Archivi categoria: pipponi

A ciascuno le sue prediche

L’omelia di oggi di Eugenio Scalfari parla del suo collega, Joseph Ratzinger. Mi sembra giustissimo: come io parlo di chi mi pare, non vedo perché non possa farlo anche lui. Se non ho letto male il suo primo paragrafo, ce l’ha con Benedetto XVI: anche in questo caso non vedo nulla di male per avere le proprie opinioni, soprattutto quando sono discusse e spiegate.
Però al secondo paragrafo mi sono fermato. Non certo perché «Per certi cattolici il pensiero di un laico non credente può forse non avere rilievo alcuno o può esser tacciato di indebita interferenza» (testo che in effetti è ancora nel primo paragrafo :-) ), ma per questa sua frase: «Prima osservazione. L’enciclica porta un sottotitolo che indica i destinatari del documento: “Ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi e a tutti i fedeli laici sulla speranza cristiana”. E’ strano che un’enciclica elenchi fin dal titolo i suoi destinatari.».
Se Scalfari avesse provato a farsi fare da qualcuno una ricerca ancorché minima sull’argomento, avrebbe scoperto che Ecclesia De Eucharistia, l’ultima enciclica di GP2, inizia con “Ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici”. La penultima, Fides et Ratio, con “Venerati Fratelli nell’Episcopato, salute e Apostolica Benedizione!”. Banalmente, Deus Caritas Est, il precedente lavoro di Benedetto XVI, ha esattamente lo stesso inizio: “Ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano” (noticina mia: a questo punto mi immagino che la terza enciclica ratzingeriana sarà sulla fede :-) )
Ci si può lamentare che il papa parli (ufficialmente) solo alle sue pecorelle, anche se ho l’impressione che aggiungere “a tutti gli uomini di buona volontà” come Giovanni XXIII fece nella Pacem In Terris oggi verrebbe visto come un’ingerenza e non come un segno di attenzione; resta il fatto che non vedo perché perdere tempo a leggere una paginata di roba che fin dal suo inizio mostra che il nostro non sa esattamente di cosa stia parlando. Per queste cose bastano i blogh :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-12-02 18:22

Aspettando Chirichigno

Insomma, Mediobanca ha deciso: vuole Gabriele Galateri come presidente di Telecom e Franco Bernabè come amministratore delegato. Bernabè è stato AD di Telecom prima del ragionier Colaninno, quando Fiat voleva gestire Telecom con lo 0.7% delle azioni… e Galateri è un uomo Fiat.
Se tanto mi dà tanto, tra qualche anno ritroveremo Francesco Chirichigno, e Telecom sarà contestualmente nazionalizzata. Qui non si parla di corsi e ricorsi storici, ma si vuole davvero tornare indietro nel tempo!

Ultimo aggiornamento: 2007-11-26 12:41

Quando uno si sente capo

Parlare male di Giovanni Catanzaro, capo dei vigili urbani romani che è stato amabilmente filmato mentre lascia la sua Alfa rossa fiammante in una via con divieto di sosta e rimozione forzata, ma con un pass disabili fasullo piazzato sopra, è troppo facile. Chissenefrega.
Per chi non avesse seguito la storia, qua c’è il resoconto del Messaggero e qua la replica dell'(ex?) comandante. Bene. Supponiamo pure per un attimo che Catanzaro non sapesse che la sua compagna avesse usato un permesso scaduto, ufficialmente smarrito, e per un’altra targa per portare a fare dei controlli l’anziana e disabile mamma. Portarla tra l’altro con un’Alfa Brera… ma magari l’auto per cui aveva il permesso era una Porsche, ancora più scomoda per entrarci. Supponiamo anche che sia vero che in via Santa della Croce il divieto di sosta non sia permanente, come afferma Catanzaro, e quindi alle 20 si poteva parcheggiare, come si è affrettato in un secondo momento ad asserire, forte della sua conoscenza del codice della strada. (Beh, conoscenza non esattamente perfetta, visto che in una strada senza marciapiede bisognerebbe lasciare almeno un metro di spazio per il passaggio dei pedoni, cosa che dall’immagine non appare proprio); non essendo a Roma non posso andare a verificare. Peccato che per dirlo sia dovuto andare a ricontrollare il cartello, il che fa immediatamente pensare che quando ha parcheggiato non si era affatto curato di sapere se era o no in divieto di sosta. Niente male per uno che fa il capo dei vigili, vero?
Resta infine il solito piagnisteo italiano del “perché devo pagare più degli altri”. È buffo che in Italia l’unico momento in cui si facciano grandi professioni di uguaglianza è quando si viene colti in flagrante.
(a proposito: ma tutti gli altri che hanno parcheggiato lì? una multicina per loro, niente?)

Ultimo aggiornamento: 2007-11-26 12:31

Ma che cosa pensano gli afghani?

Che Daniele Paladini, il soldato italiano ammazzato oggi vicino a Kabul, stesse costruendo con i propri commilitoni un ponte per la comunità afghana credo proprio sia vero: perlomeno, lo dice anche la BBC, anche se c’è quella frasetta “la polizia afghana ha smentito che gli italiani abbiano aperto il fuoco dopo l’attentato” che suona strana.
Quello che mi chiedo – seriamente, anche se so che non potrò mai avere la risposta – è se la popolazione afghana stia o no apprezzando il lavoro degli italiani nel paese. Non parlo ovviamente dei kamikaze, ma di tutto il resto della gente, che rischia la vita a causa loro. Per dare un’idea, trent’anni fa avevamo le Brigate Rosse, ma la stragrande maggioranza della gente, dopo qualche tentennamento iniziale (chi si ricorda i “compagni che sbagliano”?) si è schierata decisamente contro di loro, permettendo una lenta ma sicura vittoria. Ma lì non so davvero cosa stia succedendo: a volte mi pare di ricordare la battuta del boy scout che costringe una vecchietta che non ne aveva affatto intenzione ad attraversare la strada perché lui deve fare la buona azione quotidiana… Il mondo non è mai troppo facile da comprendere.

Ultimo aggiornamento: 2007-11-24 19:57

conferme

Avete presente le intercettazioni sull’inciucio Rai-Mediaset? sì, quelle che sono state tirate fuori per impedire che il Partito del Popolo possa raggiungere il 35% dei voti che i sondaggi gli stanno già dando? Bene, Paolo Guzzanti scrive su Il Giornale, e riblogga a casa sua, i suoi ricordi: che quando era a La Stampa c’erano le telefonate serali per mettere a posto tutte le prime pagine e non solo dei giornali per uniformarsi; e prima sul “quadridente” Repubblica, Espresso, Raitre e Tg3. Occhei, questo quadridente era al massimo un bidente, visto che Repubblica ed Espresso erano della stessa proprietà, così come Raitre e Tg3; ma “bidente” probabilmente non era una bella parola. Per il resto, ricordo anch’io Paolo Liguori, che nella sua rubrica televisiva “Fatti e misfatti” continuava a tuonare contro l’uniformismo delle prime pagine dei principali quotidiani italiani, e gli si doveva dare ragione.
Detto tutto questo, uno potrebbe anche rallegrarsi per il coming out di Guzzanti, che rievoca «Quando ero a Repubblica (di cui sono stato un fondatore, redattore capo e inviato per 14 anni) assistevo ammirato alla formazione del quadridente» e che giunto a un’età in cui si fanno i primi bilanci decide di confessare i propri peccatucci e peccatoni di gioventù. Peccato che non sia così. Tutta la tiritera guzzantesca serve solamente a cercare di coprire quanto è emerso dalle intercettazioni; non solo con il sistema “tutti delinquenti, nessun delinquente” tanto caro al buonanima del Bettino Craxi, che a far così sono capaci tutti, ma con il capovolgimento di fronte “oggi non è successo nulla: ma gli altri avevano invece fatto così per davvero” del quale in questi anni abbiamo avuto altri fulgidi esempi. Per me questa è la miglior conferma della realtà di quello che è capitato in Rai.

Ultimo aggiornamento: 2007-11-23 09:58

caprette e velo

Rep.it, sempre sulla notizia, oggi ci comunica che la versione turca di Heidi ha avuto le immagini censurate, per renderle più “islamiche”. Vero? Falso? Da Rep.it non è ovviamente dato saperlo, perché collegamenti esterni non ce ne sono come al solito. Stavolta magari non è tutta colpa loro, visto che non credo che in redazione abbiano assunto qualche turcofono. Avranno copiato da qualche agenzia, che seguendo le italiche abitudini e costumanze ha emesso la Verità Unica per tutti.
Ma i miei ventun lettori meritano qualcosa in più, quindi mi sono messo a fare una ricerchina. Hürriyet (giornale il cui nome è stato citato) e Haberler hanno un articolo con lo stesso disegno, dove si riconosce più o meno un’Heidi e sullo sfondo c’è una donna in hijab: potete vederlo rispettivamente qua (attenti che modifica la dimensione del browser) e qua. Il tutto datato 13 novembre, ma immagino che nove giorni sia il tempo minimo perché qualcuno si svegli. La copertina di un libro con Heidi che ha una gonna sicuramente molto più lunga dell’originale – ma che è stato pubblicato due anni fa… – è infine qua. Io personalmente mi arrabbierei di più per la qualità infima delle illustrazioni. Ma detto tutto questo, perché mai un articolo simile doveva essere pubblicato? Mi sa tanto che qualcuno voglia mantenere soprassoglia l’attenzione contro i turchi che potrebbero entrare nella UE, e che al momento sono stati spodestati dai rumeni, pardon dai romeni. E chi meglio che Heidi può fare breccia nelle menti dei trenta-quarantenni di oggi?

Ultimo aggiornamento: 2007-11-22 10:07

Beato Antonio Rosmini

A quanto si legge, oggi Antonio Rosmini verrà beatificato. (L’articolo parte poi per la tangente, visto che alla Spinelli di Rosmini interessava poco: ma il trafiletto su Repubblica cartacea non l’ho visto sul sito online, quindi vi accontentate di questo).
La cosa più interessante è che Rosmini era stato messo all’Indice da Pio IX perché aveva osato scrivere contro la situazione della chiesa… il che non ha impedito adesso la sua beatificazione. Io che sono un ottimista non vedo nulla di strano: le cose di Dio sono diverse da quelle degli uomini :-)

Ultimo aggiornamento: 2007-11-18 15:23

MiFID: tutela sì, ma di chi?

Il primo novembre è entrato in vigore la direttiva MiFID (dalla wikipedia inglese, mi spiace ma nessuno l’ha tradotta in italiano. Per chi odia la lingua d’Albione, qua si trova qualcosa). In teoria la MiFID dovrebbe aumentare la concorrenza (e dàgli!) e tutelare il consumatore, evitandogli di trovarsi nella situazione in cui una banca, per sbolognargli ad esempio delle obbligazioni Parmalat, gli dice “prenda queste! Sono un investimento sicuro!”. Questa la teoria.
La pratica? Mercoledì mi è stato consegnato un malloppo di 25 (venticinque) pagine scritte in corpo 7, e intitolato “Contratto relativo al servizio di collocamento e consulenza in materia di investimenti di [NOME BANCA]”. Il plico è bucato, e in un buco è stata messa una di quelle fascette di plastica che una volta chiuse non si possono aprire: fascetta con un numero di serie. La copia che ho firmato per la banca ha una fascetta simile, con un numero di serie diverso (sennò era troppo facile).
Lascio immaginare ai miei ventun lettori [*] la trasparenza che si può avere in un contratto di 25 (venticinque) pagine scritte in corpo 7 con frasi tipo
«Condizioni particolari di illiquidità del mercato nonché l’applicazione di talune regole vigenti su alcuni mercati (quali le sospensioni derivanti da movimenti di prezzo anomali c.d. circuit breakers), possono accrescere il rischio di perdite rendendo impossibile effettuare operazioni o liquidare o neutralizzare le posizioni.»
e non entro neppure nei dettagli grammaticali: faccio solo notare che sulle 44 parole prima del punto finale c’è un unico segno di interpunzione, una povera e raminga virgola che tra l’altro si trova dove non dovrebbe stare.
Ma non è finita qua. Ho dovuto ricompilare il questionario abbinato a tutta questa documentazione, dove oltre a chiedere quanto ne so di finanza – fin qua passi – e qual è il mio titolo di studio – e già qua avrei a che dire: il fatto di essere laureato fa sì che sia meno colpa della banca se mi spenna? – riesce a chiedere qual è il mio reddito annuo. Che te ne importa? se sono più ricco posso perdere più soldi? Naturalmente, in ossequio alla praivasi, ho la gentile concessione di rifiutarmi di rispondere a una o più di queste domande. Ma attenzione! Se appena uno si azzarda a rispondere una sola volta “non so”, scatta il piano B. Per fare un qualunque investimento, occorre firmare un ulteriore foglio con una frase che una volta tradotta in italiano suona tipo “per quanto riguarda questo investimento, so che non è affatto detto che la banca abbia controllato tutto attentamente; e mi sta bene così”. Perfetta tutela, non c’è che dire. Solo che forse la tutela non è esattamente verso il piccolo risparmiatore.
[*] sì, avevo sempre contato ventitré miei lettori. Ma dopo che ho scoperto che la frase era usata da Giovannino Guareschi mi sembra giusto non peccare in superbia e ridurre le mie pretese.

Ultimo aggiornamento: 2007-11-16 14:43