele “sciarada alterna” Capezzone dovrebbe spiegare dov’era il suo partito: al governo no, visto che si lamenta che «dopo cinque mesi il Governo non è ancora in grado di trovare risparmi per 1 miliardo su una spesa pubblica di 800». Detto questo, un governo che decide di portare al 103% gli acconti IRAP e IRES o è composto da pazzi o da incompetenti. Lasciamo perdere l’etimologia di “acconto”, che non può essere forzata a far superare (anche raggiungere, d’accordo…) il 100%; ma con un PIL che scende non puoi andare ancora a chiedere prestiti alle aziende. Senza contare che – vista la modifica alla ex Costituzione più bella del mondo votata l’anno scorso da tutti – l’anno prossimo il bilancio deve essere in pareggio. Che faranno, allora? un anticipo al 110%? Cialtroni.

Ultimo aggiornamento: 2013-09-27 18:32

Accendere il cervello?

Persino io nel mio piccolo so che un’intervista radiofonica è qualcosa a cui stare molto attenti. Non parliamo poi di cosa succede con certi intervistatori (tanto per non fare nomi, Caterpillar): il loro lavoro è quello di fare un botto, e quindi cercano di portare il malcapitato intervistato a pronunciare frasi di cui poi se ne pentirà amaramente.
Ecco perché mi stupiscono le parole che il presidente di Barilla ha pronunciato nel corso della trasmissione La zanzara (un’altra di quel tipo). Il testo stamattina ha già fatto il giro della rete, è inutile che io commenti le affermazioni di Guido Barilla. Quello che però non sono proprio riuscito a capire è come uno che ha studiato da presidente di multinazionale non è riuscito a tirare fuori una risposta tipo “Per come è oggi l’Italia e soprattutto per come sono i media italiani, se noi mandassimo in onda una pubblicità con una famiglia gay ne verrebbe fuori un polverone enorme. Dal punto di vista puramente pubblicitario ci guadagneremmo anche; ma come azienda riteniamo che non sarebbe corretto farci belli sfruttando la comunità omosessuale”. Non ci avrebbe creduto nessuno, ma non ci sarebbe stata tutta quella pubblicità negativa…
(ah: quelle simpatiche osservazioni sono arrivate da uno che aveva appena detto «Ho pensato che il Presidente della Camera che si abbassa a parlare di pubblicità quando peraltro non ha le competenze è abbastanza patetico.»…)

Ultimo aggiornamento: 2014-06-27 10:48

ancora sulla RicaricaMI

Ho commesso l’errore di non acquistare entrambe le nuove RicaricaMI, una per me e una per Anna, a luglio quando erano virtualmente gratuite. Così la scorsa settimana mi sono dovuto fare una discreta coda all’ATM Point di Loreto per pagare (due euro e mezzo, ma visto che contiene un biglietto il vero costo è un euro) e riaverla. L’edicolante vicino a casa non ne aveva, nonostante le reboanti affermazioni di ATM.
Ma il vero punto è un altro. Perché mai la tessera scade il 7 giugno 2015? Già non capisco perché non si possa avere una tessera senza scadenza (quelle vecchie le ho dovute cambiare perché scadranno tra meno di un mese, e se ci caricassi adesso dei biglietti poi non potrei più usarli); ma che durino meno di due anni mi sembra un’idiozia.

Ultimo aggiornamento: 2013-09-19 17:37

Dovere di oblio

Il Post è stato condannato (in sede civile provisionale) per aver scritto che ci sono dei siti che trasmettono in streaming le partite di calcio, anche se non è detto abbiano i diritti per farlo.
Non entro nel merito della sentenza, visto che non l’ho letta: immagino che Lega calcio e Mediaset abbiano iniziato a fare una ricerca su Google con la stringa “campionato di calcio serie a in streaming” (senza virgolette) e a citare a giudizio tutti i siti che appaiono. E nel caso che il sito non sia italiano chiederanno a Escopost di bloccare il DNS di quel sito. (Detto tra noi, sono anche convinto che cancellare il post con le indicazioni dei nomi di questi siti poco dopo che la partita è terminata sia un’ammissione di colpa.
C’è però un punto che non mi torna. Nel post del Post linkato qui sopra si dice che essi non possono più linkare questo vecchio post – un’inchiesta sui siti in questione – per evitare «di offrire al pubblico medesimo uno strumento per l’immediata e facile individuazione dei siti ove è possibile vedere gratuitamente l’evento». (No, l’ordinanza non dice che altri siti non possano linkare l’articolo: almeno per il momento sono salvo). Ora, la cosa avrebbe un senso se quell’articolo fosse regolarmente aggiornato con i nuovi indirizzi dei siti. Ma se non è così, non riesco proprio a capire perché la fotografia di qualcosa che avveniva a un tempo T non possa essere citata: qualche avvocato me lo spiegherebbe?

Ultimo aggiornamento: 2013-09-15 18:19

La pubblicità è l’anima di?

Leggo da Mantellini che Spotify ha cambiato le sue “regole del gioco”, e non permette più neppure in Italia uno streaming illimitato di musica senza abbonarsi al loro servizio e accettando di ascoltare di quando in quando pubblicità. Non usando Spotify, sono andato a leggere le condizioni d’uso e ho visto che in effetti dopo i primi sei mesi d’uso ora c’è un limite di 10 ore al mese.
Tralasciamo che c’è chi continua a creare account farlocchi due volte l’anno e guardiamo la luna anziché il dito. Il modello “ottieni gratuitamente un servizio se accetti pubblicità” è fallito ancora una volta. Immagino che i ricavi della pubblicità, soprattutto in un servizio digitale dove si può misurare facilmente il ritorno, siano troppo bassi; d’altra parte la crisi dei media deriva anche dall’avere una contrazione del mercato pubblicitario cartaceo che non è per nulla bilanciata da un corrispondente aumento di quello digitale. In pratica non so se in rete si faccia meno pubblicità: sicuramente viene pagata molto meno.
Aggiungiamo che la pubblicità in rete diventa sempre più pressante, naturalmente “per il nostro bene”. Non so se abbiate mai letto quanto Douglas Adams scrisse al riguardo quindici anni fa; se fosse ancora vivo, credo rimpiangerebbe amaramente quelle parole. Addirittura qualche giorno fa lo IAB (sigla che un vecchietto della rete come me associava all’Internet Activities Board, mentre invece ora è l’Internet Advertising Bureau…) ha acquistato spazio pubblicitario (cartaceo…) per lamentarsi della decisione di Mozilla di bloccare di default i cookie di terze parti (quelli usati dalle aziende che fanno pubblicità), lasciando al singolo utente la possibilità di fare opt-in e accettarli. Sappiamo tutti che l’opt-in non funziona (dal punto di vista di chi ti vende; dal punto di vista dell’utente è perfetto), e questa ne è ulteriore prova.
Detto tutto questo, io però mi blocco. Secondo voi, qual è un modello per proporre un servizio nel mondo digitale? Insomma, esiste o no una pars construens?

Ultimo aggiornamento: 2013-08-14 11:24

tra moglie e marito non mettere il 730

Leggo da Mantellini che il PresConsMin ha ufficialmente comunicato che non si possono sapere i redditi di sua moglie e dei suoi genitori perché hanno (legittimamente, nel senso che la legge lo prevede) rifiutato di renderli pubblici.
Ora, anche se trovo il beppegrillo(tm)pensiero demagogico anzichenò, io sono della scuola che pensa che un gestore della cosa pubblica debba essere molto più trasparente di una persona comune: quindi trovo corretto che si chieda di pubblicizzare non solo la sua situazione patrimoniale ma anche quella dei parenti stretti. Nessuno ti obbliga a fare il parlamentare. Ciò detto, però, sono disposto a discutere senza preconcetti con chi non è d’accordo: diciamo che non è un tema su cui ho posizioni ideologiche.
Le posizione ideologice però ce l’ho su un altro punto. Decidete di fare una legge per rendere pubblici anche quei redditi, e non solo quelli del parlamentare? Allora la rendete obbligatoria, e non permettete l’opt-out. Posso solo dare il beneficio del dubbio per una semplice ragione: l’obbligo (pardon, il non-obbligo) di legge deriva dall’articolo 14, comma 1, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, pubblicato quindi dal governo Monti dopo le elezioni politiche (e su questo invece devo dare ragione a beppegrillo(tm): questi non erano proprio “affari correnti”). Quindi i candidati si sono candidati senza sapere di questa legge. Però sarebbe bastato scrivere nella legge che l’obbligo sarebbe appunto stato un obbligo dalla legislatura successiva, no? No. Le leggi in Italia si fanno sempre così, sulle spinte contrapposte dell’indignazione pubblica e delle resistenze locali…

Ultimo aggiornamento: 2013-07-29 10:16

ritardi istituzionalizzati

Il mio amico Luciano ha postato questa foto di un biglietto del cinema che ha acquistato.
A parte che non sapevo che un biglietto costasse dieci euro – ma magari è perché Springsteen & I è stato un evento di un singolo giorno – quello che mi ha lasciato basito è la scritta in piccolo in fondo al biglietto: “il film inizia circa 25 minuti dopo l’orario di proiezione comunicato”.
Lo so perfino io che al cinema ci vado ben poco: gli UCI Cinemas hanno una quantità spropositata di pubblicità, e infatti tendo a evitarli come la peste. So anche che l'”orario di inizio” è in realtà l’orario di inizio della pubblicità. Ma vedere l’istituzionalizzazione di quasi mezz’ora di pubblicità – faccio notare che quella scritta non è stampata sul momento, ma fa parte del biglietto – mi ha lasciato davvero basito. Ma cosa succede se uno compra il biglietto e arriva venti minuti dopo il cosiddetto orario di inizio? Immagino che al botteghino non ti vendano più il biglietto, ma se paghi il pizzo dell’online non possano impedirti di entrare, nel qual caso possiamo considerare l’euro di prevendita il costo del tuo voler evitare la pubblicità. Qualcuno ne sa qualcosa di più?

Ultimo aggiornamento: 2013-07-23 10:45