Archivi categoria: pipponi

libertà di riproduzione

Lo scorfano si è accorto che da oggi i post di Alessandro Gilioli terminano con la frase “(riproduzione libera)“.
Uno bastardo dentro potrebbe dire che la scritta prende in giro il “© RIPRODUZIONE RISERVATA” degli articoli del Corsera; io invece credo che sia una scelta esplicita e apprezzabile, che da un lato ricorda la differenza tra quello che scrive come giornalista e quello che scrive come blogger, e dall’altro invita alla diffusione delle notizie.

Ultimo aggiornamento: 2009-09-22 14:43

voce ancora più fuori dal coro

Dal dorso bolognese del Corsera: Coro gay sfrattato dalla parrocchia, per ordine dell’arcivescovo che riporta una disposizione dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger.
Ovviamente ci sarà chi prenderà immediatamente su contro Santa Romana Chiesa che compie ingiuste vessazioni contro la comunità LGBT (ecco qua un esempio, anche se non capisco bene quale sia la relazione tra gli oratori lombardi e la città di Bologna). Magari ci sarà persino qualcuno che si chiederà come mai in una città retta da una giunta non di destra non esista la possibilità di avere in uso delle strutture pubbliche per le prove di un coro, che in fin dei conti è sicuramente un modo di fare cultura.
Io sono politically Scorrect, lo sapete bene, e mi faccio un’altra domanda. Perché mai dovrebbe esserci un coro gay? I gay cantano in maniera diversa dagli eterosessuali? E un bisessuale può cantare in un coro gay, oppure deve cercarsi un coro bisessuale? Secondo l’articolo, il coro Komos è “il primo coro in Italia solo al maschile e specializzato in musica classica”. Non ho grandissime esperienze di cori, e probabilmente controtenori e sopranisti cantano solo come solisti, ma mi pare strano che non esistano cori che decidano di cantare la musica medievale e rinascimentale come era stata scritta; e in ogni caso non capisco perché, se a un eterosessuale venisse voglia di cantare su registri acuti, non potrebbe farlo in quel coro.
Ottima idea, non c’è che dire.

Ultimo aggiornamento: 2009-09-16 14:26

Stavolta tocca al Garzanti

L’anno scorso vi avevo raccontato di come il sito del dizionario De Mauro avesse improvvisamente eliminato il suo dizionario italiano (che poi è rimasto online, anche se con un nome un po’ sfigato).
Ieri più o meno la stessa sorte è toccata al sito della Garzanti. Le funzionalità continuano ad esserci, anche se nascoste: il dizionario italiano si raggiunge ad esempio a http://www.garzantilinguistica.it/it/dizionario/it inserendo come al solito il nome utente e la password con la quale ci si era registrati. In compenso, la home pagine mostra una bellllllissssssima immagine con un circolo di dizionari che gira ora in senso orario ora in senso antiorario, presumo a seconda di dove il mouse sia posizionato. Assolutamente inutile e controproducente, oltre ad avere fatto smettere di funzionare tutti gli strumenti automatici collegati al dizionario – ma magari quello è stato voluto per evitare l’abuso. Resta il fatto che il risultato finale sarà che tutti salteranno la schermata iniziale, e la Garzanti Linguistica (che poi è della De Agostini, si direbbe) avrà ancora meno visibilità. Mah.

Ultimo aggiornamento: 2009-09-10 07:00

notizie che non lo sono – san Gennaro

Titolo del Corsera: Anche San Gennaro soffre per l’influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue.
Poi leggi l’articolo e scopri che è da anni che non viene più permesso di baciare la teca (poco male, per quanto mi riguarda, non sono mai stato un devoto devozionista), e che l’unica differenza è che non lo potranno fare nemmeno le autorità (di nuovo, sai che roba).
L’isteria è incredibile: non credo che ci fossero tutte queste scene di panico nemmeno ai tempi dell’epidemia di colera nel 1973, o più banalmente un anno e mezzo fa con tutta la monnezza sulle strade. Il tutto per un’influenza che è più contagiosa ma meno mortale della solita influenza. Forse è proprio vero che san Gennaro dovrebbe fare il miracolo di mettere in moto un po’ di neuroni… sempre naturalmente che il sangue dell’ampolla non sia stato infettato dal virus H1N1.

Ultimo aggiornamento: 2009-09-07 16:42

Rita Levi Montalcini e lo sfratto EBRI

Sono in tanti a piangere per lo sfratto esecutivo dato dalla Fondazione Santa Lucia all’European Brain Research Institute fondato nel 2001 dal Rita Levi Montalcini. Da quanto si legge, stanno per staccare la luce, dopo aver tolto i telefoni e non aver pagato gli ultimi mesi di stipendio ai cinquanta ricercatori dell’istituto.
Invece che piangere, però, non sarebbe stato meglio accorgersi con congruo anticipo che un istituto di quel tipo ha dei costi non indifferenti e che essere un bravo scienziato non significa affatto essere un bravo amministratore? O si aspettava il solito italico stellone – anche se è più semplice credere nelle fate che in un maggior finanziamento alla Levi Montalcini da parte dell’attuale governo?

Ultimo aggiornamento: 2009-09-04 17:57

Mario Calabresi e le dieci domande

La lettera al direttore pubblicata oggi sulla Stampa pone una domanda a Mario Calabresi: “Perché il giornale da lei diretto non ha messo in prima pagina le dieci domande di Repubblica al premier, come invece hanno fatto altri quotidiani esteri?” La risposta di Calabresi è tecnicamente ineccepibile: «Non le pubblichiamo perché sono le dieci domande di Repubblica e non quelle della Stampa. Sono una loro scelta editoriale, frutto del loro lavoro, ideate con uno stile e un obiettivo che le ha trasformate nella colonna portante di una campagna giornalistica.» Epperò…
È indubbio che il fogliaccio scalfariano usa le dieci domande in senso politico, come si vede in parte dal loro testo e soprattutto dalla loro reiterazione quotidiana; né ci sono dubbi sul fatto che un conto è un quotidiano straniero che le riprende, e un conto è la stessa cosa fatta da un giornale italiano. In quest’ultimo caso infatti la sensazione nel pubblico è quella di una testata minore che va al traino di chi è davvero importante; l’immagine del quotidiano sabaudo andrebbe così a farsi benedire.
Però c’è una frase molto più preoccupante nella risposta di Calabresi: «non appena ne avremo l’opportunità allora rivolgeremo tutte le domande che riteniamo sia giusto fare al presidente del Consiglio.» Io ad esempio vorrei sapere perché Berlusconi ha dato tre risposte diverse – tutte smentite – su come e quando ha conosciuto Benedetto Letizia (di Noemi non me ne importa nulla), e quale è la vera storia, visto che è arrivato appositamente a Casoria per i diciott’anni della figlia; vorrei sapere l’elenco delle persone senza cariche istituzionali ospitate sui voli di Stato – lo so che è stato decretato che la cosa non è illecita, ma visto che comunque quei voli sono pubblici mi sembra il minimo sapere chi come e quando li usa; vorrei sapere come mai ha querelato le giornaliste e opinioniste dell’Unità per avere osato affermare la sua impotenza, ma non ha fatto nulla del genere contro Vittorio Feltri che pure lo scrisse chiaramente su Libero; vorrei sapere come mai non ha mai smentito l’affermazione di Feltri secondo il quale è stato Silvio, e non Paolo Berlusconi, a chiedergli di tornare a dirigere Il Giornale; vorrei sapere perché le cause che intenta sono sempre e solo civili, e mai penali (occhei, questa è una domanda retorica, ma qualcuna ce ne vuole); vorrei sapere se qualcuno ha mai tentato di ricattarlo.
Non sono domande attinenti alla vita sessuale e alla salute del premier, come si può vedere; sono domande che vertono sulla sua figura pubblica, e che a me parrebbero interessanti. Sono sicuro che ce ne sarebbero anche altre; mi chiedo allora se La Stampa (anche il Corriere della Sera, di per sé, ma De Bortoli non ha mica dato una risposta così esplicita) pensa di non avere l’opportunità di fare domande di questo tipo, oppure ritiene non sia giusto farle. Mica per altro: ma comincio a temere che hanno ragione quelli che stanno dicendo che l'”Editto di Tirana” è stato applicato rigorosamente facendo fuori Paolo Mieli e Giulio Anselmi per rimettere alla guida dei due grandi quotidiani tradizionalmente filogovernativi un Ferruccio de Bortoli stranamente molto più silente di un tempo e appunto un Mario Calabresi che sta bene attento a non disturbare il manovratore, limitandosi a riferire le cose manco fosse un’Ansa.

Ultimo aggiornamento: 2009-09-04 12:22

Bofhfo

A me di Dino Boffo non può interessare di meno; soprattutto importuntubo se preferisce andare a letto con le donne o con gli uomini, fintantoché sono consenzienti e maggiorenni. (Nota per i vaticanisti dell’ultima ora: per la chiesa cattolica il peccato non è l’omosessualità ma gli atti omosessuali; e comunque se uno pecca perché è debole ma si pente viene sempre perdonato, “settanta volte sette”. Molto, molto più grave è colui che dà scandalo, e non mi pare che questo sia il caso del direttore dell’Avvenire.)
Le cose che mi fanno paura sono altre due. La prima è la famigerata nota informativa spacciata da Il Giornale come la “pistola fumante”. Nessun problema se è un falso – fatto piuttosto bene, in effetti, con quel lessico burosgrammaticato che fa immediatamente venire in mente le nostre forze dell’ordine. Ma se è vero, ciò significa che rischiamo di essere tutti segretamente schedati, proprio come in uno stato di polizia. La seconda cosa è che nel “sondaggio” di Skytg24, “state con il Giornale o con i vescovi?”, i feltristi sono circa il doppio degli altri. Facendo pure la tara degli anticlericali puri e duri – che non sono poi così tanti, esattamente come sono pochi gli integralisti cattolici – resta un risultato su cui mi sa che pesi parecchio l’omofobia. Detto in altro modo, se Boffo fosse stato condannato per evasione fiscale i risultati forse sarebbero stati diversi. Di nuovo, stiamo parlando di qualcuno che se è omosessuale comunque non lo sbandiera, quindi non c’è nemmeno la scusa del “guarda che pessimo esempio che dà”. Il tutto mi preoccupa davvero.
(di Feltri è inutile parlare. D’altra parte Silvio se l’è riportato ben per qualcosa, al Giornale di famiglia!)

Ultimo aggiornamento: 2009-09-01 09:18

Moria di librerie

È di questi giorni la notizia della chiusura di un’altra libreria milanese sufficientemente nota, la Libreria di Porta Romana; chiusura che segue quella degli Archivi del ‘900 (che mi ero perso, dopo il loro spostamento dalla parte opposta di Milano rispetto a casa mia) e quella della Libreria del Giallo.
Il Corsera ieri ha parlato un po’ più a lungo di questa moria di librerie, e aperto un forum dove come al solito è meglio lasciar perdere la lettura se non si ha il coraggio e la forza di tirare fuori le poche perle nel mare magnum dei commenti. Sapendo che qua nell’orticello il rapporto segnale/rumore è molto più alto, vi chiedo che cosa ne pensiate.
Da come la vedo io, il mercato dei libri, oltre che contrarsi, si è estremizzato; abbiamo da un lato i bestseller che trovi anche all’autogrill, da un altro lato le iperlibrerie tipo Feltrinelli e Mondadori, almeno nelle grandi città come Milano, e infine Internet per i divoratori di volumi e chi cerca opere della cosiddetta coda lunga (quorum ego). Forse nella cittadina da 20-30000 abitanti, diciamo anche 50000, una libreria “classica” – di quelle dove puoi chiacchierare con il libraio che ti consiglia il libro giusto per te e magari te l’ha anche tenuto da parte – può funzionare ancora. Ma mi sa che in una grande città il modello sia ormai irrimediabilmente superato. Il libro è un prodotto, e lo si vende come al supermercato. I gourmet ci sono ancora, ma l’offerta è così ampia che nessuna libreria standard può riuscire a gestire un magazzino decente.
Forse un print-on-demand davvero funzionante sarebbe una soluzione: mentre chiacchieri col libraio ti viene immediatamente stampata la tua copia. Ma questa mi sa sia troppo fantascienza.

Ultimo aggiornamento: 2009-08-28 07:00