PIAAC

Mi sa che dovremmo imparare anche questa nuova sigla, pur più complicata del buon vecchio PISA. L’acronimo sta per Programme for the International Assessment of Adult Competencies, programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti. Insomma, non misura quanto sanno i nostri figli, ma quanto sappiamo noi.
Il primo report OCSE è appena stato pubblicato: ne parlano con dovizia di particolari lavoce.info e Noise from Amerika. In pratica non solo siamo sempre tra l’ultimo e il penultimo posto nelle competenze linguistiche e matematiche, ma questo vale in genere per tutte le fasce d’età: non solo i più anziani, ma anche per dire i sedicenni e i venticinquenni. Il fatto è che se anche le competenze vengono date dalla scuola, se poi non le si usa le si perde: e questo significa che noi italiani non le coltiviamo, ma soprattutto che chi dovrebbe aiutare la gente a coltivarle non lo sta facendo (e qui mi metto anch’io nel mio piccolissimo: proprio stamattina mi è stato fatto notare in un altro contesto che avevo scritto cose troppo complicate e che potevano essere fraintese, e ho dovuto rimettere mano a quel testo). Questi risultati mi fanno paura.
P.S.: Mentre sto scrivendo questa notiziola, c’è un microscopico link anodino sulla homepage di Repubblica, zero sulla Stampa, zero sul Corriere, zero sul Messaggero, zero sul Giornale, zero su Libero, zero sul Fatto Quotidiano. Al limite si accenna alla frase del ministro Giovannini che ha affermato che gli italiani sono inoccupabili, cioè ci si sposta dai fatti al teatrino della politica. È un caso? Noi delle notiziole di .mau. pensiamo di no.

Ultimo aggiornamento: 2013-10-10 12:39

5 pensieri su “PIAAC

  1. mestesso

    Non era in evidenza nella pagina del corriere.it (che ospita centinaia di link…) ma qui c’è l’articolo del corriere:
    http://www.corriere.it/13_ottobre_08/italia-adulto-due-non-ha-diploma-2db8ad5c-2fe7-11e3-8faf-8c5138a2071d.shtml
    che cerca di mettere pezze varie e/o di addolcire la pillola.
    Come faceva notare un commento su NoA, il fatto che l’Italia abbia un alto numero di emigrati poco qualificati peggiora non poco la classifica. E’ vero che i poco qualificati rimangono perché di lavoro poco qualificato ne trovano…
    E’ il capitalismo straccione italiano, con la fabbrichetta e pochi margini che ci caccia veramente giù.
    PS quelli di NoA si sono scordati di far notare che gli USA non sono mica messi tanto meglio di noi…troppo rumore e non sentono?

  2. nicola

    Se guardo a quello che ero capace di fare al liceo o ancora all’università, ora mi sento un completo analfabeta. In effetti se certe cose non le si coltiva, si avvizziscono. La cosa bella è che si possono, in qualche modo, riprendere, ravvivare. Però forse bisognerebbe lavorare meno o meglio.

  3. Mauro ( un altro)

    Mi sembra che si confermi una mia impressione:
    finita la scuola si volta pagina e si entra nel mondo del lavoro;
    il problema è che si butta nel ce..o quanto imparato, buono o meno che sia, per reinventare ogni volta l’acqua calda e/o seguire i “praticoni” che “sanno come si fa”.
    ( il fatto che siano laureati non cambia molto la situazione, “la teoria è una cosa, ma la pratica…”)
    Sono il solo a pensarlo ?
    Ciao, Mauro

  4. .mau.

    @Mauro (un altro): io sono della scuola :-) che pensa che la scuola non serva direttametne per il lavoro, ma solo indirettamente, esattamente come tutto il resto che si impara nella vita. Non per nulla ho fatto matematica.

  5. marcoxa

    I rumoristi amerikani hanno letto un rapporto OCSE? Questa si che è una notizia!
    Ntuniott

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