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Banksy e il Mudec: non tutto bene

Leggo da Oriella che qualche mese fa i tribunali italiani hanno avuto a che fare con una diatriba tra il famoso (e ignoto) artista Banksy e il milanese Museo delle Culture. In pratica il Mudec ha organizzato una mostra su Banksy e l’artista si è lamentato perché non era stato chiesto il suo permesso (che non avrebbe ovviamente concesso, ma questa è un’altra storia).

Il risultato è stato salomonico. Il museo ha il diritto di fare la mostra, perché le opere esposte sono state prestate dai legittimi proprietari; ha anche il diritto di usare le immagini per pubblicizzare la mostra, perché sono a scopo informativo; però ha dovuto ritirare tutto il merchandising banksiano, che non ha direttamente a che fare con la mostra. E il catalogo? Qui si è rimasti in un limbo. I proprietari hanno i diritti di proprietà sulle opere, ma hanno anche i diritti di utilizzo commerciale? Evidentemente no. Ma la Pest Control Office Limited, che tutela il marchio di Banksy e che ha citato in giudizio il Mudec, non può a sua volta dimostrare di averli senza rivelare il nome dell’artista. A questo punto il catalogo resta “per default” vendibile.

A parte quello che scrive exibart, che ovviamente ha una posizione ben precisa riguardo al copyright e alla gestione dei marchi, il problema resta. Quanti diritti ha un autore sul proprio lavoro, dopo che ha ceduto quelli economici? Non è banale, e mi sa che in effetti se ne parlerà a lungo.

Ho visto un gazebo del Codacons

Oggi, mentre sfruttavo la pausa pranzo per andare in palestra, sono passato come al solito da via Melzo per girare in via Spallanzani, e mi sono trovato la strada ingombrata… da un gazebo del Codacons! Insomma l’associazione non è solo un ectoplasma dell’avvocato Rienzi.

Se non fosse stato per il fatto che ho sempre i minuti contati mi sarei anche fermato a fare una foto :-)

Ultimo aggiornamento: 2019-03-01 14:10

La Libreria di Babele online :-)

Immagino conosciate tutti il racconto di Borges “La biblioteca di Babele“, dove il grande scrittore argentino immagina un’enorme biblioteca dove sono contenuti tutti i libri possibili, o per essere più specifici tutti i possibili libri di 410 pagine di 40 righe da 80 caratteri con un alfabeto di 22 lettere più spazio, virgola e punto.

Bene: qualcuno ha pensato di farne una versione online. Buon divertimento nel cercare quello che vi pare :-)

Bicocca incontra i genitori

Quando ho sentito per radio la pubblicità dell’evento, non volevo crederci. Poi sono andato a vedere sul sito, e ho scoperto che l’iniziativa si svolge dal 2012. Insomma, un po’ come gli Open Day per vedere quali scuole possono essere più adatte per i propri figli, l’università di Milano Bicocca organizza un incontro per i genitori dei futuri universitari.

Ricordo che almeno il 99,5% di chi si iscrive all’università è maggiorenne: io ho conosciuto una sola persona che l’ha iniziata prima di compiere i diciott’anni. Del resto, io sono notoriamente stato un bamboccione, ma quando sono andato a Pisa a fare il concorso di ammissione in Normale non mi è nemmeno passato per la testa di andarci accompagnato da mia mamma. Come ci siamo ridotti?

Ultimo aggiornamento: 2019-02-15 10:00

Macron e il “sopraprezzo”?

Leggo sul sito BBC che da oggi in Francia non si può più vendere a prezzo di costo o quasi, ma che ci deve essere almeno un ricarico del 10% sul prezzo all’ingrosso. La cosa non mi è molto chiara: l’articolo inglese dice che «big food and drink brands can no longer be sold at cost price» ma aggiunge subito dopo che «many shops’ own-brand products are expected to get a bit cheaper. Such goods often come from smaller firms», e soprattutto scrive che scopo del provvedimento nasce per favorire i piccoli produttori. Ho provato a dare un’occhiata a Libération e fr.wiki pur con la mia scarsa conoscenza del francese e la mia pigrizia che non mi fa usare i traduttori automatici: se non sbaglio il ricarico minimo è per tutti i prodotti. Immagino che la combinazione grande marchio / grande catena di distribuzione permetta di tagliare i profitti su un prodotto molto venduto, rifacendosi sul resto: per un piccolo produttore questo dovrebbe essere meno facile. Ma questo non è affatto detto, e in effetti sembra che in Francia non siano così felici di questa legge. Chissà che si direbbe da noi…

Ultimo aggiornamento: 2019-02-01 16:00

il mio primo sondaggio politico

Io sono iscritto a Google Opinion Rewards, i sondaggi da pochi centesimi somministrati via Google. Con quegli spicci ogni tanto mi compro un ebook da leggere :-) Generalmente mi arrivano sempre le stesse domande, e quando dico “stesse” non penso solo a quelle sulle recensioni dei posti che ho visitato ma proprio domande ricorsive identiche: devo avere già scritto di quella che mi chiede se sono sposato e poi passa al neerlandese per chiedere qual è il mio reddito familiare. Però, a differenza di altri miei amici, non mi era mai arrivato un sondaggio politico… fino a stamattina.

La domanda era su come io giudicavo Matteo Renzi: non so chi abbia commissionato il sondaggio. Ho risposto “Altro” e specificato qualcosa tipo “sarebbe bravo, se non fosse troppo pieno di sé”. L’unica cosa triste è che questo mio sforzo ha prodotto un guadagno di 8 (otto) centesimi e probabilmente la fine della mia carriera di opinion maker in trentaduesimo: dare una risposta diversa da quelle precotte implica troppo lavoro da parte di chi gestisce i risultati…

Ultimo aggiornamento: 2019-01-24 12:49

il solito test sulla personalità

Lo so, di questo tipo di testi ne ho fatti tanti, ma mi piace sempre perdere un po’ di tempo per vedere se e quanto sono cambiato.

Cinque anni fa ero di tipo INTJ, quindi “Stratega”; in questo giro sono invece stato classificato “Mediatore”, tipo INFP-T. In realtà il bilanciamento della mia identità è praticamente neutro, 51/49, e anche la parte di principi/logica (56/44) non è così schierata, ma il resto direi che ci becca abbastanza: soprattutto la totale mancanza di pianificazione è mia.

Ah: se fate il test ricordate che c’è anche la possibilità di indicare “neutro” ad alcune domande, anche se il pallino non si vede (probabilmente per influenzare chi fa il test e costringerlo a prendere posizione)

E chi sarebbero i “fruitori”?

Nelle vacanze di Natale siamo stati una settimana a Chiavari, a prendere un po’ d’aria più pulita di quella milanese (e visitare con Jacopo il pronto soccorso di Lavagna… ma quella è un’altra storia, finita comunque bene). Vicino a casa avevano messo una di quelle isole ecologiche che vanno tanto di moda, e in effetti nella buca delle lettere c’era un volantino la cui prima pagina è riprodotta qui.

Il marchingegno ha un lettore che viene attivato “con tessera sanitaria oppure QR code”, ma di codici non v’è traccia alcuna. La tessera sanitaria – che come saprete ha anche il codice fiscale salvato nella banda magnetica – è ormai il mezzo di identificazione più usato in Italia, funziona anche per i distributori automatici di sigarette… cosa che ha dell’umoristico, se ci pensate. Il problema era semplice: io non sono un residente a Chiavari, e questo è chiaro; ma come faccio a indicare che sono un “fruitore del centro storico”? Una rapida ricerca in rete non ha contribuito a fugare i miei dubbi: sul Levante, il sindaco aveva detto che questo era un passo per far pagare di più chi consuma di più, e quindi noi foresti non dovremmo avere diritto di gettare rumenta; ma nello stesso articolo l’assessore afferma che così si sarà «più vicini alle esigenze dei nostri concittadini e turisti».

Essendo io uno sperimentale, ho provato a strisciare la mia tessera sanitaria… e ho potuto conferire i miei rifiuti. Può darsi che questo funzioni solo adesso perché l’apparecchiatura è in versione sperimentale, ma intanto me la sono goduta :-)