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matematto non praticante

<em>Realware – la materia infinita</em>

[copertina]Rudy Rucker è un serio matematico – per quanto un matematico possa esserlo, chiaro – che si diletta anche a scrivere di fantascienza. Questo libro (Rudy Rucker, Realware – la materia infinita [Realware], Urania Mondadori n.1497 – aprile 2005, p. 346 € 3.60, ISBN 977-1120-528361, trad. Daniele Brolli e Margherita Galetti) è il quarto di una serie iniziata con Wetware, ambientata in un futuro non troppo lontano dove oltre agli umani ci sono i moldie, esseri artificiali ma senzienti… e a un certo punto arrivano anche degli alieni. La parte più interessante è però la matematica, anzi la geometria, buttata qua e là con noncuranza. Senza formule, non preoccupatevi… Io confesso di non avere letto i primi due volumi, quindi ogni tanto credo di essermi perso qualcosa, anche se ci sono molti rimandi. Ho letto cose migliori, ma non è che questo sia un libro da buttare via sdegnati. Però non mi aspettavo uno svarione simile dal Brolli: a pagina 78, si parla di una “orbita geosincronica ventidue chilometri sopra l’equatore”. Passi non usare il termine geostazionario, ma da Arthur Clarke in poi tutti gli appassionati SF dovrebbero sapere che sono miglia e non chilometri, e che sono ventiduemila

dopo la pioggia

Visto che ieri sera è un po’ piovuto – non per nulla avevo deciso di andare in bicicletta a mangiare la pizza con un paio di amici :-) – oggi ho pensato che sarebbe stato finalmente possibile andare in ufficio in bicicletta.
Indubbiamente ho avuto dei vantaggi, visto che Adolfo che è partito un quarto d’ora dopo di me è rimasto imbottigliato in Papiniano, e alla fine ho vinto io la gara ufficiosa; e devo anche riconoscere che all’arrivo ero sudato ma non fradicio – anche perché nel pezzo al sole lungo il naviglio mi ero tolto la maglietta e avevo girato a torso nudo. Però temo che oggi pomeriggio non sarà così bello.
Ah: ho provato a usare il Creative Zen con un solo auricolare, e la cosa sembra funzionare bene. Non ho però provato la radio.

Forse ce la facciamo

Il 12 luglio avremo qui a Milano (in Bocconi) un’assemblea “vera” della Naming Authority, il “cadavere” come lo chiamo familiarmente dopo l’assemblea del 9 dicembre 2003 che sancì la fine del suo scopo (creare e mantenere le regole per l’assegnazione dei nomi a domino che finiscono in .it). Adesso le regole sono fatte in pratica direttamente dal Registro (gestito da un istituto pisano del CNR), con una Commissione Regole che dà un parere consultivo.
Il bello è che naturalmente lo statuto della Naming Authority è ancora formalmente valido, quindi se a qualcuno saltasse il ticchio di dire “non c’ero quando NA nacque, ma voglio poter dire che c’ero quando morì” potrebbe fare domanda di iscrizione. La fregatura è naturalmente che probabilmente l’assemblea voterebbe contro l’iscrizione…

auricolari mono

Dopo un thread con DElyMyth, mi è tornata in mente una cosa. Ma esistono ancora auricolari (con jack mini) monofonici? Oppure sono considerati una cosa talmente arcaica da essere contesi a fior di bigliettoni?

Attenti a quell'uso

Qui in ufficio oggi si divertivano tutti a cercare casa propria con Google Earth (di per sé si può fare la stessa cosa con le mappe Google, ma bisogna dire che così l’interfaccia è più divertente).
Io ho scoperto che il mio portatile d’ufficio diventa un chiodo, tanto che ho installato e disinstallato. Durante l’installazione, ho però letto la licenza d’uso, e ho scoperto che THE SOFTWARE IS NOT INTENDED FOR USE IN THE OPERATION OF NUCLEAR FACILITIES (il maiuscolo è loro).
Quindi, se non ho capito, male, non puoi usare Google Earth all’interno di una centrale nucleare… per vedere dove stanno i vari reattori, immagino.

autospam

Come certo sapete (e se non lo sapete, male…) parecchi virus si diffondono prendendo a caso degli indirizzi nella rubrica Outlook del malcapitato e spedendo messaggi usando come mittente e destinatario due di questi.
Ma credo che questa sia la prima volta in cui ho ricevuto un messaggio spedito… da me stesso in un’altra incarnazione. Il mittente era infatti puntomaupunto(at)tin.it, mentre il destinatario era puntomaupunto(at)tiscalinet.it.
Mi sembra strano che qualcuno abbia entrambi questi indirizzi, anche considerando che è stato usato un dialup russo (212.46.236.25, aka ts24-b25.moscow.dial.rol.ru) per spedirlo: misteri informatici.

canicola

Ieri sera ero a cena con amici, poi ci siamo trovati a suonare la chitarra: per farla breve, sono rientrato a casa qualche minuto dopo l’una. Mentre apro il cancello, do un’occhiata al termometro sul cruscotto dell’auto. 31 gradi e mezzo. All’una di notte. Argh.

E i limiti?

Inizio della storia in medias res: un mese è stata richiesta ad autistici.org la chiusura di una casella di posta elettronica ospitata presso di loro. Non entro nel merito del contenuto di questa casella, e della pagina corrispondente ospitata da autistici.org. La storia però continua, anzi inizia: che il 15 giugno 2004, cioè l’anno scorso, l’Escopost è arrivata, e ha iniziato a intercettare la casella di posta in questione. Fin qua ancora nulla di diverso da una “comune” intercettazione telefonica. Però, a detta di autistici.org, il metodo scelto ha permesso almeno in linea teorica di accedere a tutti i messaggi di posta elettronica degli utenti. In poche parole, invece che lavorare a valle della cifratura nella connessione del server, si sono presi la chiave di cifratura.
Nel caso non fosse chiaro, faccio un esempio più pratico. In un alloggio del mio palazzo c’è una persona indagata, e quindi la polizia chiede alla magistratura di mettere il suo telefono sotto controllo. Però la polizia non va a mettere la derivazione sul doppino del tizio, ma prende direttamente tutti i fili che arrivano al palazzo, compreso quindi i miei. Vi sembra una bella cosa? a me no.